Locatelli rientrato da Minsk: «Picchiato e rinchiuso, in Bielorussia una brutale repressione»

E’ rientrato in Italia, il reporter Claudio Locatelli. Drammatico il suo racconto: «Arresti indiscriminati e pestaggi, condizione di detenzione pessime. In una cella di quattro metri per quattro rinchiusi in diciannove»

La "gabbia" dove sono stati detenuti giornalisti internazionali a Minsk - Foto Claudio Locatelli

E’ rientrato in Italia, Claudio Locatelli. Il volo che da Minsk lo ha portato da Milano è atterrato a mezzogiorno e mezza, poi ha raggiunto la famiglia a Bergamo per poi rientrare a Padova dove osserverà la quarantena.

Arresto

«Stavo registrando dei video, la polizia caricava manifestanti e arrestava indiscriminatamente. Ma per un po’ ho potuto fare il mio lavoro, raccogliere immagini e testimonianze di quanto stava succedendo». Il 9 agosto, infatti, la notte delle elezioni, in tutta la Bielorussia ci sono state manifestazioni. Si protesta contro l’ennesima conferma al potere nel Paese, è “in carica” dal 1994, del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko. «Stavo filmando, in russo avevo già segnalato a degli agenti che sono un giornalista italiano - Locatelli riesce a farsi capire, la lingua la conosce il tanto che basta per capire e farsi capire - ma vedo che una decina di agenti anti sommossa si stanno scagliando contro di me. Io ho tenuto le braccia alzate, non ho accennato nessuna resistenza e mi hanno colpito in mille modi. Mi hanno anche spruzzato lo spray al peperoncino da distanza molto ravvicinata. Non vedevo più nulla, non respiravo più». Ha preso tante botte Locatelli, ma nonostante questo mantiene lucidità. «Non vedevo più nulla ma sono stato attento a non avere reazioni scomposte e a mantenere la calma. Sul van dentro cui mi caricano sono solo con un agente. Vengo condotto in questa che io pensavo una prigione ma uscendo poi ho compreso fosse una base militare o qualcosa di simile».

Reclusione

Sono state giornate lunghe per Locatelli: «Come stranieri siamo stati isolati dai cittadini bielorussi. Ci hanno messo in una gabbia con pareti di cemento ma il soffitto scoperto. E’ l’unico modo per far passare l’aria. Siamo stati nella gabbia tra le due e le sette e mezza del mattino. Per raggiungerla però abbiamo attraversato un corridoio dove le persone venivano brutalmente pestate. Tutta la notte non abbiamo che sentito lamenti, rumori di persone che venivano picchiate. La notte sentivamo il terrore praticato sulle persone, il giorno il suono dei cellulari che squillavano a vuoto. Lungo il corridoio che abbiamo dovuto percorrere per entrare nella gabbia le persone, centinaia che scendevano dalle camionette, venivano colpite con i manganelli. Ho visto una ragazza con la mandibola sfondata sanguinare copiosamente senza che nessuno le prestava attenzione».

Repressione

«Una repressione brutale. Tra i diciannove detenuti - ci racconta Locatelli - con me anche un osservatore moldavo invitato dal governo bielorusso. Il resto giornalisti, per lo più russi. Minacciavano violenze a chiunque alzava anche solo la voce. Un reporter russo è riuscito a girare delle immagini col telefono da dentro la gabbia dove eravamo detenuti. Poi nella cella eravamo in diciannove persone in 4 metri per 4. Ammassati e con solo quattro letti».

Cancello

Un sollievo quando dopo tre giorni sei stato liberato. Devo davvero ringraziare l’ambasciata. Il quadro è drammatico e loro hanno lavorato benissimo per liberarmi immediatamente. Quando ho varcato il cancello c’erano migliaia di persone fuori che urlavano slogan come “libertà” e “lista”. Non si sa neppure chi sia detenuto. La gente protesta». Prima di salutarci Locatelli specifica una cosa: «Sai di quanti eravamo in cella quanti manifestanti c’erano? Uno. Questo ci dice che tipo di strategia intimidatoria mette in atto quel governo che calpesta i diritti umani più elementari». Più di seimilesettecento arresti, ma il numero è assai approssimativo. Tra questi anche cento giornalisti, tra cui Claudio Locatelli. Non tutti oggi possono raccontare come fa lui perché sono ancora detenuti in condizioni durissime.

Farnesina

La Farnesina in merito ha pubblicato una nota nelle ultime ore: «L'ondata di arresti indiscriminati di questi ultimi due giorni a Minsk, così come la compressione dei principali diritti civili e delle fondamentali libertà democratiche, inclusa quella di stampa, suscitano la più profonda preoccupazione. Tali gravi sviluppi fanno peraltro seguito ad una consultazione elettorale che secondo molti osservatori, non solo locali, ha deluso le aspettative riposte dalla Comunità Internazionale. L'Italia invita le Autorità di Minsk ad avviare al più presto un dialogo con le opposizioni e a mettere in atto tutte le misure necessarie ad allentare le tensioni. Da parte italiana non si mancherà di offrire ogni utile sostegno ad una Bielorussia stabile e democratica». 

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