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Venerdì, 7 Ottobre 2022
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Prezzi dei prodotti in continuo rialzo: «I pubblici esercizi sono in ginocchio»

Di questo passo, secondo l’Associazione che a Padova e provincia rappresenta circa 1.500 dei circa 3.000 pubblici esercizi in attività, molti locali saranno costretti a rivedere i propri listini, pena la chiusura delle attività

«È la terza comunicazione di aumenti nel giro di soli sette mesi, così non è più possibile lavorare con serenità»: a sbottare è Federica Luni, presidente del Gruppo pasticcieri e dirigente Appe (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi) di Padova.

Rincari

Il riferimento è l’ennesima email arrivata da uno dei tanti fornitori, che per la terza volta da dicembre scorso comunica il rialzo dei prezzi dei prodotti. «In questo caso - conferma Luni - parliamo del latte e derivati, come ad esempio burro, yogurt e panna: prodotti che in pasticceria usiamo in grande quantità e che sono aumentati in pochi mesi fino a più del 20%, ma gli stessi ragionamenti li possiamo fare per caffè, uova, verdure e tanto altro ancora, aumentati anche fino al 30%». Aumenti che si sommano a quelli delle forniture energetiche, i cui costi sono praticamente raddoppiati negli ultimi 8-9 mesi. Proiettando questi aumenti in un bilancio di fine anno di un locale (bar, ristorante e altri pubblici esercizi), ne risulterebbe un aumento di costi di circa il 30-40%, che significherebbe la chiusura dell’esercizio in perdita o nella migliore delle ipotesi a una marginalità talmente ridotta da rendere comunque anti-economica la prosecuzione dell’attività. «Purtroppo - dichiara Luni - azioni come riduzioni di orari d’apertura, ottimizzazione della produzione, acquisto di nuova attrezzatura a basso consumo energetico, non sono sufficienti per affrontare questo aumento sconsiderato di qualsiasi cosa. Dobbiamo renderci conto che per noi pubblici esercizi è impensabile e improponibile aumentare il prezzo del prodotto finito in proporzione agli aumenti che ci ritroviamo ad affrontare. Faccio un esempio: ci arriva la bolletta energetica e scopriamo, senza preavviso, che è aumentata del +90%. Se facessimo anche noi così? Se una mattina un barista/pasticcere/ristoratore si svegliasse e, senza preavviso, aumentasse tutti i prezzi del +90%, cosa succederebbe? Ci sarebbero sommosse, recensioni, articoli sul giornale, atti vandalici… E invece continuiamo a ricevere aumenti irrazionali e paghiamo leccandoci le ferite».

Listini

Di questo passo, secondo l’Associazione che a Padova e provincia rappresenta circa 1.500 dei circa 3.000 pubblici esercizi in attività, molti locali saranno costretti a rivedere i propri listini, pena la chiusura delle attività. In effetti, a conferma di questo ci sono i dati Istat, che riportano un indice di inflazione per “servizi ricettivi e di ristorazione” pari al +7,2% a giugno su base annua, contro una media del paniere del +8% e con punte del +28% per “abitazione, acqua, elettricità e combustibili”. «Sappiamo bene che gli stessi aumenti che abbiamo noi esercenti li hanno anche “le case” dei nostri clienti. Ecco perché in questi mesi non ci sono stati aumenti rilevanti nei listini dei pubblici esercizi». Le prospettive per la stagione autunnale, poi, non lasciano molto spazio all’ottimismo, tra difficoltà di far quadrare i conti e forniture sempre più a rischio, come sottolinea Luni: «C’è chi ha già acquistato le confezioni per il Natale per non rischiare di trovarsi senza incarti a ridosso delle festività: non dimentichiamo che l’anno scorso, ad esempio, già a novembre scarseggiavano gli stampi in carta dei panettoni e le cartiere non consegnavano le scatole porta-panettoni». Ma anche altri prodotti sono a rischio fornitura, come ad esempio la legna per le pizzerie, il cui costo è praticamente raddoppiato in pochi mesi. «Come Associazione di riferimento dei Pubblici Esercizi - conclude Luni - confidiamo in un intervento reale e adeguato da parte delle Amministrazioni che ci permetta di ammortizzare questi continui rialzi dei costi, consentendoci di lavorare sapendo i nostri limiti e il nostro break even point, senza che ne paghino le conseguenze i consumatori».

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