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Domenica, 21 Aprile 2024

Da Padova continuano a partire cinque tir al mese carichi di aiuti per la popolazione ucraina

La Fondazione Hope Ukraine ogni settimana fa partire almeno un Tir di aiuti, ma sono in media almeno 5 le missioni. L'ultimo carico è in partenza per Kharkiv dove sono morti 7 civili tra cui 3 bambini nell'ultima settimana

In Ucraina continuano a morire persone, civili, sotto i bombardamenti russi. A pochi giorni dall'inizio del terzo anno del conflitto sembra essere scemata la partecipazione e l'attenzione su quanto sta accadendo alle porte dell'Unione Europea. E anzi, si sente spesso dire che la crisi in Ucraina non «appassiona più». Fortunatamente, anche se l'attenzione dei media è probabilmente diminuita, c'è chi continua a far arrivare aiuti soprattutto nelle città che sono più in difficoltà, quelle che sono tutti i giorni a rischio bombardamenti.

E' il caso della fondazione Hope Ukraine Foundation che dalla sede di Corso Australia della Protezione Civile continua a raccogliere aiuti raccolti su tutto il territorio nazionale, scaricati a Padova e poi dopo essere catalogati e imballati, vengono spediti. Anche questa mattina, mercoledì 14 febbraio, un mezzo carico di beni alimentari, materiale sanitario e indumenti, con particolare attenzione ai più piccoli. Nella fattispecie questo bilico carico di aiuti è diretto a Kharkiv, che solo quattro giorni fa è stata colpita da diversi droni russi che hanno provocato almeno7 le vittime, tutte civili. Tra questi anche 3 bambini. 

Spiega Igor Kruglyk, referente per Hope di 600 sindaci ucraini che fanno arrivare alla fondazione le necessità di cui hanno bisogno. Il 2 giugno scorso circa un centinaio di sindaci hanno raccontato in un incontro organizzato da Hope Ukraine Foundation alla presenza anche di rappresentanti di imprese padovane e della Confapi, le difficoltà che stanno incontrando. Quelli che dovrebbero dovuto essere dei funzionari pubblici eletti per amministrare un municipio, si sono trovati a fronteggiare un'emergenza di tale proporzioni. Indimenticabile di quel giorno a Kiev, il racconto della sindaca di Chernobyl, che oltre alle difficoltà straordinarie nella quale si trova ad amministrare l'ordinario, ora anche la guerra. Una provincia, quella Chernobyl, che soffre ancora di quanto accaduto la notte del 26 aprile del 1986, quando esplose il più avanzato dei quattro reattori della centrale nucleare della città, a poco più di 100 km da Kiev. C'era ancora l'Unione Sovietica al tempo, ma quello fu l'inizio della fine. Per chi ancora ci vive con la guerra le difficoltà sono aumentate, come è ovvio.

Se quello di Chernobyl è un esempio facile da comprendere perché tutti sono a conoscenza della tragedia che ha contraddistinto la sua storia, di altri municipi si sa meno. La scelta della fondazione è mirata a far arrivare anche nei centri più remoti e piccoli gli aiuti che servono. Per questo il lavoro di Igor Kruglyk diventa quindi indispensabile, per individuare come e dove agire, nell'emergenza che non accenna a diminuire. Ogni settimana almeno un Tir di aiuti parte da Padova per l'Ucraina, ma sono in media almeno 5 le missioni che si compiono ogni mese. Da due, anni ininterrottamente. 

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