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Un "Reliquiario-Testimonianza" dedicato a padre Placido Cortese: la novità al Museo Antoniano

L’opera, donata dall’artista Paolo Marcolongo, contiene al suo interno alcune schegge del muro del bunker in cui Padre Placido fu imprigionato a Trieste dalle SS nel 1944 e un frammento di carta dove padre Placido appuntò la parola “santo”.

Era l’8 ottobre 1944, verso le ore tredici e trenta, quando Padre Cortese venne chiamato, con l’inganno, fuori del complesso della Basilica di Sant’ Antonio e catturato dalla SS tedesca per essere portato nella sede della Gestapo a Trieste, dove venne sottoposto a ripetute torture per estorcergli i nomi dei collaboratori del “Fra.Ma”, organizzazione clandestina sorta durante la Resistenza, di cui era diventato punto di riferimento. Ma padre Placido Cortese si chiuse nel silenzio e alla fine venne ucciso, verso la metà di novembre del 1944 e il suo corpo finì nel forno crematorio della tristemente famosa Risiera di San Sabba, campo di sterminio nazista a Trieste. In occasione della Giornata della Memoria, nella quale è stata collocata anche la “Pietra d’inciampo” in Piazza del Santo, la Veneranda Arca di Sant’Antonio ha portato all’interno del Museo Antoniano un “Reliquiario-Testimonianza” che contiene al suo interno alcune schegge del muro del bunker in cui Padre Placido fu imprigionato a Trieste e un frammento di carta dove padre Placido scrisse di suo pugno la parola “santo”.

Reliquiario

L’opera è stata realizzata e donata dall’artista Paolo Marcolongo, che nella sua creazione ha voluto riprendere in chiave contemporanea la via dell’evocazione di alcuni aspetti dell’opera di Donatello, in particolare le sue creazioni di carattere religioso: «Ho pensato di riprendere la figura del putto donatelliano per creare un porta reliquie, un’ampolla di vetro rosso soffiato per contenere il Sacro Sangue, una sorta di novello Graal protetto da un involucro spinoso, la capsula aperta dei semi di una datura. Il putto offre sulla mano sinistra un bianco uovo, simbolo della creazione e della perfezione compiuta. La visione del putto è affaticata, il peso degli elementi è quasi superiore alla sua forza, ma regge lo sforzo. Il mio è un lavoro sulla verticalità e tensione del pensiero: la figura si erge con un senso di sfida alle forme plastiche, unisce alla pesantezza e solidità dell’argento la leggerezza e fragilità del vetro, coniugando tradizione e innovazione nella tecnica esecutiva».

Padre Placido Cortese

«Soltanto nel 1995 si sé saputo che cosa è accaduto a padre Cortese: con il suo “martirio” emerse anche il giusto riconoscimento delle sue virtù umane e cristiane, praticate in vita e in morte, spinto in ogni circostanza dalla carità di Cristo - testimonia padre Giorgio Laggioni, vicepostulatore della causa di beatificazione- Nel 1999 si è aperta la causa di beatificazione e la sua “Positio” è già stata esaminata favorevolmente dai consultori storici e teologi e si è in attesa della promulgazione del decreto sull’eroicità delle virtù. Il 15 novembre 2014, nel 70° della morte, è stato inaugurato nella basilica del Santo il Memoriale di Padre Placido Cortese, corrispondente al suo confessionale, che durante gli anni della guerra era diventato crocevia di segreti contatti per mettere in salvo molte persone in pericolo. Tra le molte attestazioni riconosciute al Servo di Dio, spicca la medaglia d’oro al merito civile conferita dal presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla memoria di padre Placido Cortese e consegnata ai frati del Santo, nella sede dell’Università di Padova, l’8 febbraio 2018». Aggiunge Giovanna Baldissin Molli, presidente della Veneranda Arca di S. Antonio: «Quando Paolo Marcolongo ha espresso il desiderio di offrire il reliquiario alla Veneranda Arca di S. Antonio, il Collegio di Presidenza ha desiderato che il dono d’arte non rimanesse privo di un ulteriore significato emotivo e spirituale ed ha quindi suggerito che il manufatto realizzasse appieno la sua funzione ospitando frammenti legati alla vita del Servo di Dio padre Placido Cortese, martire della nostra epoca. Con l’orafo Paolo Marcolongo e padre Giorgio Laggioni, con una semplice cerimonia, non priva di interiorità, i due piccoli frammenti sono stati collocati all’interno dell’ampolla di vetro rosso, e si è provveduto all’apposizione del Sigillo della Provincia Italiana di S. Antonio di Padova e alla collocazione del reliquiario in una teca del Museo Antoniano, ove, con l’auspicio di una prossima riapertura, i visitatori potranno apprezzarlo».

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