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Lavanderie in difficoltà, 12 milioni di euro di ricavi in meno a causa della pandemia

Confartigianato fa un appello: «Il settore soffre la presenza di attività che lavorano, troppo spesso, nei coni d’ombra della legalità e della libera concorrenza del mercato. Da tempo chiediamo maggiori controlli»

Anche per le lavanderie è profondo rosso. Nel 2020, in provincia di Padova, il comparto della lavanderia e pulitura di articoli tessili e di pelliccia, consta di 317 imprese secondo i dati di Confartigianato. Nel comparto è consistente la quota di lavoro indipendente. Le micro e piccole imprese del settore, che con 197 laboratori rappresentano oltre il 62% del comparto, nell’anno della pandemia, hanno registrato minori ricavi per 12 milioni di euro.

Il commento

«Dopo la delusione della nostra esclusione dal decreto ristori ter che aveva però inserito le nostre “sorelle” industriali - denuncia Vinicio Baldina, delegato delle Pulitintolavanderie di Confartigianato Imprese Padova - avevamo riposto molte speranze nel decreto sostegni che prometteva, tra lee altre cose, il superamento dei codici Ateco. Ma la nostra speranza è stata profondamente delusa. Con le regole adottate, infatti, se simuliamo un nostro laboratorio artigiano, che fino al 2019 aveva un fatturato annuo di circa 120.000 euro e che nel 2020 lo ha visto calare a 64.000 euro (con un taglio di ricavi del 46,5%) riceverà appena 2.333 euro di ristoro. Il dimezzamento delle presenze turistiche – prosegue - associato a restrizioni sulla mobilità delle persone nell’anno della pandemia ha influito sull’attività di ristoranti e alberghi e sull’utilizzo – e la relativa manutenzione – di capi di abbigliamento. La chiusura degli impianti sciistici ha ridotto la manutenzione dell’abbigliamento tecnico, il diffuso utilizzo di smart working e la cancellazione di eventi e cerimonie ha ridotto l’utilizzo del vestiario di più elevata qualità, su cui viene richiesto un maggiore utilizzo dei servizi di pulitintolavanderia».

L’appello

«Oltre alla crisi da Covid -19 - prosegue il Delegato - il settore soffre la presenza di attività che lavorano, troppo spesso, nei coni d’ombra della legalità e della libera concorrenza del mercato. Se le lavanderie tradizionali sono chiamate a rispettare una lunga serie di vincoli e di requisiti professionali e ambientali, oltre agli oneri burocratici e alle autorizzazioni per l’attività imprenditoriale svolta, le lavanderie self-service, invece, dovrebbero limitarsi all’attività commerciale di noleggio di lavatrici e attrezzature professionali. Il lavoro, poi, spetterebbe al cliente, che non potrebbe avvalersi dell’aiuto dello staff. Il condizionale è d’obbligo, però, perché troppo spesso questo non avviene. Per questo motivo, Confartigianato Pulitintolavanderie sta chiedendo da tempo maggiori controlli e una distinzione netta ed univoca di due attività, divise da un confine fin troppo facile da eludere».

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