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Pieretti, Adl Cobas: «Lavoratori ostaggio di BusItalia»

Il sindacalista: «Impongono quella che chiamano furbescamente disponibilità ma è reperibilità non retribuita. Pessimo biglietto da visita del nuovo dirigente del personale»

«I turni di gennaio prevedono ai lavoratori, gli autisti, imposti, 15 giorni di disponibilità. BusItalia la chiama furbescamente così mentre è evidente che si tratta di reperibilità. Non retribuita ovviamente, per questo scelgono quella formula, così ai lavoratori non spetta nulla». Stefano Pieretti, segretario di ADL Cobas, non ci gira tanto intorno. C'è molto malcontento da parte di lavoratori che in questi mesi stanno facendo uno sforzo enorme per garantire il trasporto pubblico in questi difficili tempi di pandemia e ai quali si finisce per chiedere ancora di più. Se già prima della pandemia le lamentele e le manifestazioni si sono manifestate in più forme, con l'esplosione del Covid la situazione di questi lavoratori è evidentemente peggiorata. «La retribuzione perà è rimasta la stessa e allo stesso tempo si lavora di più e in peggiori condizioni con tutti i rischi del caso, visto il momento che stiamo vivendo tutti», sottolinea Pieretti.

Disponibilità

La reperibilità, anzi la disponibilità come dicono da BusItalia, viene comunicata il giorno precedente e va dalle 4 della mattina alle 18. Questo vuol dire che è difficile che queste persone possano organizzarsi per altre attività che non siano solo lavorare. «Se il nuovo dirigente del personale si presenta così, partiamo bene. Qui non è solo un discorso legato alla retribuzione, che è comunque bassa come diciamo da tempo. C'è in più l'elemento della vita dei lavoratori, quindi delle persone. Come si fa ad organizzare una qualsisasi tipo di attività se si è ostaggio del lavoro? Perché di questo stiamo parlando, della vita delle persone». 

Mobilitazione

Si parla di sciopero da parte dei lavoratori, come quello del 14 gennaio, di 4 ore, indetto da Cgil, Cisl e Uil. Una formula che non piace tanto a Pieretti, che invece guarda a uno sciopero nazionale di ventiquattro ore: «In tutta Italia c'è molto malcontento ma questa padovana è oggettivamente una situazione unica. Questo passaggio, l'introduzione della disponibilità è un altro tassello che va a togliere diritti ai lavoratori. E questo non può essere. Non si può approfittare della situazione di disagio generale per fare i propri comodi». C'è sul tavolo una discussione con altre organizzazioni sindacali per costruire una mobilitazione nazionale mirata a migliorare la condizione dei lavoratori del trasporto pubblico. «La soluzione ideale sarebbe quella di implementare il personale se non garantire uno stipendio decente. Detto questo che può sembrare banale mentre è vitale, nell'immediato già riconoscere lo sforzo nuovo a cui devono essere sottoposti sarebbe un buon compromesso. Non l'ideale ma almeno se ne riconosce lo sforzo». 

Azienda

Per quanto riguarda l'azienda è nell'aria un cambio alla guida dell'azienda: «Speriamo venga finalmente nominato qualcuno che conosce il territorio, con il quale ci si possa confrontare per affrontare e risolvere i problemi. Ma senza la conoscenza delle problematiche specifiche di un territorio come il nostro diventa difficile». In questi ultimi mesi molti autisti si sono licenziati, altri non si sono vaccinati, altri ancora sono positivi e c'è bisogno di personale che evidentemente manca. Il risultato è che in totale, dal giorno della Befana fino a domenica, BusItalia ha già comunicato che non potrà garantire ben 164 corse, tra urbane ed extraurbane. 

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