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Meno di prima, ma comunque troppo: ogni famiglia padovana spreca 5 euro di cibo alla settimana

Secondo un recente studio di Cia, la pandemia ha contribuito a diminuire lo spreco alimentare del 12%: il trend, dunque, sta migliorando.

Ogni famiglia padovana getta, in media, cibo per 4,91 euro alla settimana. Tuttavia, secondo un recente studio di Cia, la pandemia ha contribuito a diminuire lo spreco alimentare del 12%: il trend, dunque, sta migliorando.

Spreco

Sottolinea in merito Roberto Betto, presidente di Cia Padova: «Siamo diventati tutti più consapevoli dell’importanza di acquistare in maniera consapevole, senza dissipare inutilmente né i prodotti della terra, né il denaro. Tuttavia, per centrare l’obiettivo dello spreco zero, cui miriamo ormai da diversi anni, c’è ancora tanta strada da fare». Fra le buone pratiche attuate a motivo del Covid, «i nuclei famigliari si sono orientati verso un maggior consumo del cibo avanzato, percepito come una risorsa preziosa e non come uno scarto che non vale più nulla, e una rinnovata attenzione alla data di scadenza». A livello generale è stata favorita, inoltre, la spesa nei mercatini contadini gestiti dalla Cia (che in provincia sono rimasti attivi sempre, pure durante il lockdown severo: si tratta dell’unico caso in Italia) o nei punti di vendita diretta delle aziende; tante persone, poi, hanno donato in beneficienza, e stanno tuttora donando, i prodotti alimentari non consumati (e non scaduti) in una logica di solidarietà diffusa. «Lo spreco alimentare - continua Betto - è l’insieme dei prodotti alimentari scartati dalla catena agroalimentare che, in assenza di un possibile uso alternativo, vengono smaltiti. Dati alla mano, in Veneto, e in provincia di Padova, il cibo viene ancora sprecato troppo, soprattutto al termine della catena di produzione, quando arriva sulle nostre tavole. O meglio, non arriva proprio».

Sistema alimentare soseteniblie

Motivo per cui, analizza Cia, «sono quanto mai necessarie le indicazioni che arrivano dalla strategia Farm to Fork, pietra angolare del Green Deal europeo, che prevede un sistema alimentare sostenibile per garantire la sicurezza e l’accesso a tutti a cibi sani e sicuri e che, entro il 2030, verrà arricchita con obiettivi legalmente vincolanti per ridurre lo spreco alimentare in Europa». In questo senso, «tanto fanno e possono fare le imprese agricole, che da sempre lavorano per il riciclo e il riutilizzo degli scarti agricoli, in un’ottica di economia circolare. Un impegno che può crescere sempre di più grazie anche ai fondi del Recovery Fund finalizzati alla transizione verde e digitale». Non solo. Per Cia «è fondamentale riconquistare efficienza nell’utilizzo delle risorse e dare sempre più impulso alla Legge Nazionale anti-spreco, la 166 del 2016, sostenendo tutte le iniziative pubbliche e private per il recupero e la donazione dei prodotti alimentari invenduti». Tanto più che oggi il 66% degli Italiani è sempre più cosciente della connessione tra spreco alimentare, salute dell’uomo e dell’ambiente. Sempre su questo filone, conclude Cia, «serve un cambio a livello culturale, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni. Fino a prima del covid sono stati organizzati degli specifici progetti nelle scuole primarie e secondarie di primo grado di tutta la provincia. Non appena sarà possibile, riprenderemo queste attività: il futuro del Pianeta è davvero nelle mani dei nostri giovani».

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