Saldi in tutta sicurezza: il decalogo di Ascom per spendere senza pericoli

Dal 1 agosto prendono il via i saldi, tanto attesi dai commercianti per cercare di ripianare i danni subiti dal lockdown. Ma al primo posto c'è sempre la sicurezza e l'associazione dei commercianti ha stilato dieci regole

Tutti pronti per i saldi, da sabato 1 agosto. I primi dell’era Covid. Un motivo in più per avere ben chiari i “confini” di un’operazione che quest’anno parte zavorrata dalla scarsa propensione dei consumatori agli acquisti. «Anche se non disperiamo – sottolinea Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Ascom Confcommercio Padova – questi saranno saldi che ben difficilmente riusciranno a coprire le perdite patite in questi mesi. Ciò nonostante riteniamo che la prima regola sia quella di offrire alla nostra clientela acquisti in piena trasparenza e sicurezza».

Il decalogo di Ascom

1. Distanziamento sociale: va mantenuta la distanza di almeno un metro tra i clienti in attesa di entrata ed all’interno del negozio;

2. Disinfezione delle mani: prima di toccare i prodotti è obbligatoria la pulizia delle mani attraverso le soluzioni igienizzanti messe a disposizione degli acquirenti;

3. Mascherine: i clienti devono obbligatoriamente indossare la mascherina, così come i lavoratori in tutte le occasioni di interazione con i clienti stessi;

4. Cambi: la possibilità di cambiare il prodotto dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (artt. 130 e ss. d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto;

5. Prova dei prodotti: non c’è obbligo. E’ rimessa alla discrezionalità del negoziante. Prima di effettuare la prova vanno disinfettate le mani e, durante la prova dei prodotti, va sempre indossata la mascherina anche nei camerini;

6. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante e, in ogni caso, vanno favorite modalità di pagamento elettroniche;

7. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo;

8. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale;

9. Modifiche o adattamenti sartoriali: sono a carico del cliente, salvo diversa pattuizione;

10. Sosta all’interno dei locali: consentita per il tempo necessario all’acquisto dei prodotti.

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Il commento di Bertin

«Un Pil che scende di più del 12 per cento – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – è la cambiale in scadenza che l’Italia ha firmato istituendo il lockdown. Pensare di ritornare a quella situazione significa distruggere definitivamente un’economia che, a fatica, molto a fatica, cerca di riprendersi». L’imperativo dunque è evitare in tutti i modi che i numeri del contagio vadano fuori controllo e a questo fine vanno poste in essere tutte le precauzioni che possano servire a scongiurarlo. «La più semplice, quasi banale – continua Bertin – è l’uso della mascherina. All’interno dei negozi e nei supermercati è diventata una consuetudine, dobbiamo fare in modo che lo diventi anche nei luoghi di ritrovo o, come più spesso accade, all’esterno dei bar dove, nonostante l’impegno dei gestori ad evitare assembramenti, più di qualche criticità è stata rilevata». È un appello che il presidente dell’Ascom rivolge soprattutto ai giovani. «Sia chiaro, capisco la loro esigenza di stare assieme e capisco che in questi mesi di blocco totale sono stati privati delle amicizie, della scuola, dell’università e dello sport, ma proprio perché dobbiamo tutti volere fortemente un ritorno alla normalità, vanno evitati comportamenti che, se reiterati, potrebbero convincere le autorità dapprima a sanzionare e poi a ripristinare limitazioni che avrebbero, a questo punto, una ricaduta sociale ed economica difficilmente sostenibile. Già adesso tante nostre imprese sono ai limiti della sopravvivenza, un lockdown supplementare le stroncherebbe con effetti devastanti sull’occupazione, effetti che purtroppo cominciano già adesso ad intravvedersi».

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