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Venti Comuni sottoscrivono il memorandum delle "Città accoglienti"

A Palazzo Moroni si sono riuniti 20 comuni provenienti da tutta Italia per lanciare una proposta: che finalmente l’accoglienza in famiglia, già realtà in molti Comuni del Paese, venga considerata come una possibilità strutturale dell’accoglienza

Uscire dalle logiche dell’emergenza, costruire percorsi condivisi tra Amministrazione, cittadini e Terzo Settore e fare tesoro delle esperienze e di quanto appreso in questi anni: è con questo spirito che si ritrovano a Padova 20 Comuni italiani per presentare ad Anci, rappresentata nella persona di Matteo Biffoni, Sindaco di Prato e delegato  all’Immigrazione dell’associazione dei Comuni una proposta ufficiale di inserimento dell’Accoglienza in Famiglia nelle politiche strutturali dell’accoglienza. 

Accoglienza

A Palazzo Moroni si sono riuniti 20 comuni provenienti da tutta Italia per lanciare una proposta ad ANCI nazionale e, di conseguenza, al Ministero degli Interni: che finalmente l’accoglienza in famiglia, già realtà in molti Comuni del Paese, venga considerata come una possibilità strutturale dell’accoglienza e inserita come tale nelle norme che regolano il sistema di accoglienza del paese. I Comuni si incontrano a Padova in occasione del convegno “Le città accoglienti”, dedicato al progetto europeo “Embracin’”che ha permesso a Padova di sperimentare l’accoglienza in famiglia in partenariato con altre 7 realtà europee. Nell’ambito di questo progetto, è prevista la sottoscrizione di un Memorandum da parte di altri comuni italiani. Il documento impegna i firmatari a formare e mantenere una rete di scambio di buone pratiche relativamente al tema dell’accoglienza in famiglia. Padova è solo una delle tante città in Italia che ha sperimentato questa possibilità. Proprio per questo la notizia del convegno e del memorandum si è diffusa su tutto il territorio nazionale, raccogliendo l’interesse di Roma, Milano, Bologna, Napoli, Aosta oltre che delle venete Verona e Rovigo e di molti altri piccoli Comuni. Il tramite di diffusione è stato uno spontaneo movimento di associazioni e amministratori già in contatto sul tema: per questo la rete prende vita il 26 novembre ma si configura come una realtà aperta a molte nuove adesioni. 

Memorandum

I Comuni firmatari ritengono importante attivare l’accoglienza in famiglia come misura strutturale nel sistema di accoglienza italiano per queste ragioni: 

  • I Comuni italiani che nel corso di questi anni hanno sperimentato l’accoglienza in famiglia. Questo è stato possibile grazie a finanziamenti europei, nazionali, locali e di altra natura nonché ad alcune sperimentazioni promosse direttamente dal sistema SAI. 
  • Tutte le Amministrazioni che hanno attivi progetti di accoglienza in famiglia concordano nell’affermare che questo strumento, se ben integrato nelle politiche di welfare pubblico dei Comuni, consente di inserire le persone migranti nel contesto culturale e linguistico italiano con maggior efficacia 
  • Queste esperienze hanno consentito di evidenziare anche un altro fatto. Non solo i migranti traggono giovamento dall’essere accolti in famiglia, ma è anche il tessuto sociale italiano, solidale e forte, che – ove sollecitato – risponde con entusiasmo ai progetti di accoglienza. Questo fatto è stato dimostrato in particolare con le emergenze prima afghana e poi ucraina: in tutto il territorio nazionale sono state moltissime le famiglie a scrivere direttamente alle prefetture per rendersi disponibili ad accogliere i profughi in casa propria. 
  • L’ospitalità in famiglia non è il solo strumento possibile per promuovere una migliore politica di inclusione nel nostro paese, ma è una risorsa preziosa se ben integrata con i sistemi virtuosi della prima accoglienza, a partire dal sistema SAI, che è il modello di accoglienza diffusa che i territori apprezzano. In questo senso i Comuni firmatari auspicano un consistente ampliamento della rete SAI e si impegnano a promuoverlo sui propri territori. Il potenziamento del sistema SAI e il rafforzamento e la strutturazione dei percorsi sperimentali di affido familiare che alcuni Comuni stanno portando avanti, potrebbero rappresentare, inoltre, la risposta al grande aumento delle presenze dei minori stranieri non accompagnati che per tanti Comuni capoluogo è oggi una vera emergenza. 
  • In questa direzione, l'accoglienza in famiglia è una risorsa particolarmente preziosa sia a supporto dei percorsi di uscita dal SAI sia, nelle città che vogliano sperimentarlo, come percorsi di uscita dai CAS, come forma di housing sociale per sostenere i percorsi di inserimento abitativo e di inclusione sociale, pienamente integrata nei servizi di welfare dei Comuni. 
  • Tutte le risorse possibili devono essere messe in gioco per promuovere un sistema di accoglienza differenziato ed efficace, in grado di promuovere l’inclusione effettiva delle persone migranti che rappresentano un fenomeno ormai strutturale nel nostro Paese. 

Proposta

Una risposta organica e multilivello si rende oggi più che mai necessaria per rispondere non solo alle esigenze umanitarie delle persone migranti ma anche alle richieste provenienti dai territori di ripopolare intere zone del nostro Paese e di supportare il tessuto produttivo con nuovi innesti di lavoratori. Poste tali premesse, i Comuni firmatari il Memorandum di Padova lanciano oggi, con gli auspici di ANCI nazionale, una proposta concreta al Ministero degli interni: che l’accoglienza in famiglia venga considerata come una politica strutturale dell’accoglienza e, come tale, ulteriormente valorizzata anche nel sistema SAI, soprattutto per accompagnare i percorsi di uscita dall’accoglienza in struttura. La presenza in data odierna del sindaco Biffoni, sindaco di Prato e delegato all’Immigrazione dell’Associazione dei Comuni avvalora l’iniziativa e preannuncia un suo sviluppo futuro: la proposta sarà infatti portata in discussione nell’ambito dell’associazione nazionale dei Comuni per essere approfondita e portata a valore tecnico. Successivamente sarà cura del Ministero degli Interni dare un proprio parere. 

Margherita Colonnello

Margherita Colonnello, assessora al sociale del Comune di Padova: «Con questa firma oggi abbiamo fatto apparentemente  un piccolo gesto  in realtà abbiamo sottoscritto un impegno importante per tutto il nostro Paese. Abbiamo sperimentato e vogliamo continuare a sperimentare l’accoglienza in famiglia nelle nostre città e nei nostri comuni perché vogliamo che questa modalità, diventi una opportunità strutturale del sistema di accoglienza in Italia. Siamo qui perché Padova ha appena concluso la partecipazione a un progetto europeo che ci ha permesso di sperimentale l’accoglienza in famiglia. E’ stato un successo a dimostrazione che le comunità e gli enti locali sono pronti a fare la propria parte in questo senso. Siamo qui anche perché c’è stato un passaparola anche abbastanza spontaneo, che ha portato alla creazione di questa rete di amministrazioni, che è naturalmente aperta alla partecipazione di chi vorrà farne parte».

Monica Fedeli

Monica Fedeli, prorettrice alla Terza Missione dell’Università di Padova: «L’università di Padova è parte integrante della città, la città stessa è un grande campus universitario e quindi la collaborazione con il Comune è stretta e ben avviata da molto tempo. La mia presenza qui è proprio per rinforzare questa collaborazione, integrazione e unità di intenti nel campo dell’accoglienza».

Barbara Funari

Barbara Funari, assessora alle politiche sociali e alla salute del Comune di Roma: «Ci uniamo in una rete che ha già raccontato tante storie sperimentate dell’accoglienza in famiglia, e queste esperienze le portiamo a questo tavolo, perché riteniamo che l’obiettivo di ogni Comune sia quello di avere strumenti che vadano oltre una accoglienza emergenziale  che noi a Roma conosciamo bene per i numeri che la riguardano. Voglio solo ricordare che l’accoglienza in famiglia è stata vissuta in tanti Comuni nei confronti delle mamme e dei bambini fuggiti dall’Ucraina e che questo può essere un esempio importante di un approccio strutturato che potrebbe valorizzato nell’ambito del sistema SAI».

Matteo Biffoni

Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato all’immigrazione di ANCI: «Il sistema SAI è un sistema che con i suoi limiti e i suoi problemi, però funziona, dà le sue risposte in termini pratici alla necessità che noi tutti abbiamo.  Le amministrazioni di un territorio hanno l’esigenza che quando arriva una persona, un essere umano, nei nostri comuni noi abbiamo la pretesa, politica, di fare cittadinanza, di creare dei cittadini; voglio quindi avere in mano gliu strumenti migliori per arrivare a questo obiettivo. Il percorso che ha avviato Margherita Colonnello e al quale tutti noi abbiamo aderito oggi, è un percorso aperto, ci consente, e io me ne prendo l’impegno, di portare all’attenzione del Ministero e di tutte le politiche nazionali, ma anche del Governo e del Parlamento tutto, una modalità che può essere una ulteriore modalità di presa in carico, di accompagnamento verso la cittadinanza delle persone  che arrivano sul nostro territorio. Ora abbiamo una base vera, con Comuni importanti, su cui appoggiare una proposta da portare alla valutazione del Ministero, come miglioramento del sistema di accoglienza che già abbiamo. L’ANCI su questo tipo di proposta ci lavorerà.».

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