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Lunedì, 5 Dicembre 2022
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Riapre l'ambulatorio Caritas: era chiuso dall'avvento del Covid

La festa di riapertura domani, giovedì 29 settembre. Nella sua attività l’ambulatorio Caritas, ha curato quasi 9mila persone fornendo circa 23mila interventi

Riapre l’Ambulatorio Caritas di via Duprè 26 a Padova, dopo la chiusura nel tempo della pandemia, per offrire in particolare cure odontoiatriche e oculistiche alle persone che vivono in condizione di povertà socioeconomica e marginalità.

Ambulatorio

L’ambulatorio è gestito dall’associazione Adam onlus e Caritas diocesana, che si occupano dell’organizzazione e coordinamento del servizio, in collaborazione con il Comune di Padova (che mette a disposizione spazi e utenze), e con l’associazione Mimosa e la cooperativa Equality. L’ambulatorio Caritas collabora inoltre con CBM Italia onlus, con il Consorzio Optopiù, con il laboratorio Mavidental e con il laboratorio Rizzo. Con la riapertura del servizio, vengono erogate gratuitamente, grazie alla disponibilità di personale medico volontario, visite e cure odontoiatriche e visite oculistiche con fornitura di occhiali da vista a: persone senza dimora italiane e straniere, persone irregolarmente presenti, persone vittime di tratta o di traffico umano, persone fragili, anziani e minori segnalati dai Centri servizio territoriali, persone in grave difficoltà economica con particolari esenzioni ticket e con Isee inferiore agli 8mila euro. L’accesso è possibile solo previo colloquio al Centro di ascolto diocesano (in via Bonporti 16 a Padova) o tramite l’assistente sociale di riferimento.

Riapertura

La riapertura è un’occasione di festa, d’incontro e di aggiornamento sulla proposta dei servizi. L’appuntamento è giovedì 29 settembre alle ore 17.30 al Giardino dei ciliegi, angolo via Duprè a Padova (quartiere Arcella), per un primo momento ludico per bambini e famiglie con lo spettacolo di bolle e giochi per i più piccini. Alle ore 18 ci saranno i saluti delle istituzioni, del direttore sanitario dell’ambulatorio, dott. Zabadneh Riad, e dei partner del progetto: la dott.ssa Barbara Maculan di cooperativa Equality e la dott.ssa Gaia Borgato dell’associazione Mimosa. Seguiranno gli interventi del direttore di Caritas Padova, Lorenzo Rampon e del prof. Marco Mascia, titolare della cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” del Centro di Ateneo per i diritti umani Antonio Papisca. L’inaugurazione si concluderà con l’animazione per i bambini e un rinfresco etnico.

La storia

L’ambulatorio nasce nel 1998 per volere di Caritas diocesana, Comune di Padova e Cuamm, con un triplice obiettivo: fornire un servizio di medicina di base a quanti non disponevano di un’assistenza sanitaria nazionale e in generale delle persone indigenti che vivono in condizioni di disagio sociale; verificare il fenomeno e individuare le risposte più adeguate; promuovere una cultura della solidarietà verso le persone in difficoltà, italiane o straniere e sensibilizzare la comunità e il mondo sanitario a una maggiore disponibilità e solidarietà verso le persone emarginate, in gran parte - al tempo - immigrati irregolari che vivevano in città. Negli anni l’ambulatorio ha saputo adeguarsi ai cambiamenti del fenomeno migratorio e alle varie sfide socioeconomiche del territorio, ampliando la possibilità di accesso anche a famiglie in condizione di povertà economica. Dal 1999 al 2003 numerosi giovani obiettori di coscienza, impegnati nel servizio civile sostitutivo presso la Caritas diocesana, hanno offerto un aiuto concreto all’ambulatorio. Dal 2004 sono subentrate dapprima le ragazze del servizio civile volontario e dopo qualche anno una dipendente alla poltrona, regolarmente assunta dall’associazione Adam onlus, braccio operativo e partner di Caritas diocesana di Padova, che tuttora gestisce il poliambulatorio. Attualmente sono due le figure professionali assunte per le mansioni di segreteria e assistenza alla poltrona odontoiatrica. Tra il 2010 e 2011, a seguito delle numerose richieste conseguenti la crisi economica esplosa nel 2008, il servizio è stato ampliato anche a nuclei familiari regolarmente presenti sul territorio, ma in condizioni di povertà, previa presentazione della certificazione Isee. Quattro anni fa, nel 2018, si è aggiunto un nuovo tassello, con l’autorizzazione a erogare prestazioni oculistiche, grazie alla collaborazione con il consorzio Optopiù (gruppi di ottici associati del Triveneto) e con Cbm Italia onlus (ong impegnata nella prevenzione e cura delle forme evitabili di cecità e disabilità in Italia e nei paesi in via di sviluppo), per offrire un servizio di ottica per adulti e uno di oculistica riservato ai minori di 14 anni.

Utenza

Nella sua attività l’ambulatorio Caritas, ha curato quasi 9mila persone fornendo circa 23mila interventi. La composizione dell’utenza nel tempo disegna l’evoluzione della povertà e dell’emarginazione sociale a Padova. Fino al 2006 oltre la metà dei pazienti erano donne, per lo più di età compresa tra i 20 e i 50 anni, provenienti da Moldavia e Romania, immigrate in Italia per lavorare come colf e assistenti alle persone anziane – le cosiddette badanti – solitamente, all’epoca prive di un regolare contratto di lavoro e quindi del permesso di soggiorno. Altre donne assistite erano le vittime del racket della prostituzione, sostenute da comunità come Progetto Miriam, Associazione Mimosa, Welcome e Progetto L. Gli uomini provenienti dall’Europa dell’Est e in misura minore dai vari paesi dell’Africa, in quei primi anni non superavano un terzo del totale delle persone assistite. Nel 2007, con l’ingresso della Romania nell’Unione Europea si è assistito a un grande cambiamento nell’utenza: il numero dei pazienti è diminuito e, tra le diverse nazionalità, è rimasta quella moldava, seguita da una consistente percentuale di persone di origine marocchina, albanese e di varie altre nazionalità. Tra il 2010 e il 2011, accanto a persone di nazionalità marocchina, romena, moldava, tunisina, algerina e nigeriana, si è visto crescere il numero di cittadini italiani, probabilmente impoveriti dalle conseguenze della crisi economica del 2008. A seguito della “primavera araba” e dell’arrivo in Italia di persone richiedenti protezione internazionale l’accesso all’ambulatorio è stato limitato alle sole persone non accolte in struttura, in modo da tutelare chi era maggiormente in difficoltà, italiano o straniero. Dopo un tempo di stabilizzazione, dal 2015, il numero dei pazienti è tornato a salire e le nazionalità di provenienza maggiormente rappresentate sono state: Italia, Albania e Moldavia e numerose persone provenienti da varie parti del mondo.

Caritas

Attualmente il servizio dell’Ambulatorio Caritas si rivolge a cittadini, italiani o stranieri, che vivono in condizioni di povertà estrema e non solo, le cui problematiche principali sono legate a: soddisfacimento dei bisogni primari in mancanza di documenti; assenza di riferimenti abitativi o di accoglienza; difficoltà di orientamento ai servizi; difficoltà nel reinserimento sociale; problematiche relazionali o mancanza di reti familiari; situazioni legate al traffico di persone; incapacità nel far valere i propri diritti. Il successo del poliambulatorio è stato favorito dal passaparola e dalla partnership con le Cucine economiche popolari e altre realtà del privato sociale, come le comunità di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e quelle per donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale, e vive grazie anche alla disponibilità di persone che mettono al servizio le loro competenze per mantenere l’efficienza della struttura.

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