rotate-mobile
Lunedì, 17 Giugno 2024
Attualità

Il centro antidiscriminazione Lgbtqi+ ha il battesimo di Zaia. Padova diventa riferimento regionale

Grazie ad un emendamento al bilancio chiesto dalla consigliera del "Veneto che Vogliamo" Elena Ostanel, il consiglio regionale ha riconosciuto al struttura di via Boccaccio e stanziato anche 25mila euro di fondi

Con una deliberazione della Giunta Regionale, proposta dall’assessora Manuela Lanzarin e pubblicata nel mese di gennaio, si procede, in via sperimentale, a sostenere, nell'ambito degli interventi di prevenzione e contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere il Centro anti discriminazioni "Mariasilvia Spolato", del Comune di Padova. La delibera è frutto di un emendamento all’ultima variazione di bilancio presentato dalla consigliera regionale Elena Ostanel, del Veneto che Vogliamo e, grazie a questo atto, vengono destinati al Centro 25.000 € per l'attività di accoglienza e sostegno per le persone LGBT+ e, come si legge nella delibera, “viene attribuita al Centro Mariasilvia Spolato la funzione di punto di osservazione regionale, al fine di raccogliere e fornire dati e informazioni alla Regione che favoriscano la conoscenza delle esigenze e necessità reali contribuendo all'avvio di un sistema regionale di Centri contro le discriminazioni e di specifiche Case di accoglienza.” 

Il centro

Il Centro Mariasilvia Spolato è stato inaugurato il 22 aprile del 2022 grazie ad un finanziamento di 100.000 € del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, dopo un percorso coordinato dal Comune di Padova che ha coinvolto le associazioni Arcigay Tralaltro Padova Aps, Sat Pink Aps e Boramosa Aps. Si occupa di accoglienza, consulenza, sostegno, protezione a favore di persone Lgbt+, vittime di discriminazioni, maltrattamenti, violenze, abusi ed è gestito da una rete di associazioni del territorio che garantisce servizi di base a titolo gratuito.  

Colonnello

L’assessora al Sociale e Pari Opportunità del Comune di Padova Margherita Colonnello afferma: “Ringrazio Elena Ostanel perché senza il suo contributo saremo un passo indietro. Oggi invece Padova ne compie uno avanti e siamo particolarmente orgogliose e orgogliosi di poterlo fare. Il porgetto del Centro è nato durante lo scorso mandato amministrativo, seguito dall’allora assessora Marta Nalin, che sono felice di avere al mio fianco oggi, mentre si sancisce un passo importante, quello in cui Padova si appresta ad essere il centro regionale di un sistema contro le discriminazioni.”  

Ostanel

La consigliera Elena Ostanel, del Veneto che Vogliamo, proponente dell’emendamento all’ultima variazione di bilancio che ha reso possibile il finanziamento, dichiara: “Oggi candidiamo la città di Padova ad essere punto di riferimento regionale contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. E sono felice che questo possa avvenire con il sostegno della Regione Veneto, grazie ad un mio emendamento approvato durante l’ultima variazione di bilancio. Pochi mesi fa a Vicenza un ragazzo veniva rifiutato dal Centro Antiviolenza dopo aver subito un abuso: ne era seguito un acceso dibattito sul fatto che questi centri dovessero prendere in carico anche vittime uomini e indipendentemente dall’orientamento. Se l’assessora Lanzarin diceva che era il primo caso che le fosse capitato, l’assessora Donazzan affermava invece come i Centri Antiviolenza avrebbero dovuto prendere in carico tutti, uomini compresi. Io invece sostenevo che il problema sta nell'assenza di strutture che forniscono protezione, aiuto e sostegno concreti a persone Lgbt+, vittime di discriminazioni, maltrattamenti, violenze e abusi. Così ho presentato un emendamento in questo senso alla variazione di bilancio che ha permesso di fare un passo avanti importante, arrivato dopo due anni di discussioni in aula, dove ho provato a sostenere che servono servizi dedicati, in particolare in un Paese che si colloca sotto della media europea quanto a grado di inserimento sociale delle persone LGBTQI+ e percezione delle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. Un report della Fundamental Rights Agency dice ancora che il 28% degli intervistati ha dichiarato di aver subito discriminazioni sul luogo di lavoro, il 32% di aver subito negli ultimi cinque anni almeno un episodio di violenza. Sono dati sconcertanti. Ma oggi Padova, la mia città, può attivare una rete regionale contro tutto questo e ne sono fiera.” 

Nalin

La consigliera comunale Marta Nalin, che ha dato il via al progetto nello scorso mandato amministrativo aggiunge: “La proposta di un Centro antidiscriminazione e antiviolenza lgbt+ era il frutto di un percorso avviato con le realtà del territorio, possibile grazie al loro stimolo e alla loro collaborazione nel creare il giusto contesto in cui l’amministrazione comunale poteva agire. E’ stata una scelta coraggiosa un anno fa quando lo abbiamo inaugurato e lo è ancora di più oggi, nello scenario attuale. Padova su questi temi è sempre stata all’avanguardia e anche questo passo avanti è frutto della grande collaborazione tra realtà del territorio, che deve continuare a crescere, perché i servizi sono efficaci solo se svolti in rete. Bene la Regione abbia scelto di agire in questa direzione e per questo voglio ringraziare la consigliera Ostanel e il Veneto che Vogliamo, perché grazie al loro presidio costante stiamo mettendo la Regione Veneto di fronte a delle scelte che oggi non si possono non fare.” 

Le associazioni

Questa mattina in conferenza stampa è stato anche presentato un report contenente i dati di un anno di lavoro del Centro, che si trova in allegato. A illustrarlo Mattia Galdiolo, presidente del Centro Mariasilvia Spolato. “I dati ci dicono come il flusso di persone che si sono rivolte al Centro sia stato costante e in graduale aumento, a dimostrazione del fatto che è un bisogno necessario e che più aumentava la capillarità dell’informazione sul Centro, più aumentava l’utenza. Finora, nella maggioranza dei casi, chi si è rivolto al centro era in grave situazione di marginalità, con bisogni quindi complessi che ci hanno portato ad attivare un sostegno multidisciplinare in collaborazione con i servizi pubblici. Parliamo di una fascia d’età soprattutto tra i 25 e i 30 anni, che vive situazioni discriminanti molto forti. Restano però non adeguatamente seguite molte persone che per paura, non conoscenza dell’esistenza degli spazi a cui rivolgersi o difficoltà, non denunciano le loro situazioni: gran parte della comunità deve essere ancora sensibilizzata. Oggi il bacino d’utenza è limitato alla provincia di Padova, ma grazie a questo investimento regionale ci aspettiamo un incremento degli accessi”. Alberto Crestanello, dell’associazione Boramosa, una delle realtà che ha dato vita al Centro aggiunge: “Nel contesto italiano, per circa 50 anni, non si sono attuate strategie positive nei confronti della comunità LGBTQIA+ e ora, dopo anni di sensibilizzazione e manifestazione nello spazio pubblico, si stanno raggiungendo importanti traguardi. Dopo l’azione di amministrazioni regionali come la Toscana e l’Emilia Romagna, ora si aggiunge meritoriamente la Regione Veneto. Dopo un anno di attività del Centro, è chiaro che la strada deve essere quella di fare rete con le esperienze virtuose in Italia e non solo, per agire insieme in conformità alle strategie esistenti, con particolare attenzione per le persone che vivono situazioni di marginalità, perché migranti, o con meno opportunità o bassa scolarizzazione, in sinergia con tutti gli enti pubblici e privati”. Chiara Cuccheri, presidente di Arcigay Tralaltro Padova, aggiunge: “Per le realtà che animano il Centro questo è un passo importante che ci rende orgogliosi ma ci carica anche di un’importante responsabilità, ovvero quella di iniziare a ragionare in ottica regionale e sondare il terreno per nuovi centri antidiscriminazione che potrebbero aprire in altre città del Veneto. Il nostro obiettivo è quello che Padova continui sempre ad essere una città in cui è possibile avere supporto e per questo vogliamo consolidare il centro anche coinvolgendo anche altre associazioni. Soprattutto questa è l’occasione per noi di ribaltare la narrazione che vede la Regione Veneto come un luogo chiuso e vittima dei pregiudizi, lavorando invece per aumentare spazi e i luoghi di servizi, punti di riferimento dove trovare diritti, ascolto e cura.”

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il centro antidiscriminazione Lgbtqi+ ha il battesimo di Zaia. Padova diventa riferimento regionale

PadovaOggi è in caricamento