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Giovedì, 23 Maggio 2024
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«Il lavoro nel settore metalmeccanico c'è, ma non si trova manodopera»: l'allarme di Fim Cisl

Salari immutati da anni, erosi da un costo della vita in continua crescita, produttività sotto la media europea e formazione continua inferiore a quella degli altri comparti: è questo il quadro del settore metalmeccanico in Italia, illustrato dal segretario della Fim Cisl Padova Rovigo Luca Gazzabin al Consiglio generale del sindacato di categoria

Salari immutati da anni, erosi da un costo della vita in continua crescita, produttività sotto la media europea e formazione continua inferiore a quella degli altri comparti: è questo il quadro del settore metalmeccanico in Italia, illustrato dal segretario della Fim Cisl Padova Rovigo Luca Gazzabin al Consiglio generale del sindacato di categoria, nella sala parrocchiale di Carpanedo di Albignasego.

Dati

Uno scenario reso più grigio dalle situazioni di crisi come quella alla Antonio Carraro di Campodarsego e dal bollettino quotidiano degli infortuni sul lavoro. Gazzabin ha illustrato e commentato i dati della ricerca condotta dalla Fim Cisl nazionale “Il Cruscotto del lavoro della Metalmeccanica” su produzione industriale, retribuzione, produttività, formazione continua, contrattazione di secondo livello, parità di genere e altro ancora. «Siamo tra i settori dove la contrattazione di secondo livello è più diffusa. Abbiamo raccolto i dati di aziende di 867 in tutta Italia che occupano 389mila lavoratori, 200 delle quali in Veneto che occupano circa 43mila lavoratori. In Lombardia sono state 264, ma in aziende di dimensioni molto maggiori, con il conseguente coinvolgimento di un maggior numero di lavoratori. La media del premio di risultato è di 2.171 euro, erogato dall’81% delle aziende, per alcune delle quali c’è stata un’erogazione di welfare».

Retribuzione e produttività

Uno scenario poco rassicurante è quello descritto dai dati su retribuzione e produttività, soprattutto se confrontati con quelli degli altri Paesi europei. «La retribuzione annuale media del nostro settore è calata rispetto al 2020 - ha sottolineato Gazzabin - ma molti dei lavoratori del nostro territorio sono al di sotto della media nazionale. Il settore metalmeccanico è tra quelli dove la retribuzione media è più alta di tutto il manifatturiero. Ma la vacanza contrattuale, che per questo settore ha una media di un anno e mezzo, pesa sul bilancio dei lavoratori. Se ci confrontiamo con gli altri paesi europei, la Francia ha il salario minimo indicizzato e contrattazione obbligatoria. La Spagna ci ha superato. La media europea è sopra di noi. Lo storico sui salari italiani ci dice che rispetto al costo della vita siamo tornati indietro al 2010. Per quanto riguarda l’andamento della produttività, è in recupero dal 2021, ma è bassa rispetto ad altri Paesi. In Germania hanno salari più alti, ma costo del prodotto più basso. Il paese che ha la produttività più alta, che è la Francia, è anche quella che ha fatto più formazione. Il paese che ha la produttività più bassa è l’Italia, dove si fa anche meno formazione».

Fim

Dopo un ampio e approfondito dibattito, le conclusioni sono state tratte dal segretario nazionale della Fim Cisl Massimiliano Nobis. «Con il “cruscotto” - ha detto - la Fim nazionale ha voluto fotografare la situazione del Paese. Viviamo in un paese malato. Abbiamo un debito pubblico vicino ai 3 miliardi di euro, con un costo di interessi che arriva a tre finanziarie. Sono elementi che dobbiamo tenere presenti quando confrontiamo la situazione del nostro Paese con quella degli altri Paesi europei. Altri elementi da tenere in considerazione sono l’evasione fiscale, che pesa per 110 miliardi all’anno, un problema di iniquità fiscale e la situazione demografica, che incide pesantemente sul welfare e non solo. Il modo in cui leggiamo la realtà determina le possibili scelte per cambiarla. Per quanto riguarda l’occupazione, nel 2022 le aziende prevedono un numero di assunzioni superiore al 2019. Vuol dire che il nostro tessuto produttivo tiene. Ma qui al Nord non si trova mano d’opera, in altre parti d’Italia non si trova lavoro. È necessaria maggiore programmazione, anche puntando sugli Its. Su salute e sicurezza, va sottolineato che nelle aziende dove si fa prevenzione il calo degli infortuni è evidente. La ricerca evidenzia i dati sulle malattie professionali, dato che seguiamo con attenzione come quello della formazione professionale, che interessa il 9% dei lavoratori, come la formazione continua. Si avverte l’esigenza di puntare sull’alfabetizzazione digitale per recuperare un deficit di diritto di cittadinanza. Il contratto lo prevede e dobbiamo pretenderlo. Quest’anno ricorrono i 50 di un diritto conquistato dal sindacato, quello sulle 150 ore per il diritto allo studio. Da allora non c’è stata una crescita in questa direzione». Infine un tema di grande attualità. «Si sta parlando molto della settimana di quattro giorni. Un tema introdotto dal segretario Roberto Benaglia e ripreso poi da Landini. Ma per la Fim è un’opportunità che va applicata e vagliata attraverso la contrattazione aziendale, perché non vogliamo prendere in giro i lavoratori e se si decidesse di applicarla a prescindere, molte aziende rischierebbero di chiudere. Sul Pnrr, i progetti ci sono, ma bisogna ripristinare i tavoli di concertazione per capire dove andranno le risorse».

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