Scuola e Covid, Donazzan: «Ignorata la continuità didattica, oltre 2mila posti scoperti»

L’assessore regionale alla scuola del Veneto torna a lanciare l’allarme sul riavvio dell’anno scolastico e in particolare sulla mancanza di docenti e di personale Ata

«La copertura dei posti per un avvio dell’anno scolastico il più possibile aderente alle esigenze della scuola veneta richiederebbe un repentino cambio di rotta da parte del governo. Bisognerebbe cambiare immediatamente le regole di assunzione dei docenti con un decreto legge, strumento che ha opportunamente il carattere dell’urgenza- emergenza, prevedendo la chiamata diretta da parte dei presidi».

L'allarme

L’assessore regionale alla scuola del Veneto, Elena Donazzan, torna a lanciare l’allarme sul riavvio dell’anno scolastico e in particolare sulla mancanza di docenti e di personale Ata per il regolare ritorno in classe dei quasi 700 mila studenti veneti. «Le regole introdotte nella conversione – spiega Donazzan -  del cosiddetto dl Scuola, decreto che per due mesi è stato in attesa di approvazione alla Camera per poi uscirne peggio di com’era entrato, andrebbero cambiate almeno su due punti: il criterio della continuità didattica, che non ha riconfermato al loro posto i docenti annuali, e lo scorrimento delle  graduatorie, che sono state vincolate alla disponibilità dei docenti di accettare o meno i posti fuori regione».

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Continuità didattica

«Le regole adottata dal governo sul mancato riconoscimento della continuità didattica e sullo scorrimento delle graduatorie -  spiega Donazzan – penalizzano particolarmente il Veneto, regione dove le graduatorie sono esaurite da anni e dove si contano duemila docenti diplomati magistrali della scuola primaria licenziati e quindi fuori delle graduatorie. Il risultato è che a  settembre, nelle scuole del Veneto, mancheranno 900 docenti e 1200 operatori ausiliari, tecnici e amministrativi. Addirittura, dovremo attendere che le altre regioni scorrano le proprie graduatorie senza nemmeno poter chiamare in cattedra gli insegnanti veneti esclusi dalla graduatorie». «L’emergenza Covid non fa che aggravare una situazione già compromessa – conclude Donazzan – rispetto alla quale la Regione da anni va chiedendo spazi di maggior autonomia proprio per poter affrontare l’organizzazione scolastica in modo più aderente alla realtà territoriale e ai fabbisogni. Ma questo governo non sembra in grado di affrontare nè i problemi strutturali, né la particolare situazione dettata dall’emergenza sanitaria».

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