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Lunedì, 27 Giugno 2022
Attualità Monselice

Mediterranea porta in salvo altre centosettantasette persone. Ventidue famiglie ospiti nella Bassa

Tra le persone condotte in salvo a Monselice anche due torinesi che non riuscivano più ad uscire dall'Ucraina. Ci sono profughi di sette diverse nazionalità. Beppe Caccia: «Se c’è una parte con cui schierarsi non può che essere la popolazione civile»

Hanno condotto da Leopoli fino a Monselice 177 persone. E’ l’equipaggio di terra di Mediterranea, l’ong che da tre anni con le sue navi si prodiga per salvare chi cerca di raggiungere l’Europa con i barconi dalla Libia. Le persone condotte in salvo in Italia, come spiega Beppe Caccia, sono di diverse nazionalità. Ci sono naturalmente ucraini, la maggior parte, ma anche uzbeki, georgiani, studenti e studentesse dell’Università di Dniepr provenienti da Colombia e Equador e due italiani, torinesi, che non trovavano modo di tornare a casa. «Siamo passati dalla frontiera di Medica dopo cinque ore di coda. La cosa che più colpisce è il divieto per tutti i maschi adulti di poter uscire. C’è un clima di mobilitazione generale che produce sitauzioni crudeli e paradossali al tempo stesso. Abbiamo visto un quarantenne con una certificata forma di epilessia che non ha potuto lasciare il Paese. Ma non è certo una persona che si può mandare al fronte. Anche maschi adulti con doppia cittadinanza che per l’Ucraina sono loro cittadini. Anche loro avrebbero l’obbligo di andare al fronte». Caccia mette in evidenza come la guerra semplifichi ciò che è evidentemente più complesso: «La guerra semplifica costringendo a schierarsi, di qua o di la. Lo fa costringendo le persone a fuggire. Stiamo parlando di un fenomeno enorme come quello dei profughi interni. Leopoli ha normalmente 700mila abitanti. In questo momento ospita 200mila profughi. Sono stati requisiti tutti gli spazi sociali possibili spendendo un milione di euro al giorno per garantire i servizi di base. E’ come se a Padova tutto a un tratto arrivassero 75mila persone che si aggiungono ai suoi 200mila. Immaginate l’impatto in questa che è una condizione di sradicamento». Una ventina di famiglie saranno ospitate da famiglie della Bassa Padovana: «Se c’è una parte con cui schierarsi non può che essere la popolazione civile. Le vere vittime delle guerre. Qui come in tutti gli altri confilitti». Caccia ha confermato che tra pochi giorni ci sarà una nuova missione per la Mare Jonio che è pronta a salpare. Che sia per mare che per terra, l'obiettivo è solo uno, quello di salvare vite. 

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