Docenti e genitori in piazza: «No didattica a distanza, potenziamo i test e il trasporto pubblico»

Si sono radunati sotto la Prefettura all'indomani dal nuovo Dpcm per dire che la scuola non va chiusa e che la didattica a distanza deve essere un aiuto, non la regola

In contemporanea con altre 13 città italiane, in piazza Antenore a Padova si sono radunate una ventina di persone tra insegnanti e genitori per riportare l'attenzione sulla scuola.

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Il flash mob

Alle 17 di lunedì 19 ottobre hanno cominciato ad appendere i cartelli e gli striscioni. Sono insegnanti e genitori preoccupati, che vogliono le scuole aperte e funzionanti, limitando la didattica a distanza all'estrema necessità. «Se torniamo indietro rischiamo di fare del male soprattutto alle fasce più deboli - dice Davide Guerini, genitore del Comitato Priorità alla scuola - Pensiamo a chi non ha mezzi informatici o ai bambini con bisogni speciali. Se la didattica a distanza viene intesa come un aiuto bene, ma non può diventare la regola». Chiedono più investimenti sul trasporto pubblico locale, dove il rischio di contagio è molto alto quando i mezzi si riempiono nelle ore di punta, ma anche investimenti sulla sanità. «Le Ulss cominciano ad essere oberate di lavoro, a volte in una scuola si attendono anche 4 o 5 giorni prima di vedere gli operatori sanitari fare i test - continua Guerini - L'altro punto fermo dovrebbe essere la cancellazione del maxi concorso per docenti. Abbiamo tanti insegnanti che già hanno i titoli per procedere nelle graduatorie e se consideriamo il fatto che per quarantena o positività al coronavirus molti degli aventi diritto non potranno partecipare è assurdo andare avanti».

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