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Gelate tardive, nella Bassa fino al 90% di pere in meno: la testimonianza

Le gelate tardive del 7 e 8 aprile scorsi, quando di notte la temperatura scese fino a -7 gradi, hanno bruciato il 90% delle pere (varietà Abate, Conference, Williams, Kaiser, Decana) che stavano maturando e il 75% delle mele coltivate nell’area della Bassa Padovana

Le gelate tardive del 7 e 8 aprile scorsi, quando di notte la temperatura scese fino a -7 gradi, hanno bruciato il 90% delle pere (varietà Abate, Conference, Williams, Kaiser, Decana) che stavano maturando e il 75% delle mele coltivate nell’area della Bassa Padovana.

Testimonianza

La testimonianza è di Antonio Quota, titolare dell’azienda agricola biologica Barbona Chiesa di Barbona. Il suo è un caso paradigmatico: durante le annate “normali” vengono raccolti 300 quintali di pere per ogni ettaro; nel 2021 le previsioni sono di appena 25 quintali ad ettaro. Per quanto riguarda le mele, nella sua azienda in tutto saranno raccolti 700 quintali, quando di solito i numeri si attestano sui 3.000 quintali. Ma è l’intero comparto frutticolo della provincia a registrare una preoccupante flessione: 966 gli ettari complessivi vocati, per un fatturato medio annuo di 13 milioni e mezzo (numeri diramati da Veneto Agricoltura). A motivo di gelate non prevedibili, Cia Padova stima che nel 2021 l’ammontare del fatturato totale sarà di circa 3 milioni di euro, con un calo rispetto agli ultimi dati disponibili dell’80%. «E pensare - commenta lo stesso Quota - che c’erano tutti i presupposti per una stagione eccellente. La fioritura era spettacolare. All’improvviso le temperature sono scese di molto sotto lo zero, non abbiamo potuto fare nulla per contrastare tale drastica diminuzione. Ora la sfida è che i peri e i meli ritrovino un loro equilibrio, in modo che l’anno prossimo possano ripartire in maniera regolare». In realtà, rileva Cia Padova, sono almeno due anni che il comparto frutticolo segna il passo in provincia: nel 2019 è esploso prepotentemente il problema della cimice asiatica, che ha compromesso oltre il 50% della produzione di kiwi e pesche, oltre appunto alle pere e alle mele. «A questo flagello - sottolinea il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini - adesso si sono aggiunte le criticità riconducibili ai fenomeni metereologici avversi degli ultimi mesi. Gli imprenditori agricoli hanno visto decimato gran parte del loro raccolto».

Cia Padova

Motivo per cui nei giorni scorsi Cia ha chiesto al Ministero delle Politiche Agricole l’introduzione di «un contributo di 150 milioni nell’ambito del Decreto ristori bis a favore di tutte quelle imprese agricole del Nord Italia che hanno subito dei danni a causa delle gelate e delle brinate eccezionali dell’aprile scorso». Cia sostiene inoltre un’iniziativa dello stesso Dicastero; quest’ultimo ha sollecitato la Commissione Europea a «mettere in campo idonee misure di aiuto, urgenti e transitorie, per sostenere le imprese danneggiate, conformemente a quanto consentito dall'articolo 221 del regolamento sulla Organizzazione unica di mercato». Conclude Antonini: «Il settore agricolo, che ha già avuto pesanti ripercussioni provocate dalla pandemia, ha continuato a produrre alimenti sicuri e di qualità per i cittadini europei. Purtroppo, l'agricoltura risente fortemente dei cambiamenti climatici in corso e le gelate che hanno colpito le produzioni nelle scorse settimane ne sono un esempio».

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