Decreto ristori, escluse le lavanderie artigianali: nel Padovano ristorare 12 imprese su 303

Vinicio Baldina, Delegato della categoria di Confartigianato Imprese Padova: «Inaccettabile. In fase di conversione ci attendiamo un recupero»

Un piccolo numero che fa da spartiacque tra lavanderie di sere A e lavanderie di serie B. Le prime riceveranno i ristori per il nuovo lockdown, le seconde in gran parte di noi pulitintori artigiani, non riceveranno nulla. Una cifra di differenza è quella che divide il mondo delle tintolavanderie artigiane, il cui codice Ateco 96.01.20 e quindi escluso dal nuovo allegato 1 del Decreto Ristori appena aggiornato, dai colleghi e compagni di sventura delle lavanderie industriali (codice 96.01.10) inserite nel decreto.

Scelta a tavolino

«E’ inaccettabile -afferma Vinicio Baldina, Delegato della Categoria Pulitintolavanderie di Confartigianato Imprese Padova- che, per una “scelta a tavolino”, si creino disparità così evidenti tra aziende dello stesso settore. In provincia di Padova il 96% delle imprese di settore saranno escluse (parliamo di 266 attività su un totale di 303 iscritte alle CCIAA. Solo 12 le attività che saranno giustamente ristorate data la crisi di mercato e consumi che il comparto sta subendo da mesi a tutti i livelli. Percentuali che non cambiano a livello nazionale (94,7%)». Il comparto della pulitura a secco ha infatti una vocazione artigiana tre volte quella osservata nel totale dell’economia per tutte le variabili in esame: nell’artigianato si concentrano, infatti, i due terzi (67,6%) delle imprese (quota media del 23,7%), quasi la metà (48,1%) degli addetti (quota media del 16,1%) e poco meno di un terzo (31,6%) dei dipendenti (quota media dell’11,0%)».

Codice Ateco

«E’ fondamentale quindi – propone Baldina- che, in fase di conversione dei due DL Ristori in Parlamento, venga inserito il nostro codice Ateco. A tal proposito abbiamo sollecitato una maggiore attenzione a livello istituzionale alla nostra categoria. Abbiamo chiesto esplicitamente, in modo diretto e attraverso i canali di Confartigianato, che il nostro settore, sempre inserito tra le attività essenziali e quindi aperte, condizione che lo ha visto escluso dalla gran parte delle agevolazioni e ristori, venga considerato degno di attenzione. Per molti di noi il fatturato del 2020 è particolarmente compromesso e la gestione del 2021, pur rimanendo incerta e legata alla durata della pandemia, potrebbe rappresentare un'ulteriore criticità. Staremo attenti e vigili monitorando ogni azione che il Governo intraprende e presenteremo ancora le nostre proposte a tutela e a rilancio della nostra professione. Avremo bisogno di maggiori agevolazioni o aiuti anche per continuare ad investire e mantenere alto il nostro grado di professionalità».

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