Una guida per "tracciare" l'olio di qualità dei Colli Euganei: la proposta di Cia Padova

Finalizzata a contrastare il fenomeno dell’importazione dall’estero. Per quanto riguarda l’annata 2020 nella zona dei Colli le previsioni di Cia Padova registrano un +85% rispetto all’anno scorso

Alla vigilia dell’inizio della raccolta delle olive nei Colli Euganei (comincerà attorno all’8 ottobre per terminare a fine novembre) Cia Padova lancia una proposta immediatamente realizzabile per valorizzare ancor di più l’olio extravergine di oliva della stessa area, made in Italy: la redazione di una guida, da parte di un ente terzo direttamente collegato al territorio (ad esempio, il Parco Colli, la Regione Veneto o il Gal, Gruppo di azione locale), al cui interno vengono indicate le aziende olivicole produttrici della zona, dove poter acquistare direttamente tale eccellenza.

Olio

Il vademecum, aggiunge Cia Padova, andrebbe veicolato ai turisti che soggiornano negli alberghi del bacino termale, oltre che ai residenti della provincia. Commenta Maurizio Antonini, direttore Cia Padova: «I dati in nostro possesso illustrano che l’importazione di olio da Paesi stranieri quali Tunisia e Marocco, extra UE, si attesta al 60% del totale. E il trend è in costante aumento. Serve una strategia di ampio respiro finalizzata a valorizzare l’olio italiano, partendo dai piccoli passi possibili. Intanto iniziamo col far conoscere al grande pubblico le 550 aziende olivicole presenti nei Colli». 475 gli ettari complessivi vocati ad ulivo nell’area Parco, per un totale di 105mila piante. L’olio che arriva dall’estero, senza alcun tipo di garanzia in merito alle verifiche relative alla qualità, viene venduto nei supermercati anche a 2,80 euro al litro. Una bottiglia da un litro, certificata, costa invece tra gli 8 e i 15 euro. «La maggior spesa - aggiunge Antonini - deriva dal fatto che l’impresa è tenuta a sottostare a continui monitoraggi da parte degli enti certificatori, i quali appunto assicurano un prodotto d’eccellenza; inoltre, vengono usati macchinari di ultima generazione e, non da ultimo, alla manodopera viene riconosciuta la giusta paga per il lavoro svolto. L’olio certificato significa che il prodotto è stato controllato minuziosamente in tutti i suoi passaggi, dalla raccolta delle olive all’imbottigliamento. L’etichetta diventa quindi una carta d’identità, che rimanda alla tracciabilità dell’olio stesso. In pratica, il consumatore viene messo a conoscenza dei diversi passaggi che si sono susseguiti prima di arrivare in tavola. La certificazione dà la garanzia che l’olio prodotto sia un extravergine di oliva proveniente da specifiche zone geografiche, previste nel disciplinare, e con serratissime regole riguardanti l’acidità e la fasi di lavorazione».

Guida

Cristian Ferraretto è un collaboratore famigliare dell’azienda agricola Il Murale di Baone: «La guida all’olio dei Colli rappresenterebbe una marcia in più, che darebbe nuovo slancio all’intero territorio. Da febbraio i turisti, fra i quali tanti francesi, austriaci, tedeschi e alcuni inglesi, vengono nei nostri punti vendita in azienda per acquistare cartoni di olio certificato. Una mappa, con tutte le indicazioni del caso, potrebbe fidelizzarli ancor di più, con ricadute positive per l’intera area». Chiarisce Vittorio Barollo, titolare de La Coetta di Valsanzibio, premiato nel 2016 per l’olio più buono dei Colli Euganei: «Dovremmo abituare i consumatori a leggere l’etichetta in maniera corretta. L’acquisto diretto, in azienda, rimane il modo migliore per andare sul sicuro. Si spende qualcosa in più, ma si hanno tutte le garanzie del caso. Fra noi produttori ci chiediamo come facciano le grandi catene a starci dentro coi costi, proponendo l’olio extravergine a meno di 3 euro al litro». Per quanto riguarda l’annata 2020 nella zona dei Colli, infine, le previsioni di Cia Padova registrano un +85% rispetto all’anno scorso. Nel 2019, in effetti, le piante hanno “riposato”: poco il carico delle olive sui rami, complice un brusco abbassamento delle temperature alla fine di marzo; mentre alcuni colpi di calore, a maggio e giugno, hanno seccato la fioritura. Buona pure la qualità, paragonabile a quella del 2018.

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