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Venerdì, 28 Gennaio 2022
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La beffa della pensione minima per 19mila padovani: dal primo gennaio salirà di soli nove euro

Un incremento, riconducibile alla rivalutazione automatica dell’assegno, che Anp Cia Padova definisce «risibile, quasi una beffa: ci vuole ben altro per assicurare una vita quantomeno dignitosa ai nostri pensionati»

Da 515 euro al mese a 524 euro al mese dal primo gennaio 2022 per i 18mila pensionati padovani che “beneficiano” della minima (29mila invece quelli retribuiti fino a 773 euro al mese). Un incremento, riconducibile alla rivalutazione automatica dell’assegno, che Anp Cia Padova definisce «risibile, quasi una beffa».

Pensioni

Chiarisce il presidente di Anp Cia Padova, Dino Milanello: «Da anni chiediamo al Governo centrale di portare la minima ad almeno 780 euro al mese. Il nostro appello, però, è rimasto inascoltato. I 9 euro in più che scatteranno nel 2022 rappresentano un mero palliativo, ci vuole ben altro per assicurare una vita quantomeno dignitosa ai nostri pensionati». L’unica nota positiva contenuta nella Manovra è il riconoscimento del lavoro agricolo come usurante: in questo modo viene concesso l’anticipo della pensione, senza penalizzazioni. Tuttavia, questa particolare misura non è di certo sufficiente al fine di invertire la tendenza. «Vi sono anziani che non sono in grado di mettere insieme il pranzo con la cena, soprattutto in questo periodo di cronica emergenza sanitaria. Una situazione destinata addirittura a peggiorare - aggiunge Milanello - dato che con l’anno nuovo sono previste delle vere e proprie batoste: fino ad un +50%, ad esempio, per le bollette di luce e gas. Per non parlare dell’inflazione, ormai galoppante. Ci sono dei prodotti alimentari che costano almeno un 30% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Peccato, appunto, che le entrate siano le medesime.

Riduzioni fiscali

Per quanto riguarda le riduzioni fiscali, se da una parte Anp Cia Padova «apprezza la volontà di attenuare il carico sulle pensioni, che rimangono comunque le più tassate d’Europa, dall’altra si auspicava un maggiore equilibrio e progressività nella determinazione delle aliquote. Per i redditi fino a 15mila euro siamo, infatti, ancora fermi al 23%, senza alcun miglioramento per le pensioni basse; mentre sembrerebbero premiati solamente i redditi alti. Così, però, si rischia di ampliare la forbice delle disuguaglianze sociali nel nostro Paese». In ogni caso Anp Cia Padova rinnova il suo impegno sul terreno sindacale al fine di tutelare la salute delle categorie più vulnerabili e fragili e a difesa di quei pensionati costretti a vivere con assegni irrisori. Conclude Milanello: «Continueremo a mobilitarci finché sarà necessario. Abbiamo la responsabilità di tenere accesi i riflettori sull’ingiustizia sociale che colpisce migliaia di pensionati ridotti alla soglia della povertà, sostenuti troppo spesso solo da retorica, mai da interventi concreti. Porteremo nuovamente le nostre proposte sul tavolo delle Commissioni governative, chiamate a predisporre la riforma previdenziale e fiscale in campo pensionistico, coinvolgendo tutti i parlamentari veneti».

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