Per dire no agli esuberi: sciopero e presidio davanti alla Safilo di Padova

I lavoratori della Safilo hanno scioperato insieme a quelli di Longarone e Martignacco per dire no al piano di ristrutturazione dell’azienda che prevede 700 esuberi, 50 dei quali nella sede di via Settima Strada, dove lavorano attualmente un migliaio di persone

Un momento del presidio davanti alla Safilo a Padova

Rabbia e gelo nella mattinata di venerdì 13 dicembre a Padova tra i lavoratori della Safilo che hanno scioperato insieme a quelli di Longarone e Martignacco per dire no al piano di ristrutturazione dell’azienda che prevede 700 esuberi, 50 dei quali nella sede di via Settima Strada, dove lavorano attualmente un migliaio di persone.

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Il presidio

Numerosa è stata anche la partecipazione al presidio organizzato da Femca Cisl, insieme a Filctem e Uiltec, con le Rsu aziendali, dalle 8 alle 10. Commenta Sergio Polzato di Femca Cisl: «Nonostante la pioggia e il freddo e nonostante le pressioni da parte della dirigenza la partecipazione al presidio da parte delle lavoratrici e dei lavoratori è stata massiccia. Il paradosso di questo capitalismo industriale è che il settore dell’occhialeria sta andando alla grande. Tutti gli studi prevedono un futuro roseo. E’ impensabile che con simili prospettive la Safilo decida di licenziare 700 dipendenti». Al presidio era presente anche Samuel Scavazzin, dell’Ust Cisl Padova Rovigo: «La Cisl intende sostenere insieme alla Femca la necessità di governare il processo di cambiamento tutelando i posti di lavoro. Per questo come Cisl chiederemo un tavolo di crisi al Mise e soprattutto una chiara strategia di politica industriale a livello locale e nazionale. La prima occasione sarà quella del tavolo di crisi convocato dalla Regione Veneto per venerdì prossimo, 20 dicembre. «In quell’occasione la Femca Cisl chiederà al governo e alla Regione di impegnarsi perché il patrimonio di esperienza, di dedizione e di professionalità cresciuto alla Safilo non vada disperso e rimanga all’interno del distretto.

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