Carenza manodopera nei campi, Fai Cisl dice no ai voucher: «Non sono la soluzione»

«E’ necessario studiare con urgenza tutte le soluzioni possibili al problema della manodopera insieme a tutti gli attori in campo per trovare una soluzione adeguata e per portare sulle tavole degli italiani cibi e prodotti locali di qualità e sicura salubrità»

La Fai Cisl Padova Rovigo, sindacato che rappresenta i lavoratori del mondo agricolo e alimentare, è ben consapevole dell’emergenza per la carenza di manodopera che la pandemia sta provocando nelle campagne italiane, ma ribadisce che i voucher non sono la soluzione concreta del problema. «Da subito – dichiara Stefano Laurenti, responsabile del comparto agricolo per la Fai Cisl Padova Rovigo – come sindacati di settore abbiamo avanzato proposte concrete su questo problema sia alla Regione Veneto che al Governo nazionale. Mentre le Associazioni datoriali e qualche assessore regionale chiedevano l’attivazione dei voucher, noi auspicavano l’attivazione di “tavoli verdi” e presentavano proposte concrete. Molti agricoltori, anche in questi giorni, hanno espresso in maniera forte la difficoltà di reclutare manodopera, che nelle nostre campagne si caratterizza per una forte presenza di personale straniero (comunitario e extracomunitario)». Da una parte infatti molti lavoratori stranieri, rientrati in patria nel periodo delle festività natalizie, al momento sono bloccati e non riescono a ritornare per lavorare, dall’altra assumere personale senza esperienza rischia di non risolvere il problema degli imprenditori agricoli, perché le colture sono ormai mature nei campi e manca il tempo necessario per la formazione.

Voucher

«Non sono pertanto i voucher – prosegue Laurenti – la soluzione al problema della carenza di manodopera con esperienza, di cui necessitano i nostri agricoltori. Come Fai Cisl ribadiamo le proposte già avanzate sui tavoli istituzionali: riportare al lavoro i collaboratori fermi nei loro Paesi d’origine attivando i “corridoi verdi” tra Stati per i lavoratori stagionali, come già accolto dalla Commissione Europea, nel pieno rispetto delle norme sanitarie indicate dalle autorità e della contrattazione esistente nei singoli Paesi; estendere i permessi di soggiorno per i regolari, almeno fino a dicembre, per consentire ai braccianti di origine straniera di non essere estromessi dal mercato del lavoro; affrontare una regolarizzazione almeno temporanea dei tanti braccianti di origine straniera, presenti sul territorio, ma invisibili per lo Stato italiano, che conoscono già il lavoro nei campi; attivare prima possibile gli Enti bilaterali agricoli in tutte le provincie, costituiti dai rappresentanti dei lavoratori e delle imprese che possono avere in sé tutto il potenziale per rispondere al meglio alle specifiche esigenze di ciascuna filiera e ciascun territorio, potenziando e concentrando in un unico strumento condiviso l’incontro tra domanda e offerta di manodopera, soprattutto valorizzando le liste pubbliche già costituite, senza che ognuno settorialmente attivi un proprio canale di reclutamento, come ad esempio è stato fatto a Verona con Agribi (Ente bilaterale per l’agricoltura veronese)».

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Sindacato

Il segretario generale della Fai Cisl Padova Rovigo Gilberto Baratto ha rinnovato la disponibilità del sindacato ad un confronto su questi temi. «E’ necessario studiare con urgenza tutte le soluzioni possibili al problema della manodopera – ha detto Baratto – insieme a tutti gli attori in campo per trovare una soluzione adeguata e per portare sulle tavole degli italiani cibi e prodotti locali di qualità e sicura salubrità».

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