La "Stella" di Padova: a Giacomo Cordoni il premio "Stefano Magini"

Considerata una delle più promettenti giovani menti dell’astrofisica stellare italiana: la sua storia è tutta da leggere

Giacomo Cordoni

«Sono onorato di avere vinto il Premio “Stefano Magini”. Questo riconoscimento corona un lavoro in cui sono stato affiancato da ricercatori al top del loro settore. Durante la mia tesi ho studiato gli ammassi stellari “aperti” usando il telescopio spaziale Hubble ed il satellite Gaia»: con queste parole Giacomo Cordoni, studente dell’Università di Padova e oggi dottorando al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Galileo Galilei”, ha commentato il riconoscimento ricevuto per la miglior tesi di laurea magistrale in astrofisica.

Premio

Spiega il professor Antonino Milone, supervisore della tesi insieme ad Anna Fabiola Marino: «Giacomo è senza dubbio uno studente anomalo. Spesso non fa ricerca perché va a scalare qualche montagna oppure per impegni di campionato con la sua squadra di calcio. Altre volte, quando penso che finalmente si stia dedicando all’astronomia, lo trovo a spiegare complesse equazioni matematiche in aule affollate di studenti dei primi anni. In poche parole Giacomo sarebbe un pessimo astronomo se non fosse che in pochi mesi ha ottenuto risultati talmente clamorosi da rivoluzionare le conoscenze sugli ammassi stellari». Gli ammassi stellari sono gruppi di alcune migliaia di stelle giovani all’interno della nostra Galassia, come le Pleiadi che tutti possiamo ammirare ad occhio nudo ne inostri cieli invernali. Da sempre, questi ammassi vengono utilizzati dagli astronomi come delle unità di misura, per ricavare le proprietà di strutture più grandi e complesse, come la Via Lattea, o le galassie che popolavano l’universo primordiale. E da sempre, gli astronomi hanno ritenuto che fossero oggetti semplici formati da stelle coeve ed uguali tra loro.

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Ammassi aperti

La scoperta di Giacomo Cordoni che gli ammassi aperti ospitano popolazioni di stelle con diverse proprietà fisiche non solo rivoluziona la nostra idea degli ammassi stessi, ma avrà anche un impatto significativo sulla comprensione delle galassie primordiali. La tesi di Cordoni, il cui titolo è “Multiple populations in Magellanic Cloud Clusters: disentangling between age and rotation” è stata ripresa e pubblicata dalla rivista americana "The Astrophysical Journal": questo studio segna solo l’inizio della carriera di Giacomo. Lo Space Telescope Science Institute di Baltimora ha recentemente finanziato un progetto, di cui Giacomo Cordoni è il leader, per approfondire le ricerche sugli ammassi stellari con nuove osservazioni del telescopio Hubble. Intanto Giacomo Cordoni, che ha ottenuto una borsa di dottorato all’Università di Padova, sta visitando gli istituti più prestigiosi al mondo per affinare le competenze nello studio degli ammassi stellari. Solo pochi mesi fa è stato ospitato dall’Australian National University, dove ha condotto come autore principale uno studio sulle stelle più antiche dell’universo nel team di ricercatori del Premio Nobel Brian Schmidt. Ma questo è un altro capitolo della carriera di una delle più promettenti giovani menti dell’astrofisica stellare italiana.

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