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Pasqua 2021: ristoranti ai minimi storici, asporto e delivery non sono sufficienti

Sondaggio APPE: il 65% dei locali (ristoranti, trattorie, pizzerie) lavora a Pasqua e, nella gran parte dei casi, l’esercizio che effettua l’asporto propone anche il servizio a domicilio

«L’unica strada è quella di una ripresa progressiva delle attività»: erano queste le parole con cui, un anno fa, il Presidente dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE), Erminio Alajmo, concludeva l’analisi dell’andamento dei consumi nel periodo di Pasqua. «Considerazioni – dichiara oggi lo stesso Alajmo – ancora più di attualità, se consideriamo che, nel frattempo, è trascorso un anno di continui “stop-and-go”, con attività chiuse, poi riaperte, poi limitate nell’orario e, infine, nuovamente chiuse, senza che, peraltro, si siano ottenuti risultati definitivi in termini di lotta alla pandemia».

Prenotazioni e menù

L’APPE ha condotto un sondaggio, tra un campione significativo di associati, sull’andamento delle prenotazioni di menù per asporto e a domicilio per Pasqua e i risultati sono indicativi dello stato di fatto attuale del settore: le risposte denotano livelli di consumi ai minimi storici, anche in occasioni, come appunto la Pasqua, che hanno sempre garantito locali con tutti i posti esauriti. Scendendo nel dettaglio, si rileva come circa il 65% dei locali (ristoranti, trattorie, pizzerie) lavora a Pasqua e, nella gran parte dei casi, l’esercizio che effettua l’asporto propone anche il servizio a domicilio (solo il 19% delle attività effettuerà solo l’asporto). Il servizio a domicilio, probabilmente perché si tratta di attività che lo svolgono “saltuariamente”, sarà svolto con mezzi propri, senza appoggiarsi a piattaforme esterne, e comporterà un aumento nei prezzi in meno del 20% dei casi. Per quanto riguarda l’andamento delle prenotazioni, ben 2 locali su 3 ammettono di aver ricevuto, ad oggi, meno richieste dell’anno passato, quando peraltro era disponibile soltanto il servizio di consegna a domicilio e l’asporto era vietato. Per il 21% dei locali l’andamento è in linea con la Pasqua 2020 e solo per il 13% c’è un “segno più” nelle prenotazioni. In termini numerici, per il 63% dei locali sono ad oggi prenotati meno di 20 coperti e per un altro 33% un numero compreso tra 20 e 40 coperti: numeri che attestano le difficoltà che stanno incontrando ristoranti e trattorie della nostra provincia. E peggio ancora andrà a Pasquetta: quello che solitamente era il giorno dedicato al pic-nic e alle gite sui Colli Euganei o al mare, quest’anno non sarà nemmeno allietato da un menù proposto dai locali padovani: per due locali su tre ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in tal senso.

Ancora di salvezza

«Quella – riassume Alajmo – che l’anno scorso definivamo “àncora di salvezza”, quest’anno non è neppure un piccolo salvagente: i consumatori non hanno più voglia di divertirsi, sono pessimisti per il futuro e stanchi, dopo un anno di limitazioni: ricordiamoci che la Pasqua 2020 veniva dopo nemmeno un mese di lockdown, le persone cantavano sui balconi e appendevano striscioni, un clima ben diverso da quello attuale». «Infine – conclude il Presidente – occorre considerare che molte famiglie soffrono una crisi economica dovuta a perdita del lavoro, cassa integrazione insufficiente e in ritardo, chiusura di aziende e, naturalmente, i consumi “voluttuari” sono i primi a essere tagliati». Per questo, secondo l’Associazione degli esercenti, si ritorna alla necessità di riaprire quanto prima le attività, secondo le linee guida che nel tempo hanno garantito la sicurezza di consumatori e operatori. 

Dati Pasqua 2021

Attività aperte: circa il 50% (circa 1.500 sui 3.000 pubblici esercizi della provincia, tra cui circa 1.000 ristoranti e rimanenti tra pizzerie, pasticcerie, bar e altri locali) • Servizi proposti: esclusivamente asporto e delivery (vietata la somministrazione) • Volume d’affari generato: circa 1 milione di euro contro i 3,3 milioni del 2019 • Nel 2020, anno in cui era possibile soltanto il delivery (non l’asporto) il volume d’affari è stato comunque di 1,2 milioni di euro • Curiosando tra i vari menù, non mancano il classico agnello (cibo rituale della tradizione cristiana) e capretto, declinati nelle tante varianti, anche se si registra la crescita del numero dei locali che non proporranno queste pietanze (1 su 4). In aumento anche i menù vegetariani o vegani, per incontrare le esigenze di una fascia sempre più importante di clientela. Ampio spazio sarà dato ai menù a filiera corta e con prodotti biologici. Nei primi piatti primeggiano le proposte a base di asparagi padovani ed erbette spontanee di stagione, escludendo i risotti, in quanto non adatti a un consumo “differito”. 

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