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Lo strano caso della Palestra Popolare Chinatown, degli sgomberi d'agosto e della legalità a senso unico

Palestra Popolare Chinatown a rischio sgombero. Giordani ha assicurato che sarà evitato ma c'è il nodo "legalità" che come sempre coinvolge gli occupanti ma non i dirigenti pubblici che per anni hanno lasciato all'abbandono e al degrado pezzi di patrimonio

Estate, tempo di sgomberi. Come impone la tradizione, verrebbe da dire. Di solito, anzi quasi sempre, avvengono in agosto, ci sono tanti esempi. Succede quando la politica non sa rispondere alla vertenze, di solito. Per questo c'è preoccupazione in via Palestro, dove chi da anni anima la Palestra Popolare Chinatown sa di correre questo pericolo, di essere mandato via brutalmente.

Inps

E' stato proprio l'ente proprietario di quella che volontari e attivisti hanno trasformato in uno spazio comune con una vera e propria azione di rigenerazione urbana, l'Inps, a far conoscere le sue intenzioni. Lo ha fatto dalle pagine di uno dei quotidiani della città, e alla Palestra Popolare Chinatown non l'hanno affatto presa bene. «Abbiamo deciso di prendere parola pubblicamente in merito alla minaccia di sgombero del nostro spazio, apparsa qualche giorno fa in un articolo del Mattino di Padova. Dalle pagine del quotidiano Graziano Numa, dirigente INPS che si occupa della vendita del patrimonio dell'ente, ha dichiarato di aver depositato un esposto in procura chiedendo lo sgombero della palestra». Le intenzioni sono chiare, da parte dell'ente. Rivogliono indietro la palazzina della quale per decenni non si sono affatto interessati. Oggi le cose, evidentemente per l'ente sono cambiate. E gli interessa riaverlo, per venderlo probabilmente. 

Interlocuzione

Delle dichiarazioni di Numa non è piaciuta anche un'altra cosa, e la fanno notare: «Ci accusano di aver mentito riguardo ai nostri tentativi di interloquire con l'ente che, a suo dire, non sarebbero mai avvenuti. L'articolo prosegue con una serie di dichiarazioni in cui il funzionario spiega che se il posto versava nel totale abbandono prima dell'occupazione la colpa non è da imputare a loro ma ad altri». Fino a qui il canovaccio della storia non porta grossi elementi di novità rispetto ad altre vicende degli anni passati. In realtà anche quello che viene detto poi, sempre da parte di coloro che la Palestra l'hanno fatto crescere coinvolgendo ragazzi e ragazzini, tanti, del quartiere. «Vogliamo ricordare che prima della nascita della palestra lo spazio che la ospita era stato lasciato a marcire per oltre 20 anni, letteralmente viste le infiltrazioni d'acqua causate dalla mancata manutenzione delle grondaie. Non ci interessa dissertare sul corto circuito istituzionale che ha prodotto questa incuria, quello che ci preme affermare è che, di fronte alla logica di istituti pubblici che si rimpallano le responsabilità quando si tratta di gestire il patrimonio salvo poi litigarselo quando è il momento di monetizzare, noi da quello spazio abbiamo costruito un progetto sociale». Questo è poi il vero punto, sempre, non solo in questo caso. Nato informalmente, senza richieste ma solo con la voglia di farci qualcosa viste le condizioni e la posizione in cui si trovava. Quindi qui si innesca tutta la questione riguardo la legalità e l'illegalità. Che è poi il "non criterio" per dirimere questo tipo di questioni che appunto poi sfociano in sgomberi. Di solito d'estate, anzi d'agosto, come si diceva.  

Legalità

E sulla questione specifica, arriva una risposta politica, più che pratica. Molto dettagliata : «Invitiamo chi ci accusa di essere entrati abusivamente nello stabile di smettere di nascondersi dietro al regolamento e riflettere se il vero delitto sia tenere abbassata una saracinesca nel rispetto della norma o alzarla come abbiamo fatto noi. Chi l'ha tenuta abbassata ha negato uno spazio alla collettività, la stessa che ha contribuito a costruirlo, noi con il nostro gesto abbiamo offerto una possibilità di accesso gratuito allo sport, per tutti, in un quartiere dove una parte consistente dei residenti vive a rischio di esclusione sociale». Il contesto sociale, quello di cui spesso i dirigenti degli enti proprietari di questi spazi si dimenticano.  

4 anni

«Lo abbiamo fatto in oltre 4 anni di lavoro in cui, partendo da un magazzino abbandonato, abbiamo dato vita a una palestra frequentata da centinaia di persone, un luogo di incontro per gli abitanti del quartiere e non solo. Garantiamo l’attività fisica senza discriminazione sulla base di origine etnica, genere, economica o qualsiasi altra base. Siamo convinti che lo sport può supportare le potenzialità ed il benessere sociale attraverso la creazione e il rafforzamento di legami con la comunità, creando un senso di appartenenza e di accettazione e unendo le persone con contesti di provenienza culturale, sociale ed economici diversi. Lo abbiamo fatto con l'impegno e la passione di chi ha creduto in questo progetto, che negli anni ha proposto una decina di attività sportive diverse per adulti e ragazzi oltre che promosso iniziative culturali e ricreative».

Patrimonio pubblico

Nessuno nega che ci sono delle regole, che vanno rispettate per evitare la giungla, ma cosa dire di chi abbandona e lascia al degrado il patrimonio pubblico? Quando si affronta il tema delle occupazioni si finisce sempre per usare un solo parametro, quello della legalità. Ma se non è legale occupare uno stabile, lo è invece lasciarlo al degrado nel mezzo di un quartiere popolare che i suoi problemi li ha già e li ha sempre avuti. E sono state proprio queste iniziative ad arginare scenarei peggiori. «Se c'è qualcuno che ha messo a valore questo spazio, sono le persone che l'hanno fatto vivere, perché il valore del patrimonio pubblico è valore sociale. Evidentemente però, chi oggi ci minaccia di sgombero non la pensa allo stesso modo. Infatti, come dichiarato dallo stesso Numa, l'INPS è chiamata a mettere a rendita gli immobili del complesso di via Palestro. La stessa logica con cui l'ATER da anni svende il patrimonio pubblico datole in gestione. Queste politiche di fatto consegnano il quartiere Palestro in mano alla speculazione edilizia a tutto svantaggio dei suoi abitanti. I quali, quando va bene, si vedono ridurre i servizi di prossimità e sfilacciare le proprie reti sociali mentre, quando va male, devono affrontare sfratti e/o trasferimenti forzati in altre zone della città. Non ci sentiamo dunque di esultare con il dirigente INPS per gli ottimi risultati ottenuti con le prime due tornate d'asta, perché non è l'euro l'unità di misura con cui quantificare il valore del patrimonio collettivo ma è la funzione che esso svolge a vantaggio della collettività stessa. Sono i progetti di sport popolare, così come quelli culturali e artistici, che rendono vivibili i quartieri, che invogliano alla partecipazione diretta e che strappano le piazze allo spaccio. Questi progetti per esistere hanno bisogno di spazi e noi, in assenza di alternative, lo spazio ce lo siamo preso».

Occupazione

Sulla questione occupazione da Chinatown ci tengono a fare due precisazioni. «La prima - spiegano - è che con l'occupazione non abbiamo causato danno a nessuno. Semmai è vero il contrario dato che abbiamo recuperato e rimesso a nuovo uno spazio lasciato all'abbandono e all’incuria per vari decenni. La seconda è che fin da subito abbiamo cercato, invano, di aprire un confronto con l'INPS per trovare un accordo sullo stabile, anche tramite l'intervento dell'assessorato allo sport del comune di Padova. Quindi, checché ne dica il signor Numa, se in questi anni non è mai stato avviato un dialogo con l'ente per cui lavora la cosa non è dipesa da una mancata nostra volontà in tal senso».

Sgombero

«Quello che possiamo dire è che un'eventuale sgombero della palestra, sarebbe un ulteriore colpo a un quartiere già abbondantemente martoriato da logiche speculative. Significherebbe svilire un progetto sociale a una mera questione di ordine pubblico e di ripristino della "legalità".  Non sarà la minaccia di uno sgombero, di cui per altro abbiamo consapevolezza dal giorno in cui siamo entrati, a fermare la nostra realtà di sport popolare. Dal canto nostro difenderemo la nostra palestra nel modo che riteniamo più giusto, continuando a dimostrare con le attività quotidiane che svolgiamo la validità del nostro progetto e la sua utilità nel quartiere in cui è inserito».

Giordani

A domanda diretta, a margine della conferenza stampa di presentazione della nuova giunta, il confermato sindaco, Sergio Giordani, ha intanto assicurato che avrà una particolare attenzione per il quartiere Palestro. A domanda diretta sulla questione palestra e il rischio sgombero ha commentato sicuro: «Non ci sarà nessuno sgombero, sono sicuro che riusciremo a trovare una soluzione che accontenta tutti. Serve comunque regolarizzare la questione». 

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