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Un particolare dell'orologio restaurato e posto a Palazzo della Ragione

Un particolare dell'orologio restaurato e posto a Palazzo della Ragione

Dalla soffitta al... Salone: l'incredibile storia dell'orologio a pendolo del '700 tornato a nuova vita

Scovato nel corso di un sopralluogo in una delle “soffitte” della copertura del Palazzo della Ragione, ora è tornato a fare bella mostra di sé grazie all'incredibile restauro di un'azienda di Legnaro

Era nascosto nei meandri di uno dei maggiori simboli di Padova. E ora è tornato a nuova vita grazie alla volontà dell'amministrazione comunale e alla maestria di un'azienda di Legnaro: da oggi uno splendido orologio a pendolo del Settecento impreziosisce ancor di più Palazzo della Ragione.

La scoperta

Nel corso di un sopralluogo in una delle “soffitte” - o meglio, intercapedini - della copertura del Palazzo della Ragione (accessibili attraverso una botola nella volta del loggiato che dà su Piazza delle Erbe), tra materiali di risulta abbandonati da secoli è stato ritrovato il meccanismo di un antico orologio a pendolo. Recuperato l’orologio è stata avviata una ricerca per capire che origine avesse e come mai fosse stato dismesso e “accantonato” nel sottotetto. Una volta compreso che si trattava di un elemento storico importante che proveniva proprio dallo stesso Palazzo della Ragione, l’Amministrazione ha avviato un progetto di restauro e di ricollocazione nel Salone, in corrispondenza del luogo dove esso era installato all’epoca, all’interno di una intercapedine del muro oramai scomparsa.

Alcune notizie storiche

Sulla parete meridionale del Palazzo della Ragione che dà su Piazza delle Erbe è possibile notare, a sinistra, la presenza di un orologio, in corrispondenza del quale esiste un altro quadrante all'interno del Palazzo. La loro realizzazione risale al XVIII secolo, come testimoniano le fonti dell'epoca. Nel 1789 a Padova fu adottato un nuovo sistema di suddivisione della giornata, passando dall'antico metodo chiamato “all'italiana” a quello “alla francese “. La giornata non era più suddivisa in 24 ore a partire dal tramonto del Sole, ma in due parti uguali di 12 ore ciascuna e con riferimenti più precisi, il Mezzogiorno e la Mezzanotte. La Meridiana, posizionata sul lato destro della stessa parete del Palazzo e realizzata nel 1793 dall’abate Bartolomeo Toffoli, venne affiancata da un orologio suddiviso in dodici ore con lo scopo di agevolare la popolazione al nuovo sistema orario. Stessa funzione aveva il quadrante interno. Il meccanismo oggetto del restauro faceva funzionare la lancetta delle ore dei due quadranti; alcune sue parti potrebbero però essere più antiche. Nel suo diario, il 30 giugno 1793 l’abate Giuseppe Gennari riferisce infatti che “… l’orologio della sala della Ragione fu trasportato dove ora si vede e colla mostra al di fuori…”, suggerendo che in precedenza il meccanismo doveva trovarsi in un altro punto del Salone. Probabilmente azionava l’orologio esistente sulla parete settentrionale del Palazzo, il cui quadrante fu dipinto da Domenico Campagnola nel 1556. A Giovanni Francesco Mazzoleni, appartenente ad una importante famiglia di orologiai padovani, fu affidata la costruzione del meccanismo.

Orologio 3-2

Descrizione tecnica

Il meccanismo dell'orologio è interamente costruito in ferro battuto. I perni degli alberi degli ingranaggi girano in bussole d'ottone. Il meccanismo è costituito da un Telaio di tipologia cosiddetta “a gabbia” e a sezione quadrata. Costituito da quattro barre verticali portanti con funzione di appoggio, sagomate alla base con caratteristica forma a zampa di leone o di cane e da due anelli quadrati, uno inferiore ed uno superiore. Nel mezzo delle due facciate frontali, altre due barre verticali permettono di sostenere gli alberi degli ingranaggi.

Il meccanismo

Costruito per segnare solo il tempo attraverso la lancetta delle ore, si compone in tutto di sette ingranaggi. L'ingranaggio più grande, chiamato anche ruota maestra, presenta un cilindro in legno attorno al quale veniva avvolta la corda; a questa era appeso un peso in pietra, che, per caduta, forniva l'energia necessaria al funzionamento dell'orologio. Lo scappamento, che permette al pendolo di mantenere l'oscillazione, è del tipo ad ancora a rinculo. Il pendolo, con asta in legno e lente in lamiera di ferro e piombo, è lungo circa 2,5 metri ed oscilla con un periodo completo di 3 secondi. La sospensione, alla quale è attaccato il pendolo, è in lamina d'acciaio. È presente un piccolo quadrante con lancetta recante una suddivisione in 60 minuti che permette di regolare l'orologio in caso di anticipo o ritardo. La mancanza di un dispositivo di ricarica del peso nel meccanismo suggerisce che tale operazione avvenisse, per comodità e praticità, grazie al collegamento ad un secondo cilindro collocato in altro luogo. L'ingranaggio uscente dal telaio dalla parte frontale, suggerisce, tramite ingranamenti a 90°, i comandi per le lancette dei due quadranti, uno esterno e l'altro interno, presenti sulla parete Sud del Palazzo della Ragione.

Il restauro

Il restauro dell'orologio è stato eseguito presso il laboratorio della ditta Elettrocampane Giacometti di Legnaro (PD) e si è realizzato attraverso lo smontaggio di tutti i componenti, la loro pulizia dalla polvere, dall'olio e dal grasso secco, il controllo delle bronzine, la lucidatura dei perni di tutti gli ingranaggi e il controllo degli stessi. Nella collocazione originaria l'orologio non era visibile al pubblico, non era predisposto per avere direttamente una lancetta collegata ed il peso motore veniva caricato manualmente tramite una manovella. Per la nuova collocazione sono stati costruiti ed affiancati dei dispositivi che permettono di rendere funzionante in modo continuativo il meccanismo e di poter leggere l'ora. Il meccanismo elettromeccanico di ricarica del peso, del tipo a catena continua, permette di sollevare il peso senza fermare l'orologio. L'armadio a vetri, il nuovo quadrante e la lancetta consentono di vedere il meccanismo in funzione in ogni sua parte e di leggere l'ora come nei quadranti originali. Tutti i nuovi dispositivi sono reversibili, cioè non è stata apportata alcuna modifica distruttiva al meccanismo antico; possono essere pertanto disaccoppiati in ogni momento.

Orologio 2-2-2

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