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Don Luca Favarin rompe con il Vescovo: «Se le mie battaglie suscitano disagio, me ne vado»

Il prete noto per la difesa dei diritti Lgbt e perché da anni lavora per l'accoglienza dei migranti si sfoga. Ora è difficile che la frattura con la Diocesi possa essere rientrare. La replica: «Noi facciamo carità, non imprenditoria»

Duro sfogo di don Luca Favarin. Rompe con la Diocesi di Padova che - parole sue - lo considera un disturbo. Il prete che fa dell'accoglienza il suo motto, che difende i diritti Lgbt, finito spesso in polemica con la politica sta valutando seriamente di mollare la Diocesi e continuare la sua attività da laico. «Il coraggio di togliere il disturbo? Eccolo. Io mi sono davvero stancato – scrive sulla sua padina Facebook - .Dopo 20 anni in cui accogliamo disgraziati di giorno e di notte, ragazzetti che arrivano nelle nostre case con la pancia piena di ovuli di droga o con la faccia dilaniata dalle risse di strada io non voglio giocare all’eroe di turno o al profetuncolo emarginato dall’istituzione ecclesiastica». La discordia sarebbe nata per le attività di accoglienza che Favarin porta avanti, non trovando però sostegno da parte del Cescovo Cipolla e quindi della Diocesi.

L'accusa

«Mi si dice “quello che fai crea disagio alla diocesi” - racconta don Favarin - .No cara istituzione ecclesiastica. Quello che facciamo è creare inclusione, solidarietà, accoglienza, umanità, e anche qualità e cultura. Lo chiamate disagio? È considerato incompatibile? Ne prendo atto, ma non rinuncio a fare quello che stiamo facendo: la cosa più bella della vita. E se suscita disagio in qualche benpensante ben venga. “Quello che fai è bello, ma non c’entra niente con noi. Lo fai a titolo personale. Non lo fai a nome della Chiesa”. Ne prendo atto, ne sono consapevole. Ma sono passati i tempi lunghissimi in cui tacere e soccombere e portare pazienza. Ne traggo le dirette conseguenze e da persona che sta in piedi me ne vado per la mia strada».

Lgbt

«Credo nell’inclusione e questo significa il diritto di amarsi e vedere pubblicamente riconosciuto il proprio amore anche per le persone dello stesso sesso. Credo nei diritti delle persone, indipendentemente dai loro orientamenti sessuali o dai loro credi. Credo fermamente in una legge sul diritto del fine vita. Questo va totalmente contro il magistero ufficiale della Chiesa e io, per correttezza e integrità, non posso esserne portavoce. Accanto al coraggio di resistere c’è quello di chi interrompere un legame quando diventa talmente stretto da soffocare. Io ho scelto prima l'uno ora è tempo di scegliere l'altro».

Il probabile addio

«Parliamo lingue diverse e diamo priorità a cose diverse, siamo da troppo tempo su mondi radicalmente diversi: con infinita ed estrema serenità e gioia Io continuerò domani, come ieri, ad accogliere nelle nostre comunità i ragazzetti che sono sulla strada vittime della violenza e dello sfruttamento, in nome di Dio e dell’umanità. Qui non voglio aggiungere altro. Credo sia giusto condividere le cose liete e anche quelle più complesse e difficili, ma non è mia intenzione stimolare rancori o odio verso alcuna istituzione. Un abbraccio a tutti e avanti in direzione ostinata e contraria... in piedi a testa alta e orgogliosi di tendere la mano ai poveri, ogni giorno e ogni notte».

La Diocesi

Non si è fatta attendere la replica della Diocesi di Padova: «Siamo ricchi di esperienze di carità e di attività sociali di attenzione alle persone, alle diverse fragilità e ai loro bisogni. Gli esempi sono davvero molti e con le diverse realtà si opera con uno stile e un metodo: condivisione con gli organismi diocesani e con chi in diocesi segue la pastorale della carità, rapporto tra i vari enti, precise scelte di gestione e criteri di trasparenza, priorità - scrivono in una nota - .Pur riconoscendo lo spirito umanitario e solidale che anima l’operato di don Luca Favarin, da parte sua non si è trovata condivisione di metodo. Pertanto la Diocesi, non può essere coinvolta nelle sue attività, che vengono ad assumere carattere imprenditoriale (il diritto canonico prevede che i chierici non possano esercitare attività commerciale se non con licenza della legittima autorità ecclesiastica. Don Luca Favarin, rimanendo sulle sue posizioni e su una gestione personale del suo operato anche in campo sociale, è arrivato alla conclusione di proseguire la sua attività come privato cittadino. Di questo la Diocesi prende atto».

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