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Nuovo focolaio al Due Palazzi. Il direttore Mazzeo: «Un errore non vaccinare i detenuti»

Sono sessantanove i positivi tra i detenuti della casa di reclusione, una quindicina gli agenti. «Una comunità chiusa come il carcere avrebbe dovuto essere trattata come una Rsa. Si avrebbe dovuto vaccinare i detenuti, coloro che operano nel terzo settore e tutti coloro che qui lavorano»

«Una comunità chiusa come il carcere avrebbe dovuto essere trattata come una Rsa. Si avrebbe dovuto vaccinare i detenuti, coloro che operano nel terzo settore e tutti coloro che qui lavorano. Questo non è stato fatto e non so in che tempi si farà. Io questo l'ho chiesto da tanto tempo, soprattutto per quelli più fragili. Anche la garante regionale si è interessata alla questione». Il direttore del carcere Due Palazzi, Claudio Mazzeo si trova di nuovo a dover fronteggiare un focolaio all’interno della casa di reclusione. Lui e tutti coloro che ci vivono e ci lavorano. 

Focolaio

Sono sessantanove i positivi tra i detenuti, una quindicina gli agenti. «Già da un anno come tutti stiamo vivendo questa situazione, con le difficoltà che però ha una situazione come questa. Abbiamo dovuto fermare tutte le attività e prendere tutte le iniziative possibili per contenere il propagarsi del virus. Devo dire che i detenuti hanno compreso bene la situazione e si sono comportati in maniera molto responsabile. E’ chiaro che il personale è molto sotto pressione e nonostante la stanchezza sta garantendo i servizi e tutti gli spostamenti dei detenuti. Grandissimo lo sforzo del personale medico che sta lavorando da mesi senza sosta. Questi aspetti mi fanno sentire ottimista».

Vaccini

Sul fronte vaccini, il direttore ci fa sapere che il 60% del personale ha aderito alla campagna, il che fa sottintendere che il 40% non lo ha fatto. «Ripeto, fermo restando che è giusto ci sia la libertà di scelta, è altresì vero che a maggior ragione per questo si doveva puntare subito sul vaccinare i detenuti perché se si contagia chi a casa ci può andare è un conto, se si ammala un detenuto è un problema più grande che coinvolge inevitabilmente tante altre persone». Il direttore ci fa notare che la seconda ondata ha avuto il suo picco a Natale e che i contagi di questi giorni sono dovuti alla cosiddetta variante inglese. «Siamo comunque in attesa di avere l'esito di altri tamponi, ma sembrerebbe che questi contagi siano dovuti a questa variante». 

Politica

Che ci voglia un cambio di rotta pare indispensabile, soprattutto a fronte di quanto accaduto quest’anno: «La politica deve fare un salto di qualità per quando riguarda il carcere. Il carcere ha una funzione sociale, rappresenta una fase della vita di una persona, non può essere considerato il rimedio assoluto. Il carcere è un percorso, non può essere una soluzione a vita». E' un passaggio, quello che si richiede, anche culturale: «A Padova devo dire che per fortuna la situazione è migliore, il carcere è abbastanza integrato con la società. L’inserimento dei detenuti nei lavori di manutenzione in squadra con gli operai del comune e della provincia, ad esempio, è un pratico esempio di inserimento nella società. Ma sono tantissimi i progetti, preziosi, ai quali non si può e non si deve rinunciare. Ma c'è ancora una parte della società che pensa ancora che il carcere sia un luogo dove rinchiudere chi delinque ed è vissuto come qualcosa di completamente staccato dalla società. Su questo c'è ancora tanto lavoro da fare, bisogna impegnarsi tutti»

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