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Lunedì, 27 Maggio 2024
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Gattamelata, Sgarbi demolisce la commissione: «Degli scappati di casa: alla statua ci pensa il ministero»

«L’unico che ha autorità su quel monumento è il soprintendente Magani. Da lui ho ricevuto una relazione dettagliatissima che limita i problemi al basamento. Il resto sono tutte cazzate. Anche solo l'idea di una copia mi irrita. I soldi per il restauro li mettiamo noi, quelli non hanno una lira»

«Ascolto solo Magani, qualsiasi cosa mi dica qualcun altro lo mando a fare in culo». Questa affermazione che non lascia tanto spazio ad interpretazioni, potrebbe essere una buona sintesi di come valuta il sottosegretario Vittorio Sgarbi l’iniziativa da parte del delegato pontificio, l’arcivescovo Fabio Dal Cin, di costituire una commissione per valutare lo stato di salute del Gattamelata di Donatello. La statua è uno dei simboli della città di Padova oltre che evidentemente patrimonio dell’umanità. «Non è questione che riguarda un comitato di scappati di casa, anche perché non c’è bisogno di commissioni. L’unico che ha autorità su quel monumento è la soprintendenza, quindi Magani (il soprintendente, n.d.r.)». E’ tranchant il sottosegretario alla cultura, Vittorio Sgarbi, nel valutare l’iniziativa. «Cosa c’entra quella commissione lì». 

Arcivescovo Dal Cin

La vicenda del Gattamelata di Donatello sta diventando sempre più un caso che in molti hanno sintetizzato come uno scontro tra Sgarbi e la Chiesa, una forzatura che non gli piace: «Io non ho problemi con la Chiesa, qui è una questione di competenze. Il patrimonio artistico sottintende al Ministero. Lo sanno anche le pietre. Noi siamo la Prefettura delle opere d’arte. Cosa me ne frega di quello che hanno fatto dei privati. Questo è un patrimonio di proprietà della Basilica di Sant’Antonio ma che non è Stato Vaticano, è repubblica italiana». L’opera, risalente al 1450, è stata sottoposta a una perizia da parte della commissione ordinata dall’arcivescovo Fabio Dal Cin. Secondo il sottosegretario questa operazione fa in realtà parte di un’idea, a suo modo di dire «strampalata e senza ragione di esistere», che sarebbe proprio dell’arcivescovo, quella di creare un museo dedicato alle statue di Donatello. Nella fattispecie sostituirebbe l’originale del Gattamelata che fa bella mostra a fianco al Santo, con una copia. «Hanno trovato la persona sbagliata. Anche solo l’idea, proporla, non si può immaginare quanto mi abbia irritato. Spostare l’originale e metterlo in un museo. Ma che stronzata è?», ci dice testualmente. «Dal Cin non deve pensare che attraverso questa operazione si aprano le porte al suo progetto. La commissione non vale nulla. Qualsiasi cosa mi dicano neppure li ascolto. Io sento solo Magani».

Magani

Magani ha mandato una relazione molto dettagliata e ha avuto un colloquio telefonico con il sottosegretario. Il soprintendente ha ripetuto quanto aveva dichiarato anche a noi, che il problema è nel basamento, la base su cui sono appoggiati gli zoccoli del cavallo. Lo stesso Magani, al contrario degli altri presenti, i facenti parte la commissione, non ha evidenziato grossi problemi per quanto riguarda alcune fessure presenti. «Ditemi che il problema è il guano», ci dice. «L’esempio di quanto quella commissione sia poco più che una gita turistica organizzata alla quale mi auguro per loro abbia avuto seguito una bella mangiata, è quanto è stato fatto per la statua del Nettuno a Bologna. Un intervento per niente complicato esattamente sul basamento della statua. E’ l’unico problema, affrontabilissimo. Risolto senza spostare niente, come appunto dimostra il Nettuno che gode di ottima salute e sta lì, in bella mostra. Ma che stronzata mettere le statue nei musei, una grandissima stronzata», ci tiene a evidenziare anche se gli facciamo intendere di avere assolutamente compreso. «Questa idea del cavolo (usa un altro termine, n.d.r.) del museo con le opere di Donatello mi fa incazzare come una iena. La proposta, portata avanti a suo tempo proprio da Dal Cin è stata bocciata già sonoramente dal precedente ministro, Franceschini. Un progetto che non ha senso. Che ci girino intorno con questa storia delle copie attraverso il pretesto di questo restauro, sa cosa? Io le copie non gliele faccio fare». Anche su questo le sue affermazioni non sono fraintendibili: «Sono contrario alle copie sul piano culturale e pure da quello ministeriale».

Caglioti

E’ molto disponibile il sottosegretario e risponde a tutte le nostre domande. Si lascia un po’ andare quando gli nominiamo per la terza volta la commissione. Non lo faremo più, ovviamente: «Io vorrei proprio capire. Non si comprende chi cazzo hanno chiamato e perché. E’ una pagliacciata. Penso a una figura come il signor Caglioti che sì, è uno studioso di Donatello, ma solo perché è uno che ci può mettere un anno e mezzo per studiare qualcosa di cui si sa già tutto». Francesco Caglioti è professore ordinario di Storia dell’arte medievale alla Scuola Normale Superiore di Pisa. «E’ uno che lavora con il mercato, che ha attribuito a Leonardo cose inverosimili. Non lo stimo neppure umanamente», ci tiene a precisare. Per la direzione dei lavori, è stato incaricato Ugo Soragni, già direttore generale alla Direzione Musei del Ministero dei Beni Culturali la direzione dei lavori. I due, verrebbe da dire per fortuna, sono amici. «Certo, ci conosciamo da cinquant’anni, ma che c’entra. Soragni è anche in pensione. Ma se sei in pensione, dico io, vai a dirigere i lavori di che? Di mia nonna in carriola? Ma riposati e non rompere i coglioni».

Finanziamento

L’assessore Colasio ha usato parole distensive sulla vicenda: «Colasio e io ci conosciamo bene e ci stimiamo. Ci siamo sentiti anche non troppo tempo fa su questa questione, sa come la penso». Scusi l’impertinenza, ma i soldi per fare quello che bisogna fare, chi li mette? «Il Ministero, su questo non c’è dubbio. Ci pensiamo noi come per il resto del patrimonio artistico del paese. E guardi, anche la pubblicità che avvolge la statua è un’altra cretineria. Dimostra che loro infatti non hanno una lira». Insomma, un solo uomo al comando, il soprintendente Magani: «Ma perché devo parlare con un architetto in pensione o uno come Cagliotti. Io parlo solo con Magani che ha mandato come ho già detto una relazione dettagliata in cui spiega benissimo che il solo intervento da fare è sulla base. Tutti gli altri possono anche… ma mi sa che ci siamo capiti, giusto?».

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