Massimo Ciardi, Lino Fabbian e il salone condiviso

Due tra i più noti acconciatori della città mettono in pratica una possibilità data dalla legge, il cosiddetto "affitto di poltrona": «Lo fanno gli architetti e gli avvocati - spiega Ciardi - perché non possono farlo parrucchieri e acconciatori?»

Massimo Ciardi e Lino Fabbian

L’idea è venuta a Massimo Ciardi e Lino Fabbian, associare in uno studio diversi professionisti. «Lo fanno gli architetti e gli avvocati - spiega Ciardi - perché non possono farlo parrucchieri e acconciatori?». E’ esattamente quello che hanno deciso di mettere in pratica i due, professionisti molto noti in città che hanno deciso di approfittare della possibilità di condividere uno spazio, molto ampio nella fattispecie, ammortizzando e condividendo così sia costi che eventuali investimenti. «Abbassiamo le spese fisse e andiamo incontro al futuro, incerto, con un approccio nuovo che, sono certo, traccia la strada da seguire. Non è stato il primo Lino Fabbian a farmi questa proposta, di condividere il salone. Alla sua proposta ho accettato subito, senza indugi, perché conosco la persona e il professionista. Non ho avuto dubbi quindi ad accettare la sua proposta». 

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Dopo quarantadue anni quindi, L.A. Studio di Lino Fabbian, si sposta e lascia via San Fermo e il civico 112. Si trasferisce di fatto di circa un centinaio di metri e raggiunge Ciardi in in Riviera dei Mugnai al numero 26. «Dati i tempi - spiega Fabbian - l’aggregazione è il futuro di attività come le nostre. Come funziona è semplice. Io ho uno spazio mio, la mia partita Iva e il registratore di cassa. Pago un affitto d’azienda, tecnicamente  “affitto di poltrona”, al mio collega. Di fatto condividiamo le spese».

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Fabbian ha coperto ruoli importanti nella rappresentanza della sua categoria sia a livello nazionale che provinciale. «Questo tipo di soluzione è una soluzione sia per chi si vuole affacciare alla professione che per aiutare chi altrimenti, senza la possibilità di avere un luogo dove ricevere i clienti finisce per andare a domicilio e fare tutto in nero, ma non può essere certo quella una soluzione. Questa invece io sono certo sia la strada giusta. Si associano i medici in uno studio, perché non possiamo farlo anche noi?». Gli facciamo scherzando notare che ha detto più o meno la stessa cosa anche il collega Ciardi: «Ai tempi di Zanonato ministro la nostra categoria riuscì a portare a casa questa che a distanza di anni può rappresentare una possibilità concreta per tanti. E’arrivato il momento di sfruttare questa possibilità e sono certo che in tanti lo faranno». 

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