Infanzia: dalla Regione altri 4,5 milioni per asili nido e materne non statali

La giunta regionale su proposta dell'assessore Lanzarin ha stanziato nuovi fondi per aiutare la riapertura e ripresa delle attività delle strutture per bambini da 0 a 6 anni

(foto: archivio)

Asili nido e scuole materne non statali in Veneto riceveranno 4,5 milioni in contributi regionali che si sommeranno al 31 milioni già stanziati. L'iniziativa, nell'abito delle manovre per consentire la ripresa dopo le chiusure legate al Coronavirus, è stata approvata dalla giunta regionale di palazzo Balbi su proposta dell’assessore regionale alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin.

La distribuzione

Per il 2020 la Regione aveva già destinato 31 milioni a scuole paritarie e servizi educativi per i bambini della fascia da 0 a 6 anni. A questi si aggiungono ora ulteriori 4,5 milioni di euro ripartiti a metà fra gli asili nido e le scuole materne non statali. In tal modo le scuole dell'infanzia avranno 2,25 milioni oltre ai 16,5 anticipati a inizio anno e già accreditati ai singoli istituti. I gestori dei nidi dovevano invece presentare entro il 30 aprile la documentazione per accedere al contributo regionale annuale ordinario. Gli uffici regionali hanno raccolto i dati e procederanno a liquidare in un’unica soluzione le quote di spettanza e il nuovo contributo straordinario appena approvato, per complessivi 18,75 milioni.

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Possibili aperture estive

«É un aiuto in via straordinaria - spiega l’assessore Lanzarin - reso possibile dalla variazione di bilancio approvata dal consiglio per evitare che i servizi per la prima infanzia, chiusi da fine febbraio, non riescano a fronteggiare le spese del lockdown. Il rischio di non riaprire è concreto per molti, poiché durante la chiusura hanno dovuto far fronte agli oneri strutturali e al costo del personale senza contare sulle rette. Con questo contributo aggiuntivo cerchiamo di garantire la continuità di tutti i servizi per la fascia 0-6 anni creando le condizioni anche per una possibile apertura estiva visto il grande bisogno dei genitori lavoratori ma anche a fronte della necessità di socializzazione dei più piccoli».
 
 

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