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Rostislav, la fuga dalla guerra e la canzone per l'Ucraina che fa il boom di visualizzazioni

Arrivato a Padova il 17 marzo ha scritto una canzone per esprimere tutto ciò che sentiva. Il video del momento della registrazione ha già superato le 8.500 visualizzazioni su Istagram in due giorni

Da quando è scappato dall’Ucraina ed è arrivato a Padova i pensieri si affollavano, troppe cose da dire. Senza un ordine preciso. Lo ha aiutato la musica.

La canzone

Rostislav Kirvas compirà 18 anni ad agosto. Originario della regione di Odessa, allo scoppio della guerra è fuggito in Italia, a Padova, dove la madre già lavorava da tempo. Ma non poteva ospitarlo perciò è andato a vivere con un giornalista bergamasco, padovano d’adozione, Alessandro Macciò. In casa ha trovato la chitarra con cui Macciò ogni tanto si esercita. Rostislav, che suona da quando ha 10 anni, ha trovato così la sua valvola di sfogo. «Ho cominciato a scrivere la musica, poi qualche strofa – racconta – Un giorno mi ha chiamato un amico e mi ha chiesto cosa stessi facendo. Gli ho detto che stavo scrivendo una canzone, gli ho suonato le prime note e gli è piaciuta. Così abbiamo terminato di scriverla assieme». Poi ha cercato su Google uno studio di registrazione e ha trovato il Kalimba di San Pietro Viminario. «Ho scritto loro su Istagram, sono stati gentilissimi – continua – Ho registrato la canzone e postato il video sui social, in due giorni ha superato le 8.500 visualizzazioni. Volevo far capire cosa provavo, cosa sta passando il mio popolo». La canzone, scritta in russo e ucraino, recita: «Tutti pensavano fosse uno scherzo, pensavano fosse una bugia, in realtà è vero. Non lo vogliamo sapere. Bombe, mine e missili. Città distrutte, cosa accadrà dopo non lo sappiamo ma noi vogliamo la pace».

La guerra

Non è facile per lui aprirsi. Quando parla volta lo sguardo, è timido. «Studio Agraria a Kiev, all’università ma quel 24 febbraio ero a casa per le vacanze – racconta – Ho ricevuto una telefonata di mia sorella che pochi giorni dopo è arrivata nella nostra cittadina da Kiev con il marito. Lei è ancora là, suo marito non può uscire dal Paese per via della legge e lei non vuole lasciarlo». Lui ora segue le lezioni online e in questo periodo sta seguendo laboratorio di pratica. «Sono spaventato, certo. Chi è rimasto in Ucraina non sa se quello che sta vivendo sia il suo ultimo giorno di vita. Vai a dormire e non sai se ti sveglierai».

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