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Domenica, 3 Luglio 2022
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Donne dell'est: la guerra degli altri che tocca anche noi

Due storie contrapposte, di persone, donne, che vivono nella provincia di Padova, con la cittadinanza italiana, che vengono proprio dai luoghi dove ora si combatte. Due vicende diverse, come le loro narrazioni

Due storie contrapposte, di persone, donne, che vivono nella provincia di Padova. Due vicende diverse, come le loro narrazioni. Una, Antanina, vive ad Abano Terme. L’altra, che chiameremo con un nome di fantasia, Irina, vive nell’Alta Padovana. Entrambe sono in Italia da così tanto tempo da avere cittadinanza e doppio passaporto. Una, Antanina, è bielorussa. L’altra, Irina, è ucraina.

Confini

Antanina è sposata con un italiano, vive qui dal 2003. Nata sì in Bielorussia ma a 120 km da Chernobyl, quindi a un passo dal Paese che ora è sotto attacco russo. «Oggi le notizie girano rapide, ma sarebbe importante che le informazioni fossero più corrette, le persone altrimenti credono anche a cose che non sono. Ma di fronte alla parola guerra è chiaro che poi tutti hanno la stessa reazione. Capire però il contesto e la realtà che si vive in un luogo lontano non è sempre facile», ci dice al telefono. «Io ho tanti parenti in Ucraina. Sapete, prima eravamo tutti sotto una bandiera, l’Unione Sovietica, ma dopo la caduta del muro del 1989 e la divisione del 1991 ognuno ha preso la sua strada. I confini però hanno diviso non solo i Paesi, ma anche le comunità e le persone. Famiglie che da un giorno all’altro si sono ritrovate sotto un’altra bandiera. E per la comunità russa dal 2014 la vita in Ucraina è diventata davvero dura. E la situazione è andata via via peggiorando. Sono sempre stati vittime, per otto anni. Certo, se lo dice Putin qui in Italia e nel mondo viene visto tutto come una grande bugia, ma davvero si è perpetrato un genocidio, si dice così vero, quando un popolo viene perseguitato. I russi, in quello che voi chiamate Donbass prendendo già, con questo termine, le parti di qualcuno, hanno vissuto anni tremendi. Vanno difese anche quelle 4 milioni di persone che sono sempre state e si sono sempre sentite russe ma che vivono lì», ci dice convinta.

Donbass

«Sono sempre in contatto con le persone della mia famiglia che vivono lì e quello che temono sono le ritorsioni che potrebbero subire. Ma per loro, l’attacco russo ha il sapore della liberazione. So che è un concetto duro da mandare giù, ma sinceramente non ricordo approfondimenti dei media italiani o prese di posizione contro ciò che accadeva, contro una popolazione inerme, fino a che Putin non ha minacciato di riprendersi quel pezzo di Ucraina». Secondo lei come finirà? «Finirà bene, ho molta fiducia in questo. Ma è chiaro che fino a che la situazione non si stabilizza siamo in pensiero per chi è lì, Donetsk e Lugansk. E come dicevo, ho tanti familiari che ci vivono e che si sentono in pericolo. Ma non da ora, ma da otto anni. Lo scriva, perché qualcuno lo dovrà pur dire», ci dice prima di salutarci.

Leva

Una storia opposta è quella invece di Irina, la chiameremo così. Anche lei è in Italia da tantissimi anni, anche lei con doppio passaporto e cittadinanza. Da qualche mese, la figlia diciassettenne, è venuta qui per studiare ma ora è terrorizzata dall’idea che possa essere richiamata in Ucraina per andare a combattere. Irina passa così le giornate attaccata a telefono e computer divisa tra l'ansia per chi è lì. Un filo diretto per sentire come stanno i parenti, se sono in pericolo. Ma la preoccupazione vera, è inutile negarlo è per lei, una figlia che potrebbe da un momento all’altro essere richiamata in Ucraina per essere mandata al fronte. Se da un lato c’è sconcerto e preoccupazione a fronte di quella che evidentemente, e probabilmente a ragione, vivono come una aggressione, anche gli ucraini di qui, dall’altra c’è la paura che questa drammatica situazione possa interrompere i progetti e i sogni di una adolescente. 

Est 

Mentre in tutto lo stivale si organizzano manifestazioni e sit in contro la guerra, c’è chi, in questo stesso territorio, non la vive con la preoccupazione di chi la guarda da lontano, come fosse comunque la “guerra degli altri”, ma ne è direttamente coinvolto. E sono italiane, anche se dell’est. 

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