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Sabato, 22 Giugno 2024
la pace

Inizia il Ramadan, il Vescovo Cipolla scrive ai musulmani: «Insieme ai cristiani per promuovere la pace»

«La guerra tra Russia e Ucraina non ci può lasciare indifferenti. Dalle nostre comunità, assieme, deve salire l’invocazione a Dio per la pace, la riconciliazione e la concordia tra i popoli. Proprio il digiuno sembra oggi un modo concreto per esprimere questo desiderio»

In occasione dell'inizio del Ramadan per la comunità musulmana, il Vescovo Claudio Cipolla ha voluto inviare un lungo messaggio che pubblichiamo integralmente

La lettera

«Carissimi Fratelli e carissime Sorelle, inizia oggi per le vostre Comunità un momento importante e sentito. Per questo, come Vescovo di Padova, voglio farmi a voi vicino. Con il Sacro mese di Ramadan i componenti delle Comunità musulmane vivono assieme un tempo penitenziale, per riconoscere a Dio quel primato che a lui solo spetta, per la sua grandezza, la sua sapienza e la sua misericordia - scrive Cipolla - .Guardando a voi, i Padri del Concilio Vaticano II, ossia tutti i vescovi della terra raccolti a Roma dal Papa, evidenziavano con stima come i fedeli musulmani «apprezzano la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto attraverso la preghiera, le elemosine e il digiuno» (Nostra aetate 3). Scrivevano questo nel 1965. In loro c’era la speranza di aprire per le nostre due Comunità – cristiana e musulmana – strade fruttuose di dialogo, dopo secoli di dissensi e incomprensioni. Oggi possiamo dire che quel seme di speranza ha portato frutti: dei bellissimi frutti. E di questo rendiamo lode a Dio. Sempre in quell’occasione, i Vescovi del Concilio affidavano a cristiani e musulmani il compito di «difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà». Questo invito suona quantomai attuale. Pensando a questi nostri giorni e al travaglio che li sta attraversando, non possiamo non unire gli sforzi nella ricerca della pace e della libertà. La guerra tra Russia e Ucraina non ci può lasciare indifferenti. Dalle nostre Comunità – assieme – deve salire l’invocazione a Dio per la pace, la riconciliazione e la concordia tra i popoli. Proprio il digiuno sembra oggi un modo concreto per esprimere questo desiderio. Nel Vangelo di Matteo, si leggono queste parole di Gesù: «Beato quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» e anche «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Matteo 4,6.9). Pensando a queste parole di Gesù, Papa Francesco ha invitato negli scorsi giorni tutti gli uomini e le donne del mondo a vivere un giorno di digiuno. Voleva essere una concreta e sensibile espressione di partecipazione alla fame di giustizia provata da quanti ne sono stati privati a causa della guerra. Una maniera concreta per sospendere l’atteggiamento vorace e distruttivo verso le cose che sono nel mondo, e che non di rado sfocia in litigi e conflitti. Anche voi saprete trovare nella vostra tradizione religiosa tanti altri motivi per vivere questo mese importante come una grande invocazione per la pace del mondo. È un dono di Dio e a lui lo dobbiamo chiedere con fiducia e costanza. Prima di chiudere questo mio augurio, vorrei ricordare qualcosa che ha proprio il profumo della pace e della fratellanza universale. So che fino a pochi anni fa, prima della pandemia, alcune Comunità musulmane invitavano amici cristiani a condividere la chiusura del digiuno quotidiano, o la festa di fine Ramadan. Era una bella prassi di fratellanza che mi auguro possa riprendere. Abbiamo bisogno di gesti di comunione fraterna. Frequentarsi, conoscersi e condividere potrebbero essere i tre verbi che le nostre due Comunità religiose assumono per vivere la pace. Da parte mia solleciterò le Comunità cristiane a praticarli. Penso che il Cielo ne sarà contento! E un po’ della sua pace scenderà su di noi e su tutto il mondo.

Vi accompagno con la mia preghiera in questo mese».

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