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Suicidio assistito: i medici non sono più punibili, aggiornato il codice deontologico

Prof. Simioni (Ordine dei medici di Padova): «Investiremo energie e risorse sulla formazione alla luce delle varie novità normative»

Suicidio assistito, i medici non sono più punibili. A sollevarli da eventuali sanzioni disciplinari è la decisione della Fnomceo, Federazione nazionale che raccoglie e rappresenta tutti i 106 Ordini dei Medici d’Italia, che ha aggiornato il Codice Deontologico. Dunque, all’articolo 17 il Codice di Deontologia medica (Atti finalizzati a provocare la morte), approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale della Fnomceo, recita che “la libera scelta del medico di agevolare, sulla base del principio di autodeterminazione dell’individuo, il proposito di suicidio autonomamente e liberamente formatosi da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, che sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli (sentenza 242/19 della Corte Costituzionale e relative procedure), va sempre valutata caso per caso e comporta, qualora sussistano tutti gli elementi sopra indicati, la non punibilità del medico da un punto di vista disciplinare”.

La non punibilità

In pratica, non sarà punibile dal punto di vista disciplinare, dopo attenta valutazione del singolo caso, il medico che liberamente sceglie di agevolare il suicidio, ove ricorrano le condizioni poste dalla Corte Costituzionale. A innescare il dibattito era stata la sentenza relativa a Marco Cappato, assolto dalle accuse il 23 dicembre 2019 scorso perchè la sua condotta in relazione alla morte di Dj Fabo, Fabiano Antonio, rientrava nell'area di non punibilità tracciata dalla Consulta. Adesso ogni medico sarà libero di agire, ovviamente secondo scienza e coscienza. «E’ intervenuto un adeguamento del Codice deontologico in seguito ad una modifica normativa, quella della Consulta. La Fnomeceo ha inteso così aggiornare il Codice dopo la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale, che ha individuato una circoscritta area in cui l'incriminazione per l'aiuto al suicidio non è conforme alla Costituzione. Si tratta – illustra il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Padova, professor Paolo Simioni - dei casi in cui l'aiuto riguarda una persona colpita da patologie irreversibile, causa di grande sofferenza fisica e psicologica, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, come per esempio l'idratazione o l'alimentazione artificiale,  persona che resta comunque pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Se ricorrono tutte queste circostanze, oltre ad alcune condizioni procedurali, l'agevolazione del suicidio non è dunque punibile da un punto di vista penale. A fronte di questo, l’Ordine padovano si impegna ancor con più intensità nelle tematiche correlate al fine vita, alle quali peraltro ha già dedicato numerose iniziative. Realizzeremo ulteriori momenti di formazione per i medici affinchè possano essere aggiornati sulle modifiche normative sul consenso informato, le disposizioni anticipate di trattamento e il percorso condiviso delle cure, strumenti che si basano stringentemente sulla relazione tra medico e paziente, consentono anche il rifiuto e la rinuncia a specifici trattamenti. Daremo spazio al dibattito sul suicidio assistito, senza mai dimenticare quella grande risorsa che sono le cure palliative».

Far chiarezza

«C’è la necessità – continua il prof. Simioni – di far chiarezza sia al nostro interno che verso la cittadinanza, su tematiche che spesso vengono confuse. Vogliamo dare al medico gli strumenti utili non solo rispetto agli aggiornamenti normativi ma anche fornire indicazioni attinenti la comunicazione con l’assistito, per la miglior relazione con lui e i suoi familiari, attraverso anche una lettura bioetica di questi fenomeni così delicati e profondamente “umanistici”, consapevoli come siamo di quanta parte occupino nel nostro fare e nel nostro agire la coscienza etica e bioetica, anche alla luce del nuovo testo del Codice deontologico. L'auspicio è di promuovere un ampio dibattito culturale su tutte le principali tematiche professionali e su aspetti di particolare rilevanza e attualità sanitari».

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