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A scuola in gonna e con lo smalto, indipendentemente dal sesso: l'iniziativa nei licei della città

A questa iniziativa se ne è aggiunta a sorpresa un'altra: più di 300 studenti hanno infatti occupato a inizio mattinata la palestra del liceo Marchesi-Fusinato dando vita ad un'assemblea di istituto

Tutte e tutti in gonna e con lo smalto: nelle scuole di Padova studenti e studentesse si sono mobilitati unitariamente per mettere in luce la giornata dell’8 marzo. 

Gonne e smalti

Il simbolo della gonna è spopolato nelle ultime settimane tra le scuole di tutta Italia, a seguito delle proteste contro molestie verbali nei confronti di ragazze vestite proprio in gonna a scuola. Spiega Alice Miraglies, studentessa del Tito Livio: «L’8 marzo non è un giornata di festa né una banale celebrazione delle donne. Non può più essere il giorno delle mimose e basta, ma si deve parlare di temi legati alla condizione delle donne e in generale di transfemminismo, come il gender pay gap, la medicina di genere, il sex work, la stereotipizzazione dei corpi e tanto altro. La narrazione che solitamente viene fatta delle donne è di figure pure, caste, controllate e belle, sempre belle. Oggi vogliamo dire che questa non è la realtà, ma sono solo canoni sociali che corrispondono ad una visione tradizionalmente cattolica ed eteronormata. Quindi perché le gonne? Perché, anche a fronte di quello che è successo nel liceo di Cosenza, come in tante altre scuole, rappresentano la libertà di esprimersi, nel corpo e nell’identità. Comunicano che mostrare più pelle del solito non è una provocazione, che i nostri corpi non sono sempre e solo fonte di provocazione, che devono essere liberi dall’oggettificazione sociale e dai canoni di bellezza che non ci appartengono». Anche in altre città del Veneto l’iniziativa è stata accolta, lanciata dalla Rete degli studenti Medi, come a Verona, Vicenza e Trento. «Questo è un 8 marzo da non dimenticare - dichiara Irene Bresciani della Rete degli Studenti Medi di Padova - Forse servirebbero meno mimose e più discussioni. Speriamo che questa lotta arrivi a tutti quanti, alle generazione adulte, perché capiscano che è necessario cambiare approccio e narrazione delle donne e che è necessario aprirsi alla consapevolizzazione sull’identità di genere, sui movimenti transfemministi, sul consenso nei rapporti, sulle disuguaglianze in campo lavorativo».

Occupazione

A questa iniziativa se ne è aggiunta a sorpresa un'altra: più di 300 studenti hanno infatti occupato a inizio mattinata la palestra del liceo Marchesi-Fusinato dando vita ad un'assemblea di istituto. Spiegano dal collettivo studentesco del Marchesi: «Abbiamo deciso di occupare in questa giornata di mobilitazione e lotta transfemminista internazionale perché riteniamo che il tema della violenza di genere, del sessismo, delle discriminazioni e più in generale le questioni di genere abbiamo troppo poco spazio all’interno delle ore scolastiche. Sappiamo tutti quanto sia disastrosa la situazione nel nostro paese e non solo per quanto riguarda la violenza di genere: i femminicidi ogni anno sono sempre di più, sempre più donne denunciano violenze, molestie, abusi, catcalling e discriminazioni e succede anche a noi come studentesse di aver paura di attraversare le strade delle nostre città. Crediamo che l’unica vera soluzione stia nell’educazione: abbiamo estrema fiducia nel ruolo che può avere la cultura e l’educazione in questo contesto, pensiamo che se nelle ore scolastiche questi temi venissero affrontati e se si parlasse di educazione al consenso, al rispetto dei corpi, un educazione sessuale che ci possa dare gli strumenti per conoscere il nostro corpo e imparare a convivere con esso. Pensiamo infatti che non sia il nostro comportamento ad essere sbagliato: possiamo vestirci come vogliamo e non dobbiamo coprirci o cambiare noi, ma devono essere loro a essere educati e rispettosi. Crediamo dunque che la scuola debba essere uno spazio dì crescita individuale ma anche collettiva, e per questo rivendichiamo un’educazione alternativa che ci parli del mondo e che ci formi per davvero. In particolare chiediamo che ci vengano garantite 3 giornate di autogestione in cui organizzare liberamente momenti dì discussione e socialità sui temi che sentiamo più vicini. Nel caso in cui non ci venga concessa ce la prenderemo da noi come abbiamo fatto oggi».

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