Donazzan, l'equivoco social e le "non scuse". L'assessora Piva: «Vicenda misera che ferisce le istituzioni»

Niente scuse come sollecitato anche da Zaia. Twitter, Facebook e Instagram certificano con la sospensione dell’account che l’utente non è in grado di seguire le norme che ha accettato quando si è iscritta a queste piattaforme

Niente scuse. O meglio, il dietrofront di un dietrofront, quello dell’assessora all’istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan. Già perché se nel pomeriggio di lunedì 11 gennaio, su precisa indicazione del Presidente della Regione, Luca Zaia, l’assessora avrebbe dovuto scusarsi dopo che, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara di giovedì scorso, ha cantato la canzone fascista “Faccetta nera” oltre agli immancabili elogi del ventennio, in serata ha di fatto smentito se stessa. Non solo ha cantato l’assessora, quel giorno durante il collegamento. Sta di fatto che la performance canora ha scatenato un putiferio politico che non accenna a placarsi.

Le “non scuse”

L’assessora Donazzan dichiara quindi di aver, «chiesto scusa se qualcuno si è sentito offeso», riferendosi alla vicenda della canzone. Qualche ora dopo però viene nuovamente invitata alla trasmissione di Radio 24 e la prima cosa che smentisce sono proprio le scuse. Neppure troppo incalzata dai conduttori di questa che è una trasmissione che vive di situazioni al limite, Donazzzan precisa immediatamente che «non mi sono scusata, solo se ho offeso qualcuno veramente». L’assessora anzi capovolge la situazione e si dice essere lei l’offesa perché i gestori di Facebook e di Instagram, due aziende private, hanno chiuso i suoi profili. Durante il collegamento, oltre al tentativo acrobatico mal riuscito di mettere una pezza a fronte di un buco evidente, l’assessora ha quindi puntato sul rovesciare la situazione. «Oggi mi sono risvegliata in Cina, con gli account bloccati», ha aggiunto ancora l’assessora prima di chiudere il collegamento.

Istituzioni

L’assessora all’istruzione del Comune di Padova, Cristina Piva, è molto amareggiata dalla vicenda: «Il fatto in sé è piccolo e penoso e gli si è data anche troppa rilevanza. Ma negare le scuse chiare e nette a chi le aspetta, questo è ancora peggio. Significa reiterare un comportamento che poteva essere visto come uno scherzo e lo fai diventare un atto politico. Questo sì che è molto grave». Per la scuola questo è forse il momento più dal difficle dopo guerra, si necessitano comportamenti consoni al momento, per l’assessora: «E’ di una miseria unica questa vicenda. Chi si mette al servizio delle istituzioni non deve fare queste prese di posizione, neanche a titolo scherzoso, che si prestano poi a dichiarazioni e repliche.  Quello che più di tutto mi dispiace è che quando si è trovata costretta a scusarsi non l’ha fatto neppure in quel momento. Le scuse vanno fatte. Non è riuscita a dire “mi scuso”. E’ in una posizione così delicata che non si dovrebbe neppure fare per scherzo queste cose qui. Se proprio ne ha bisogno lo faccia in privato, non in una sede pubblica».

Social

Per quanto riguarda la vicenda social network, Twitter, Facebook e Instagram certificano con la sospensione dell’account che l’utente, nel caso specifico l’assessora all’istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan, non è in grado di seguire le norme che ha accettato quando si è iscritta a queste piattaforme, che tutto sommato equivalgono, al di là di errori di valutazione e singoli casi, a sapersi comportare bene in pubblico. Il problema è che delle aziende private siano costrette a censurare ciò che non è stato censurato molto prima e che non è accettato nella normale convivenza civile: la diffusione di fake news e l'apologia di fascismo sono vietate al bar come su facebook, per legge da una parte e per policy del social network espressamente accettata all'iscrizione dall'altra. L'Assessora all'Istruzione della regione Veneto, quella che dà le indicazioni agli insegnanti che vivono sul territorio, dimostra di non sapere usare queste piattaforme e farne un uso inadeguato, tanto da esserne espulsa. Il problema quindi non sono le piattaforme, che rimangono comunque strumenti di aziende private, ma i comportamenti.

Studenti

La Rete degli Studenti Medi del Veneto ha lanciato una petizione su change.org (consultabile al link https://chng.it/V9hwg4Qn) per chiedere le dimissioni di Elena Donazzan: «Siamo di fronte a un'assessora all'istruzione che non ha mai trovato tempo per occuparsi di diritto allo studio, ma per cantare canzoni di regime alla radio sì. Non se ne può più: Donazzan, con le sue fantasie revisioniste, si è fatta persino sospendere da tutti i social network, come Donald Trump negli Stati Uniti. Cosa deve fare di più perché Zaia le chieda di dimettersi? Dice di essere stata imbavagliata, ma è lei che negli ultimi dieci anni ha imbavagliato l'istruzione di questa regione», dichiara il coordinatore dell'Udu di Padova, Pietro Notarnicola.

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