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Mercoledì, 19 Giugno 2024
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La riforma fiscale promossa da Confcommercio: «Finalmente si parla di semplificazione»

A loro giudizio importanti sono le scelte, sia in materia di Irpef che di Ires, che intendono favorire il reinvestimento degli utili in azienda, premiando gli investimenti in innovazione e la realizzazione di nuova occupazione

La riforma del sistema fiscale va bene a Confcommercio Ascom Padova. «Ovviamente – spiega il presidente Patrizio Bertin – non tutto si soprappone esattamente ai nostri auspici tradotti da Confcommercio in richieste al governo, ma l’impianto va finalmente nell’ordine di una parificazione e semplificazione che ci soddisfa». Stimolare la crescita attraverso la riduzione del carico impositivo, contrastare evasione ed elusione, semplificare gli adempimenti e rafforzare la certezza del diritto sono, da sempre, gli obiettivi dell’associazione di piazza Bardella.

La prospettiva

«Da quello che abbiamo potuto apprendere – prosegue Bertin - la prospettiva è quella di una riforma complessiva dell’Irpef, all’insegna della conferma del principio di progressività e con obiettivi di equità orizzontale. Finalmente viene prevista una no tax area senza disparità tra lavoro dipendente e pensionati con un’estensione della flat tax».
A giudizio di Confcommercio Ascom Padova importanti sono le scelte, sia in materia di Irpef che di Ires, che intendono favorire il reinvestimento degli utili in azienda, premiando gli investimenti in innovazione e la realizzazione di nuova occupazione.

Iva

«Per quanto riguarda l’Iva, invece – aggiunge il presidente – vanno bene gli interventi di razionalizzazione ma va senz’altro respinta l’ipotesi di aumenti della tassazione indiretta su beni e servizi». In materia di fiscalità green, per Confcommercio Ascom Padova la sostenibilità ambientale non può prescindere da quella economica e sociale mentre la semplificazione degli adempimenti e la promozione di compliance (accordi tra Agenzia delle Entrate e contribuente) devono essere alla base per favorire l’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti, anche attraverso strumenti volontari di concordato preventivo. C’è poi un “sogno” che Bertin fa ad occhi aperti: l’effettiva applicazione dello Statuto dei diritti del contribuente come legge generale tributaria e il riordino della normativa nella prospettiva di un unico Codice tributario. «Se ciò effettivamente dovesse avvenire – chiosa il presidente – sarebbe la dimostrazione che un cambio di passo è avvenuto. Un cambio di passo che attendiamo da tempo visto che una norma in tal senso fa data dal 2000».

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