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Raggruppamenti di attesa omogenei, medici di base perplessi: «Sistema non efficace»

I Rao consentono di raggruppare i tempi di attesa delle prestazioni sanitarie grazie ai medici di base, che devono stabilire secondo criteri di appropriatezza la priorità, mettendo una sigla sulla richiesta di visita specialistica o esame diagnostico, in modo tale da dare risposte sulla base di necessità che possono essere diverse

«Con sorpresa prendiamo atto della risposta da parte della Regione del Veneto circa le perplessità che si hanno per l’introduzione dei Rao - Raggruppamenti Attesa Omogenei. Non c’è dubbio che la necessità di garantire ai cittadini prestazioni appropriate, di qualità, ed erogate nel rispetto dei tempi previsti sia molto sentita dai medici che in questo pongono la base per un corretto, efficace ed efficiente percorso diagnostico terapeutico, fondamento del proprio lavoro. Per questi motivi riteniamo indispensabile e non più rinviabile la soluzione del problema delle liste d’attesa»: inizia così la nota di Domenico Crisarà, segretario provinciale della Fimmg - Federazione italiana medici di medicina generale, relativa all’introduzione dei Raggruppamenti Attesa Omogenei, consentono di raggruppare i tempi di attesa delle prestazioni sanitarie grazie ai medici di base, che devono stabilire secondo criteri di appropriatezza la priorità, mettendo una sigla sulla richiesta di visita specialistica o esame diagnostico, in modo tale da dare risposte alle persone, sulla base di necessità che possono essere diverse, fatta salva l'urgenza che è sempre garantita.

Rao

Prosegue Crisarà: «L’introduzione dei Rao, e la successiva nota della Regione, non solo propone una modalità evidentemente non efficace di soluzione, ma addirittura sposta il problema in responsabilità di una presunta e mai evidenziata mancanza di appropriatezza prescrittiva da parte dei medici che richiederebbe uno “strumento d’aiuto”. Ricordo che, in tema d’appropriatezza prescrittiva, la Regione Veneto è ai primissimi posti in Italia, per esempio, per la farmaceutica ove risulta essere la regione in cui si prescrive di più a fronte di una spesa complessiva in continua diminuzione. Sempre in tema d’aiuto, ricordiamo il senso di responsabilità dei medici di medicina generale che nel 2020-2021 parteciparono attivamente a rivalutare le prescrizioni le cui prestazioni erano state sospese da parte delle Ulss e Aziende ospedaliere a causa dell'emergenza Covid. In quell’occasione sono state rivalutate decine di migliaia priorità senza “strumenti” che non fossero la conoscenza personale dei pazienti e la valutazione delle loro necessità derivanti dall’assistenza continua negli anni e dal rapporto di fiducia, oltre che dalla preparazione professionale dei medici.  A quanto risulta, non sono i medici che hanno bisogno del “bignami prescrittivo”, ma sarebbe necessario rivedere l’organizzazione e la programmazione della sanità regionale che deve prendere atto della sempre minore attrattività per i medici, e per gli altri operatori sanitari, del servizio sanitario regionale, e che rimane comunque tra i migliori d’Italia per la dedizione e lo spirito di servizio delle persone che vi lavorano». 

Medici di base

Aggiunge Crisarà: «Sarebbe opportuno rivedere e concordare con i professionisti prescrittori, le operatività dei CUP che rimangono un universo oscuro. Ricordo che l’apporre una priorità su una prescrizione non è un semplice atto burocratico, ma un vero e sostanziale atto medico che non può essere modificato a piacimento dell’operatore il quale dovrebbe limitarsi a prenderne atto. Per quanto riguarda poi il descritto documento Agenas, saremmo molto interessati a visionarlo e a conoscerne i contenuti visto che, da informazioni dirette, non risulterebbe nessun coinvolgimento delle associazioni professionali e scientifiche più rappresentative della medicina generale e, parrebbe, neanche delle associazioni dei cittadini. In ogni caso è sufficiente leggere l’indirizzario della Circolare del 16 dicembre 2022 in cui non viene neanche nominata la medicina generale. Comunque ribadiamo il concetto che non è vincolando la mano dei medici prescrittori che si risolve il problema delle liste d’attesa, ma attraverso l’efficientamento del sistema a valle della prescrizione, ferma restando la necessità d’analisi e di colmare lacune formative sull’appropriatezza prescrittiva. Non nell’avvilire il ruolo del medico e nell’imbrigliare sempre più in lacciuoli burocratici la sua professionalità sta la risoluzione dei problemi che rischiano di “spegnere” il Servizio Sanitario Nazionale, con l’immediato risultato di consegnarlo agli imprenditori privati».

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