«Diminuzione mortalità malattie, anche gravi, grazie alla scienza. Il punto da cui partire per evitare messaggi pericolosi»

La narrazione della malattia e la retorica della sconfitta o della vittoria. Il rettore Rosario Rizzuto ha risposto su questo tema di grandissima drammaticità e attualità

A margine della conferenza stampa dove è stata presentata l’importante scoperta che l’Università di Padova ha fatto in merito alle malattie cardiovascolari, una scoperta che può “salvare” cuori e quindi vite e di cui il resoconto e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Science, al rettore Rosario Rizzuto abbiamo posto una domanda relativa come, soprattutto i media, raccontano la malattia. C’è una grande retorica della battaglia, in cui chi viene colpito dalla malattia è spesso raccontato come un lottatore, “che deve vincere il male”. E infatti la sintesi “vinto dalla malattia” o “sconfitto”, è presto fatta. Così abbiamo chiesto al Rettore, che di salute ultimamente è chiamato a parlare sempre più spesso, dalla querelle con Luca Zaia sull’opportunità di far lavorare al posto dei medici, specializzandi fino al caso di una scoperta importante come quella annunciata, qualìè a suo parere il modo giusto anche di raccontare, la malattia. 

Guarire, non vincere

Come dovrebbe essere raccontata la malattia, è corretto farlo come se fosse una battaglia? Che tipo di narrazione suggerisce, uno scienziato, chiediamo al rettore Rosario Rizzuto. «Quando studiavo per tumori e leucemie si moriva, oggi un numero rilevante di persone guarisce. Partirei innanzi tutto da questo dato. E’ chiaro che prende lo scoramento quando sentiamo di storie che vanno male, non solo quando sono prossimi a noi, ma la scienza può dare molto». Poi precisa: «Ricordare - dice dicendo ai giornalisti presenti - che sono stati fatti passi da gigante nella medicina, credo rassicuri la popolazione e toglie poi la tentazione a chi dice che i vaccini non servono, le chemioterapie, le terapie non servono - dice facendo riferimento agli anti vaccinasti e affini - ricordiamo cos’era il mondo prima di questo. Raccontare in positivo, fare un’analisi di come sono evolute le prospettive di cure di certe malattie credo sarebbe un lavoro interessante da fare», suggerisce ai presenti.

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Il rettore ha premesso prima della conferenza che non avrebbe risposto a nessuna domanda che non riguardasse la scoperta che potrebbe davvero rivoluzionare la cura delle malattie cardiovascolari, però a voler guardare tra le righe, come si suol dire, un messaggio a Zaia lo lancia lo stesso: «La medicina è scienza ma è soprattutto cura e attenzione alla persona. La qualità del supporto medico, sociale, psicologico è una parte decisiva nella quale non bisogna mai lesinare l’impegno e la qualità». Forse non parlava nello specifico della polemica in corso ma ha comunque ancora una volta chiarito come la pensa sulla professionalità e la preparazione dei medici negli ospedali. Poi conclude: «Non dimentichiamoci la medicina è una scienza straordinaria perché da una parte ha i progressi e dall’altra la persona, il centro attorno a cui ruota tutto».

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