Ponte Garibaldi Arcobaleno: l'opera neppure finita e già scoppia la polemica politica

Dal centro destra Lega e Fratelli d'Italia parlano di decoro offeso e di scelta inopportuna. L'assessore Bressa: «Si nascondono dietro all'estetica e ai soldi spesi per non ammettere che il problema per loro è di tutt'altro genere»

Il ponte Garibaldi è l’accesso al centro città per chi arriva dalla stazione. L’amministrazione nel mese delle celebrazioni dei diritti LGBTQIA+ ha deciso di marcare col colore quel passaggio. Un lavoro che non è ancora terminato ed è già scoppiato il finimondo. Fino ad ora si vedono solo i colori della bandiera arcobaleno, quando tutto sarà terminato invece si potrà leggerci sopra anche una scritta. Ci rechiamo sul posto che sono circa le dieci del mattino e incontriamo l’assessore Antonio Bressa:  «Sono qui perché ho letto dei post su Fb di diversi esponenti politici che mi hanno davvero stupito, se pensiamo in che anno siamo. Che poi si nascondano dietro ad aspetti di facciata, tipo la scelta estetica o i soldi spesi, fa poca differenza. E’ chiaro invece che c’è ancora a chi da fastidio che si parli di certi temi e che non accetta il principio universale dell’uguaglianza». Quindi non crede che la polemica sia perché si sono spesi soldi dell’amministrazione pubblica per fare quest’opera che a detta di molti è pure brutta? «E’ chiaro che non c’entrano nulla le questioni legate ai soldi pubblici. E’ una spesa infinitesimale, quindi non è quello il tema. Da fastidio invece, a una certa parte politica, il centro destra appunto, che si tocchino temi di questi tipo che sono poi valori universali che non dovrebbero fare parte di una sola parte politica ma di tutte. Dovrebbero essere patrimonio universale i diritti, non solo di qualcuno».

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Il primo a esprimersi sui social in maniera decisamente critica è stato il leghista Alain Luciani che decidiamo così di contattare telefonicamente: «E’ una vergogna, una cosa così, vicino alla cappella degli Scrovegni poi», ci dice. Chiediamo cosa ci sia di così sconveniente e domandiamo se invece il problema di altro tipo, anzi di altro genere, che è più adatto in questo caso: «Si tratta di soldi pubblici spesi solo per compiacere una minoranza». La consigliera Vanda Pellizzari si concentra sull’estetica e sostiene che sarebbe stato meglio impiegare quei soldi per posizionare dei fiori sul ponte, escludendo motivazioni di altro genere. Ci vanno giù pesante anche da Fratelli d’Italia: «I consiglieri di Fratelli d’Italia ricordano che gli spazi pubblici sono di tutti e non solo di chi la Giunta ha deciso di rappresentare». Poi lanciano un’iniziativa: «Da piazza De Gasperi fino al lato opposto del Ponte del Popolo, insieme all’On. Filippo Ascierto appenderemo le bandiere tricolore che non solo non sporcano e non costano al Comune, ma riempiono d’orgoglio tutti coloro i quali si sentono prima di tutto italiani e padovani». Critiche verso l’amministrazione comunale anche dall’assessora regionale Elena Elena Donazzan. Chiamata più volte in causa, interviene inevitabilmente anche l'assessora al sociale, Marta Nalin: «Sono sinceramente dispiaciuta per le polemiche che ho visto in queste ore. Si arriva quasi a dire che l’asfalto è un bene monumentale. È evidente che l’intento di chi si attacca a queste cose sia quello di mascherare la propria indignazione nei confronti di una città che vuole celebrare i diritti; diritti che evidentemente vorrebbero negare. È un piccolo gesto, tra l’altro realizzato con vernici apposite che se ne andranno con il tempo, per sottolineare un tema grandissimo, importante, che troppo spesso viene dimenticato o lasciato in secondo piano. Sono orgogliosa della mia città. Sono orgogliosa di poter camminare su un marciapiede arcobaleno. E sono orgogliosa che sia occasione per tante e tanti per riflettere su quanta strada dobbiamo ancora percorrere per arrivare all’uguaglianza e alla libertà. Al grigio asfalto, abbiamo contrapposto i colori arcobaleno.

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Se il compito di un giornalista è quello di riportare e non interpretare ciò che accade, è altresì giusto affermare che nel raccontare non si può non fare una considerazione: ma dietro a tutti questi post che portano quasi sempre motivazioni estetiche, non è che c’è un altro tipo di problema che si manifesta ogni qualvolta ci sono le celebrazioni del Pride? Perché il dubbio viene eccome, se si pensa che l’opera non è neppure finita. Non è che ad alcuni fa già schifo perché rappresenta quello che rappresenta? Considerazioni a parte, una certezza almeno c’è: nei prossimi giorni di questa faccenda inevitabilmente si parlerà nei media anche fuori dalla nostra provincia e, chi scrive lo afferma con convinzione, al netto della destra e della sinistra, questa è un’anacronistica polemica che di certo non fa onore alla nostra città. 

Bressa PRIDE-2

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