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Ulss 6 Euganea, compie vent’anni l’Hospice di Montagnana

In quattro lustri accolte 2mila persone: al lavoro medici palliativisti, infermieri, operatori socio-sanitari, psicologici, in rete con le altre realtà assistenziali del territorio

Compie vent’anni l’Hospice di Montagnana, la struttura dell’Ulss 6 Euganea che eroga prestazioni sanitarie e assistenziali in regime di residenzialità rivolte alle persone che si trovano in una fase avanzata di una malattia cronica o in quadri clinici non più guaribili, ed è di supporto alle loro famiglie.

Cure palliative

Nell’Hospice vengono garantite le cure palliative,  cioè quelle terapie che hanno come obiettivo il miglioramento della qualità della vita nel rispetto dell’autonomia della persona, rispondendo a necessità fisiche come il trattamento del dolore e i sintomi causati dalla malattia, psicologiche, sociali e spirituali che determinano sofferenza. Sottolinea il dottor Roberto Marchetto, attuale responsabile della struttura: «Le cure palliative sono cure olistiche che prevendono la presa in carico globale della persona e della sua famiglia. Nel 2001, nell’ambito della riorganizzazione della struttura ospedaliera di Montagnana, è stata attivata un’Unità operativa complessa (Uoc) di Cure palliative e di Terapia del dolore a valenza interdistrettuale ed è stata costituita una struttura residenziale, l’Hospice appunto, con 8 posti letto e quale responsabile è stato nominato il dottor Tiziano Girotto, anestesista. L’inizio dell’attività, il 26 aprile 2001. All'inizio le persone accolte erano affette da patologia cronica con una sintomatologia dolorosa “benigna” non gestibili a domicilio mentre i malati con neoplasia in fine vita erano in numero molto limitato. Con il passare del tempo e attraverso una attenta e appropriata formazione di tutta l’équipe (medici, infermieri, operatori e psicologi) sulle cure palliative si è passati ad una assistenza quasi completamente rivolta a persone affette da patologie croniche in fase di fine vita».

Hospice

Nel 2005, a seguito del pensionamento del dottor Girotto l’Unità operativa complessa è stata divisa in due strutture allocate in ambito ospedaliero: una Terapia del dolore e cure palliative afferente alla Uoc di Otorinolaringoiatria e l’Hospice afferente alla Uoc di Lungodegenza di Montagnana. Nel 2011 una ulteriore modifica e con la costituzione di una nuova Unità operativa semplice di cure palliative e Hospice ad afferenza distrettuale. Nel 2018, a seguito della unificazione delle tre Ulss di Padova, Camposampiero e Monselice nella Azienda Ulss 6 Euganea l’Hospice è rimasto sempre distrettuale da un punto di vista organizzativo mentre da un punto di vista funzionale è confluito insieme alla Uos di Cure palliative nella Uoc aziendale di Cure palliative. Ricorda il dottor Marchetto, prossimo alla pensione: «Nonostante questi cambiamenti, in venti anni l’Hospice ha sempre funzionato offrendo alla popolazione del territorio un punto di riferimento nella gestione delle persone soprattutto neoplastiche nel fine vita. In questi quattro lustri nei nostri 8 posti letto abbiamo accolto una media di 100 persone all’anno. L’équipe che opera in Hospice è costituita da un medico palliativista responsabile, un coordinatore infermieristico, 7 infermieri e 7 operatori socio-sanitari, si avvale del supporto di uno psicologo, medici di continuità assistenziale e di vari specialisti in relazione alle necessità delle persone accolte. Un elemento fondamentale per il buon funzionamento della struttura è stato il costante e continuo aggiornamento della équipe al fine di garantire una adeguata risposta ai bisogni delle persone accolte e un sollievo alle loro famiglie».

Ulss 6 Euganea

«Ci sono realtà poco conosciute nella nostra Ulss 6 Euganea - commenta il direttore generale Paolo Fortuna - realtà che però sono di grande operosità, competenza e umanità, strutture che portano luce e accoglienza in fasi dolorose della vita. Una di queste realtà è l’Hospice di Montagnana, dove la persona, insieme alla sua famiglia, viene presa in carico nelle fasi finali della vita. In realtà, dal punto di vista relazionale, di compartecipazione al dolore, di sollievo alla sofferenza, si può fare ancora molto. E questa struttura, con i suoi bravi e sensibili operatori, lo dimostra ogni giorno, da vent’anni».

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