Mercoledì, 22 Settembre 2021
Attualità

Una famiglia e una studentessa salvate dai talebani a Kabul grazie all'azione di Ostanel, Benciolini e Nalin

Altri quaranta afghani che hanno famigliari che vivono e lavorano in Veneto si spera di riuscire a metterli in salvo nelle prossime ore

Dopo la fuga dell'ambasciatore e di tutto il personale è rimasto il solo Tommaso Claudi a coordinare le operazioni. Lo chiamano tutti console ma è secondo segretario commerciale

Quaranta afghani che hanno famigliari che vivono e lavorano in Veneto, sono in una lista di persone che la consigliera regionale Elena Ostanel e le assessore comunali Marta Nalin, Francesca Benciolini insieme all'eurodeputata Alessandra Moretti, stanno cercando di far mettere in salvo. Il lavoro di Moretti, Ostanel, Benciolini e Nalin lo hanno coordinato con intensi scambi di telefonate proprio con Kabul ed è frutto della collaborazione di una rete di associazioni: «Un lavoro che abbiamo svolto con Alessandra Moretti, seguendo i consigli di ActionAid Italia, EMERGENCY e della Comunità di Sant’Egidio» spiega Marta Nalin. «Si tratta di una goccia nell’oceano, del minimo che si possa fare, consapevoli che certo questa non è la soluzione di tutti i mali», commenta l'assessora.

Famiglie

«Abbiamo aiutato una famiglia di sette persone, una coppia con bambini minorenni e una giovane studentessa universitaria. Nel caso della famiglia uno dei genitori lavorava per il governo afghano, era in estremo pericolo», spiega la consigliera regionale Elena Ostanel. Altre quaranta persone presenti nella lista che è stata compilata invece non sono riuscite ancora a raggiungere la zona di sicurezza per gli imbarchi. «Si spera che nelle prossime ore qualcosa possa sbloccarsi, ma non è facile - fa sapere Elena Ostanel - Chi siamo già riusciti a mettere in salvo non sappiamo ancora quando arriveranno a Roma, ma sono in viaggio». 

Il non console

«Non tutti verranno in Italia - spiega l'assessora Benciolini - per noi l'obiettivo è che siano messe in salvo queste persone. Non è la destinazione il punto in questo momento». La situazione fuori l’aeroporto di Kabul è a dir poco caotica. Inoltre l’Italia ha smantellato immediatamente l’ambasciata e tra i primi ad andarsene sono stati proprio l’ambasciatore e il console. Titolo che erroneamente si da a Tommaso Claudi, l’unico italiano rimasto a dirigere le operazioni. Una scelta volontaria la sua della quale bisogna assolutamente dare atto. Un grande gesto di generosità e coraggio. Ma Claudi non è console, è invece secondo segretario commerciale. Quello che Claudi sta facendo, lo sta facendo al meglio, come ha evidenziato proprio Elena Ostanel. Se Claudi è lì da solo è proprio perché l'ambasciatore è scappato tra i primi mentre lui ha deciso di rimanerci. Un particolare che è giusto chiarire anche perché non è affatto irrilevante. Se da un lato esalta ancora di più, se solo ce ne fosse bisogno, le qualità morali e umane di Claudi, non si può certo dire la stessa cosa per chi è andato via senza pensarci due volte. Claudi non è stato certo preparato a coordinare questo tipo di situazioni eppure sta compiendo qualcosa di straordinario. 

Ambasciate

Ostanel fa notare che altri Paesi hanno lasciato tanto personale, mentre appunto l’Italia è nelle generose, ma sole, mani di Claudi. «C’è solo una persona con dei militari, altre ambasciate hanno lasciato molto personale», fa infatti notare anche la consigliera regionale Elena Ostanel facendo appunto riferimento a lui di cui tesse invece le lodi. L’assessora Marta Nalin sottolinea che «c’è una grande offerta di famiglie padovane che si offrono per ospitare afghani che fuggono. C'è molta partecipazione. Stiamo ancora, ad oggi, parlando di numeri molto bassi per quanto riguarda le persone da accogliere. Bisognerà però vedere cosa succederà poi». Questo "poi", che lascia sospeso prudentemente l’assessora Marta Nalin, è in sostanza rappresentato da tutto ciò che si è innescato dopo la presa di Kabul da parte dei talebani. Si è già manifestato nella sua brutalità con scene che rimarranno impresse negli occhi di tutti, come quelle girate proprio all’aeroporto di Kabul, ad esempio. Ma non si ferma lì. Ci sono state tante esecuzioni ma non c'è una contabilità credibile in tal senso. Chi si era invece già messo in marcia prima della presa di Kabul consapevole che l’ascesa dei talebani nessuno l’avrebbe fermata, è stato bloccato come i trentadue tra uomini e donne che dalla notte scorsa (24 agosto 2021) le autorità di Bielorussia e Polonia si rimpallano, impedendo loro di passare. Chi ha un parente in Europa sta facendo di tutto per raggiungerlo. E per chi pensa che in Afghanistan il peggio sia passato potrebbe avere altre brutte sorprese perché sul terreno non si muovono solo i taliban e quello che paradossalmente definiamo “rischio” di una guerra civile è già di fatto in atto, per lo meno in alcune zone come quelle che confinano con il Tagikistan. 

Le conseguenze della guerra

Tra le novità di oggi c'è un elemento, un effetto collaterale al soccorso che si sta cercando di portare, non solo da Padova ovviamente, e che finalmente ci sarà chi dovrà affrontare. Se non praticamente almeno moralmente, sempre che questo termine abbia un senso quando si parla di un territorio di guerra. Fa specie però che il tema, nel dibattito globale sullo scenario afghano, lo pongano proprio i talebani anche se solo per ragioni pratiche. La questione che pongono è legata al fatto che le persone che stanno trovando rifugio sui voli siano nella maggior parte dei casi le più specializzate, scolarizzate e preparate. Un'azione che porta conseguentemente ad impoverire ulteriorimente il Paese. Per i talebani non è tanto questo il punto ma queste persone sono risorse importanti perché c'è bisogno di dirigenti, amministratori e professionisti in generale. Un Paese non si porta avanti solo con il terrore, ci vuole anche chi sa far funzionare la macchina. Servono poi l'acqua, la corrente, il cibo, infrastrutture. E questo i talebani lo sanno. Probabilmente lo sanno anche molti di coloro che ci sono stati come occupanti nel Paese che, è probabile, non abbiano esitato a portarsi via anche esperienze e conoscenze oltre che le proprie vite da mettere in salvo e da riportare a casa. Sono le conseguenze della guerra, che innescano interrogativi su cosa è giusto o no quando in realtà il tempo della ragione è già finito. 

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