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Giovanni, 22 mesi senza una tibia. La mamma: "Aiutatemi a portarlo in America"

La madre del piccolo affetto da Emimelia tibiale lancia una raccolta fondi online per riuscire a farlo curare negli Stati Uniti da un luminare che potrebbe fargli avere una tibia artificiale

Giovanni, che compirà due anni il 3 novembre, soffre dalla nascita di una grave malformazione. Ricoveri, operazioni, cure costosissime: la famiglia del piccolo non si arrende e, per dargli un futuro miglio, la mamma ha avviato una raccolta fondi sul web.

L'iniziativa

Si chiama "Diamo il meglio a Giovanni" la campagna aperta da mamma Erika Molinarolo di Tremignon. Obiettivo: raccogliere 10mila euro per portare il figlio da uno specialista americano che grazie a una tecnologia di ultima generazione potrebbe dare una consulenza fondamentale: in Australia vengono ricostruite le ossa in 3D e il luminare visitando il piccolo capirebbe se questa possa essere la soluzione giusta per lui.

Un piccolo guerriero

Giovanni soffre di Emimelia tibiale, un nome difficile per descrivere l'assenza totale o parziale della tibia. Una malformazione piovuta addosso a questa famiglia padovana appena dopo la nascita del piccolo. Una anomalia rarissima, che colpisce un bambino su un milione. “Fin dal ventesimo giorno di vita ci siamo spostati settimanalmente da Piazzola all'ospedale Gaslini di Genova per delle gessature - racconta la mamma - in previsione di un futuro intervento. Sono seguiti tutori mantenitivi per tenere ossa e muscolatura. Fortunatamente Giovanni ha saputo di avere la rotula dopo una risonanza magnetica e una tac". Lo scorso marzo, sempre al Gaslini, il primo intervento: in quattro ore e mezza i medici hanno cercato di allineare la gamba destra e tibializzare il perone, scongiurando il terribile rischio di un'amputazione. Dopo mesi di fisioterapia Giovanni, a 22 mesi, ha imparato a camminare, lasciandosi andare senza supporti.

L'intervento fondamentale

Ora Erika vorrebbe portare il figlio in America, dal medico specialista Paley, luminare nei trattamenti della malformazione: con il parere favorevole, in Australia potrebbe essere costruita per Giovanni una tibia artificiale grazie alla stampa 3D. “Viaggio e cure hanno dei costi insostenibili per noi genitori - spiega la mamma padovana - Dai 100mila ai 250mila euro. Per questo motivo molti genitori scelgono l'amputazione, perché non possono sostenere tali spese. Il primo intervento, che avrebbe dovuto fare in America, siamo riusciti a farlo a Genova grazie al Servizio sanitario nazionale ed è già un gran passo”. Ora la famiglia chiede l'aiuto dela cmunità per dare una speranza al piccolo Giovanni. La campagna di raccolta fondi è raggiungibile al link www.gofundme.com/diamo-il-meglio-a-giovanni.

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