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Venerdì, 23 Febbraio 2024
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Morte di Giulia Cecchettin, Udu Padova: «Il cambiamento deve partire dalla nostra Università»

Afferma Emma Ruzzon, presidente del Consiglio degli Studenti: «Abbiamo bisogno di un’università che abbia il coraggio di mettersi in discussione. Dev’essere una discussione che non si esaurisca, bisogna mettersi in dubbio, in ogni aspetto e non smettere mai di farlo»

Dopo la notizia del femminicidio di Giulia Cecchettin, che ha scosso tutto il paese, gli studenti si stanno organizzando e hanno le idee chiare: vogliono un cambiamento che parta anche dalle università e ce n’è bisogno adesso.

Teresa Cozzi

«Il femminicidio di Giulia Cecchettin sta facendo rumore. È patriarcato e cultura dello stupro, è ora che venga riconosciuto come tale. Per decostruirlo è fondamentale partire dai luoghi di istruzione: vogliamo che l’università metta in campo il più grande finanziamento mai visto su questo tema. Vogliamo l'introduzione del centro antiviolenza all'università, ovvero uno sportello di ascolto e supporto per molestie e discriminazioni. Non devono rimanere inascoltate le molestie ed è necessario che studenti e studentesse sappiano di potersi rivolgere a professioniste, che siano realmente d'aiuto. Vogliamo insegnamenti curriculari obbligatori sull'educazione sessuale, all'affettività e al consenso in tutti i corsi, per formare studentesse e studenti e decostruire il proprio ruolo nella società e nella cultura in cui viviamo. Vogliamo che venga potenziato il Comitato Unico di Garanzia, l'organo di ateneo per le pari opportunità e contro le discriminazioni, attraverso maggiori finanziamenti e una maggiore capillarità del servizio. Vogliamo consultori accessibili, in collaborazione con il Servizio di Assistenza Psicologica, in ogni sede», dichiara Teresa Cozzi, Senatrice Accademica Unipd con Udu Padova

Emma Ruzzon

«Abbiamo bisogno di un’università che abbia il coraggio di mettersi in discussione. Dev’essere una discussione che non si esaurisca, bisogna mettersi in dubbio, in ogni aspetto e non smettere mai di farlo. Abbiamo già avviato il dialogo con l'Ateneo per chiedere con forza un cambiamento strutturale, una lotta che continueremo a portare avanti e su cui saremo inamovibili: pretendiamo azioni concrete da parte dell'Università, per Giulia e per tutte le vittime di violenza di genere e di femminicidio. Continueremo a lottare per tutte le vittime di violenza di genere e di femminicidio che non hanno più voce. L'università deve diventare un luogo realmente sicuro per studentesse e studenti, un luogo in cui tutte e tutti possano sentirsi protetti e possano studiare senza paura. Vogliamo che l'università diventi un luogo di cambiamento, un luogo in cui studenti e studentesse vengano educati a rispettare e a comprendere il valore del consenso e della parità di genere. Se le istituzioni e il mondo dell’istruzione non si mettono in discussione e non si decidono a cambiare adesso, con che coraggio piangeranno la prossima vittima tra 72 ore?» conclude Emma Ruzzon, Presidente del Consiglio degli Studenti e Senatrice Accademica con Udu.

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