Martedì, 16 Luglio 2024
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Sciopero di 2000 cuochi, camerieri e dipendenti della ristorazione: «Nessun aumento salariale»

Per la maggior parte donne e con contratti part-time, nato dal mancato raggiungimento di un’intesa tra forze datoriali e sindacati nella trattativa per il rinnovo del Ccnl del settore, scaduto da tre anni

Domani, martedì 4 giugno, sciopero nazionale delle lavoratrici e lavoratori dipendenti delle aziende della ristorazione collettiva aderenti ad Anir Confindustria e Angem, indetto dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Previsto un presidio a cui parteciperanno anche la Filcams Cgil Padova, la Fisascat Cisl di Padova e Rovigo e UilTucs di Padova.

Uno sciopero che nella provincia di Padova riguarderà una platea potenziale di circa 2000 dipendenti, per la maggior parte donne e con contratti part-time, nato dal mancato raggiungimento di un’intesa tra forze datoriali e sindacati nella trattativa per il rinnovo del Ccnl del settore, scaduto da tre anni. Le richieste da parte delle associazioni imprenditoriali si sono dimostrate irricevibili perché esose e dirette a indebolire i diritti base di lavoratrici e lavoratori, oltre che a differire parte del salario a favore delle aziende. Secondo Filcams Cgil Fisascat Cisl e UilTucs, tali richieste andrebbero a vanificare l’eventuale aumento economico contenuto nel rinnovo. È il caso, ad esempio, delle istanze relative all’aumento del costo pasto/vitto a carico del lavoratore e alla riduzione dell’orario di lavoro (Rol) di ulteriori 16 ore che potranno essere utilizzate dalle aziende per la formazione professionale non obbligatoria.

Non solo: vogliono anche che il Tfr e la tredicesima vengano fatte rientrare nel calcolo del maturando economico annuo con la simultanea esclusione della quota di importo relativa agli scatti di anzianità e con il rateo della quattordicesima spalmato su base mensile. Inoltre, la richiesta che la durata del CCNL passi da tre a quattro anni e ulteriori restrizioni al diritto allo sciopero da applicare dove c’è l’obbligo di garantire i servizi minimi (ad esempio nei siti ospedalieri) anche nella ristorazione scolastica. Davanti a tutto questo, i sindacati hanno ritenuto che non vi fosse altra via che la proclamazione dello sciopero.

«Voglio sottolineare – dice Marquidas Moccia della Filcams Cgil Padova – che quelle senza contratto nazionale e senza aumenti salariali, e sulla cui pelle si mercanteggia, sono lavoratrici part time, soggette a sospensioni dal lavoro senza retribuzione e contribuzione pensionistica ogni volta che chiudono le scuole (e di conseguenza le mense scolastiche). Si tratta, per lo più, di lavoratrici impiegate nei servizi essenziali, negli ospedali, nelle RSA anche durante la pandemia dovuta al Covid. Aggiungiamo anche che molte di loro operano in appalti pubblici dove le gare si aggiudicano sempre al massimo ribasso e che, dalla pandemia, le mense aziendali hanno tagliato tanti pasti erogati e di conseguenza ore di lavoro per il personale delle mense. Tutti speculano su di loro: a chi interessa veramente il rinnovo del loro contratto nazionale?»

«La UilTucs – aggiunge Fernando Bernalda della UilTucs Padova - fa presente alle parti datoriali che il comparto della ristorazione collettiva è impiegato dalla maggioranza da donne che cercano di conciliare famiglia e lavoro e che durante la pandemia sono sempre state in prima linea. Adesso cosa offrono i datori di lavoro come aumento salariale? La spalmatura di tredicesima e quattordicesima su base mensile, l’assorbimento delle ore di permesso e, come se non bastasse, più flessibilità. E poi si chiedono come mai non riescono a trovare personale da assumere nelle proprie aziende». «È inaccettabile e irricevibile – conclude Matteo Breda della Fisascat Cisl di Padova e Rovigo – quanto proposto dalle associazioni imprenditoriali per poter arrivare a rinnovare il contratto. Piuttosto, è necessario incentrare la trattativa sia sull’aumento dei salari che su un generale miglioramento delle condizioni di lavoro».

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