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Emergenza climatica, ricerca dell'Università: «Cresciuta più di un grado temperatura media nel padovano»

«Quello verificatisi in questi giorni - spiega il professor Pappalardo  - va catalogato come evento meteorologico estremo. Gli eventi meteorologici estremi sono il "volto quotidiano dei cambiamenti climatici" che si mostra e travolge all'improvviso diverse aree del pianeta»

Non è l prima volta che ci rivolgiamo al professor Salvatore Pappalardo, ricercatore in geografia e docente presso il Dipartimento ICEA per capire cosa sta accadendo riguardo al clima. Pappalardo è responsabile del corso "Cambiamenti climatici e adattamenti negli ecosistemi e nelle società" (Laurea in Ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio, Università di Padova). Fa parte da molti anni dell'equipe del professor Massimo De Marchi, Direttore del Centro di Eccellenza Jean Monnet sulla giustizia climatica e del Master universitario di II Livello in GIScience e droni (Dip. ICEA, Università di Padova). Insieme ad altri colleghi che collaborano nella stessa equipe hanno organizzato una lezione dal titolo "Cambiamenti climatici ed eventi estremi: prima ondata di calore in Europa ed in Veneto", alla quale tutti coloro che sono interessati potranno accedere o iscrivendosi  alla diretta Zoom a questo link https://bit.ly/3MQO93L o semplicemente seguendo la diretta Fb dell'evento

«Quello verificatisi in questi giorni - spiega il professor Pappalardo  - va catalogato come evento meteorologico estremo. Ma li conosciamo forse meglio come "ondate di calore" e le conseguenti "isole di calore urbane" oppure, con l'altra faccia della medaglia, come nubifragi e precipitazioni assai intense. Fenomeni legati alla dinamica meteorologica del nostro pianeta - va riconosciuto - ma il cui significativo aumento in frequenza ed in magnitudo negli ultimi decenni è, senza molti dubbi, da attribuirsi ai cambiamenti climatici ed al surriscaldamento globale del pianeta di cui è responsabile l'uomo, che ha portato, dai tempi della rivoluzione industriale, ad un accumulo in atmosfera di oltre 60 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente: i famosi gas climalteranti». 

«Parafrasando - continua Pappalardo che ci riceve in una delle aule di via Marzolo - il rapporto, uscito lo scorso 18 maggio, dell'Organizzazione Mondiale di Meteorologia (WMO) sullo stato globale del clima nel 2021, gli eventi meteorologici estremi sono il "volto quotidiano dei cambiamenti climatici" che si mostra e travolge all'improvviso diverse aree del pianeta. Ne sono testimonianza le eccezionali ondate di calore che stanno colpendo diverse aree geografiche dell'emisfero nord: dall'Asia ai settori dell'Europa centro meridionale. Solo per renderci conto della magnitudo del fenomeno e delle sue implicazioni sull'ambiente e sulle società basti leggere le temperature che sono state registrate in India e Pakistan la scorsa settimana: oltre i 45 °C in ampi settori della regione, con una punta di 51 °C nella località di Jacobabab. Si tratta di anomalie positive di temperatura di 12-14 °C sopra la media stagionale della regione che stanno facendo sperimentare quali siano limiti fisici della sopravvivenza umana, in aree ad elevata densità demografica». 

E' chiaro che poi questi fenomeni incidono su tutto, inevitabilmente anche nell'economia: «Di queste ondate di calore ce ne stiamo accorgendo, da oltre una settimana, anche in Veneto e nella nostra città: temperature massime vicine e, in alcuni casi, oltre i 30 °C nella prima metà di maggio. Si tratta della prima e prolungata ondata di calore dell’anno, con anomalie positive comprese tra i 6 e gli 8 °C, rispetto alla media storica stagionale di trent'anni. Questa prima ondata di calore, tra l’altro, si sovrappone al lungo periodo di estrema siccità, la cui scarsità di precipitazioni sta mettendo a repentaglio l’economia agricola della Regione».

«Il surriscaldamento globale - prosegue Pappalardo - è forse difficile da percepire nel nostro quotidiano perché sono fenomeni che vanno analizzati nei loro trend temporali e spaziali, con gli strumenti per l’analisi geografica e statistica. Il nostro gruppo di ricerca “Cambiamenti climatici, territori, diversità” sta studiando come cambia il clima localmente a Padova da diversi anni nell’ambito del Master in GIScience; abbiamo riscontrato un aumento significativo di temperatura 1.3 °C dal 1992 ad oggi, un aumento di circa mezzo grado ogni decennio. Con l’aumento della temperatura media sono aumentate anche le ondate di calore e le cosiddette “tropical nights”, ossia le notti la cui temperatura minima non scende sotto i 20 °C. Nel 2021 abbiamo avuto 30 giorni all’anno di “notti tropicali”, circa il doppio rispetto alla media del trentennio 1970-2000».

Se questi eventi incidono sulla vita economica inevitabile che vadano a incidere su quella sociale: “Gli eventi meteorologici estremi, così come altri fenomeni legati ai cambiamenti climatici, hanno degli importanti impatti non solo sulla dimensione ambientale - ad esempio significative alterazioni del ciclo idrologico o ricadute ecosistemi e biodiversità – ma anche su quella sociale e dei diritti. Vivere in una particolare zona della città assai vulnerabile alle ondate ed isole di calore non è uguale che risiedere in quartieri più “verdi” con presenza di parchi e giardini alberati. Allo stesso modo, le possibilità di affrontare e sopportare questi eventi estremi non sono eguali tra le diverse categorie sociali, economiche ma anche demografiche della cittadinanza; basti pensare alla vulnerabilità degli anziani alle “calure estive” ed alle “notti tropicali” o alla difficoltà in attrezzarsi con climatizzatori domestici. Su questo tema sia la ricerca scientifica che le politiche di adattamento climatico ci parla di “giustizia climatica” e della necessità di adeguare i nostri territori per rispondere agli impatti locali del surriscaldamento globale».

«Per inciso va detto che, certamente, non sarebbero i condizionatori, fortemente energivori di elettricità, la soluzione “di sistema” al problema delle isole di calore urbano; piuttosto bisognerebbe pensare all’implementazione nella pianificazione urbana di “infrastrutture verdi” funzionali e localizzate, ossia di aree adeguatamente vegetate che, tramite i processi di evapotraspirazione, si trasformano in un servizio di “climatizzazione naturale” di beneficio pubblico, diffuso sul territorio e a “energia solare”. C’è da dire che l’attenzione sul clima che cambia e su come intervenire sta aumentando, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra la cittadinanza. Si stanno infatti moltiplicando le esperienze della cosiddetta “Citizen Science” che vede il protagonismo di cittadini che si mettono in gioco, trasformandosi in “sensori attivi e volontari”, per contribuire allo studio ed il monitoraggio del clima in una rete capillare diffusa sul territorio. Noi come gruppo di ricerca abbiamo aderito al progetto MeteoNetwork realizzando la prima “isola” nella rete nazionale a Padova, installando una centralina meteorologica al Portello sui tetti dell’Università. La rete MeteoNetwork rappresenta oggi un sistema di monitoraggio meteo-climatico partecipato su scala nazionale in grado non solo di supportare le attività di ricerca scientifica ma anche tutti cittadini che vogliano contribuire attivamente e “mettersi in rete” su queste problematiche». Quello che mettono a disposizione al dipartimento Icea è la possibilità di far parte della rete ma anche quella di accedere alle informazioni:  «Per questi motivi la lezione del corso su “cambiamenti climatici” di lunedì 23 (ore 10.30) sarà aperta a tutti (in presenza e online streaming) con la presentazione delle Rete MeteoNetwork da parte del Presidente Marco Giazzi e del ricercatore del Politecnico di Milano Alessandro Ceppi. Ovviamente la partecipazione è libera e gratuita, basta registrarsi al form». Non è la prima volta che il dipartimento apre alla possibilità di seguire queste lezioni. Ci sono stati casi recentemente di lezioni "aperte" con più di quattrocento iscritti. 

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