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Domenica, 14 Aprile 2024
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L'evoluzione della polizia in "Investigare 4.0": dal ruolo della vittima alle minacce informatiche

All'Archivio antico del Bo è stato presentato il libro del prefetto Vittorio Rizzi, vice capo della polizia e direttore centrale della polizia criminale, e della professoressa Anna Maria Giannini, docente di Psicologia giuridica e forense a La Sapienza di Roma

L’evoluzione dell’investigazione. Sono 27 gli autori di “Investigazione 4.0” curato dal prefetto Vittorio Rizzi, vice capo della polizia e direttore centrale della polizia criminale, e dalla professoressa Anna Maria Giannini, docente di Psicologia giuridica e forense a La Sapienza di Roma. Il volume è stato presentato nella mattinata di lunedì 15 novembre all’Archivio antico del Bo.

Il libro

Presenti tutte le maggiori autorità delle forze dell’ordine cittadine e provinciali ma anche tanti studenti dell’Ateneo patavino. «È prima di tutto un testo accademico, dimostra la forza del rapporto tra investigazione e scienza – ha detto Rizzi – Tratta dell’evoluzione tecnologica, della mutata consapevolezza del ruolo della vittima che oggi è centrale. Il ruolo della polizia è sempre più umano, sempre più di prossimità». Un libro che sarà adottato in diversi corsi di laurea perché «la sua caratteristica principale – ha spiegato Giannini – è il connubio tra teoria e operatività, vengono descritte molte procedure». Il questore Antonio Sbordone ha evidenziato tre aspetti del testo che lo hanno colpito: «Il primo è la prevenzione – ha sottolineato – Siamo passati da un sistema di vigilanza a un sistema di controllo. Non sono la stessa cosa. Il primo è un modo di lavorare statico, il secondo è dinamico, prevede lo scambio di informazioni, la sinergia tra forze dell’ordine e cittadini. Il secondo è la comunicazione istituzionale che si è evoluta e credo sia strategica perché suggerisce comportamenti virtuosi, contribuendo a prevenire i reati. Il terzo è il ruolo della vittima – ha concluso – Tenere conto del dolore delle persone che subiscono reati è una necessità. Se i cittadini non si sentono sicuri è un nostro problema e dobbiamo farcene carico». Per altro il Bo, dove si è tenuta la presentazione, organizzata dall’Associazione nazionale funzionari di polizia, «è la prima università in Italia ad aver aperto al proprio interno uno sportello della Questura» ha fatto notare la rettrice Daniela Mapelli.

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