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Perquisizioni e ostacoli alle Coop: il Dap "commissaria" il Due Palazzi

Il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) prende una dura posizione contro la direzione del Due Palazzi di Padova

Il carcere Due Palazzi di Padova è finito sotto osservazione da parte del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che ha il compito di garantire ordine e sicurezza all’interno delle carceri. Il nodo del contendere è rappresentato dai rapporti che la direzione ha con le cooperative che da anni operano all’interno dell’istituto e che sembra, leggendo la relazione degli ispettori, non proprio idilliaco.

Dap

Il Dap, che è stato istituito con la legge 395/1990, si occupa innanzi tutto della gestione amministrativa del personale impiegato e dei beni dell’amministrazione penitenziaria su tutto il territorio italiano. Inoltre garantisce l’esecuzione delle misure cautelari, delle pene e delle misure di sicurezza detentive e le leggi vigenti sul trattamento dei detenuti. Questo anche dal punto di vista della tutela sanitaria. Attualmente a capo del Dap c’è il magistrato antimafia Bernardo Petralia, procuratore generale di Reggio Calabria. La lettera, firmata proprio da Petralia e indirizzata alla direzione del carcere di Padova, “commissaria” di fatto la direzione del Due Palazzi con una frase che, nonostante il linguaggio formale e istituzionale, non lascia spazio a troppi dubbi: «Nel decreto di rinnovo dell’incarico della casa di reclusione di Padova, del 3 febbraio 2021, è stato stabilito che il dr. Claudio Mazzeo, nell’esercizio delle sue funzioni, tra gli obiettivi assegnati, dovrà prioritariamente mantenere ed incentivare i rapporti con enti pubblici, privati e terzo settore che hanno dato lustro al buon nome dell’Amministrazione penitenziaria, nel rispetto dei reciproci ruoli e delle direttive emanate».

Relazione

In un documento precedente sempre il dottor Petralia rileva come indispensabile la collaborazione col terzo settore e che «debba ritrovare nell’Istituto di Padova quell’equilibrio e quella forza che nel corso degli anni lo hanno reso un ‘Istituto pilota’, noto in ambito nazionale e internazionale». Nel rapporto a seguito della visita degli ispettori si fa poi accenno a una serie di episodi non proprio edificanti. Una mail inviata dalla vicecomandante a una responsabile di una cooperativa di cui definisce “ancillare” l’operato, inteso evidentemente non come un complimento.

Perquisizione

Ma il fatto più grave, nel documento sono diversi gli episodi citati, accade la notte tra il 15 e il 16 ottobre e vede sempre la Vicecomandante Maria Grazia Grassi. Quella notte infatti «è stata effettuata da alcuni operatori della Polizia penitenziaria, sotto la sua guida, una ‘ispezione’ dei locali della pasticceria “Giotto-WorkCrossing”, senza preavviso e senza notifica ai responsabili dei locali stessi. Anche senza successiva immediata informazione, giacché l’episodio è emerso solo perché i lavoratori hanno trovato, il mattino seguente, gli oggetti spostati, il materiale rovesciato, gli abiti da lavoro lasciati alla rinfusa. Il controllo effettuato ha riguardato oltretutto materiale alimentare da trattare con le indispensabili accortezze di carattere igienico-sanitario – e si vuole qui tralasciare l’inaccettabilità di tale azione in periodo di emergenza sanitaria all’interno di locali che richiedono una rafforzata attenzione igienica».

Garante 

Intanto la nomina del Garante dei diritti dei detenuti per la città di Padova sta diventando una corsa ad ostacoli per l’amministrazione comunale. Dopo un primo nulla di fatto anche l’ultima seduta del consiglio comunale di mercoledì 3 marzo, straordinariamente convocata proprio per dirimere questa questione, non ha raggiunto l’obiettivo. Nella maggioranza la posizione del consigliere Luigi Tarzia e il suo voto a favore della candidata Maria Pia Piva hanno reso vani i 21 voti a favore di Antonio Bincoletto. Otto preferenze le ha raccolte Maria Rita Grazia Zobel. Una è stata espressa invece in favore del latitante per eccellenza, Matteo Messina Denaro. Non si ha ancora certezza di chi sia stato il consigliere buontempone che ha votato in questo modo, cosa che molti non hanno fatto gradito. Fatto sta che a distanza di anni Padova si trova ancora senza un garante dei diritti delle persone private delle libertà personali proprio in un momento in cui appare ancora più indispensabile. L’unico capoluogo in tutto il Veneto a non avere ancora questa figura.

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