"La tana del Luppolo" chiede sostegno ai suoi clienti, che rispondono donando

Attraverso una piattaforma ha chiesto aiuto per essere aiutato a sostenere le spese fisse del locale nonostante la serrata obbligata e la risposta è stata molto positiva: a donare soprattutto i clienti abituali

Luca Tomasi, titolare de "La tana del Luppolo" (foto Chiara Malvestio)

Luca Tomasi, è il titolare de “La Tana del Luppolo”, osteria vecchia maniera che si trova in via Vescovado. Luca, dopo essersi laureato nel 2007 e ottenuto la specializzazione comincia a lavorare con delle agenzie d’informazione, come Adn Kronos. Con la crisi le agenzie hanno cominciato a tagliare, così, visto che nei bar ci aveva sempre lavorato per mantenersi gli studi ha optato per questa opzione.

Covid19

Dal 2012 diventa prima socio del locale per poi diventarne proprietario nel 2016. «Dal pensionato allo studente - racconta Luca al telefono - al giovane avvocato finio alle commesse è frequentato prevalentemente da gente del quartiere. E sono proprio per queste persone che ci stanno dando una mano». Già, perché Luca come tutti coloro che gestiscono un esercizio pubblico, in questi mesi senza clientela casusati dall'emergenza Coronavirus, deve comunque pagare le spese. Le bollette, ad esempio. Così ha pensato a una soluzione, anzi l'ha trovata seguendo l'esempio di altri. 

Idea

«L’idea me l’ha data un locale di Milano, li ho seguiti per qualche giorno su Fb. Usano una piattaforma, gofoundme.com che raccoglie fondi e varie campagne. Nello specifico loro chiedevano di Si tiene il 2% della raccolta e da la possibilità di far aggiornamenti in modo che la campagna funzioni. Mette in connessione le persone, c’è un feedback con i donatori. Poi da modo di spiegare come usare le donazioni, tenerle aggiornate ecc…».

Clienti affezionati

«Non ho usato il lancio sponsorizzato, ho fatto semplicemente condivisioni su whatsapp. Sono stati proprio i clienti di ogni giorno che le hanno fatto e continuano a fare donazioni. Negli anni la gente ha imparato ad apprezzarci, ci vuole e ci sta vicini. Mi scrivono anche ex compagni di università, addirittura dalle elementari per chiedermi come procede, per sostenermi. Ma chi dona è soprattutto chi viene ogni giorno». E’ come se il posto fosse anche un po’ loro. Un locale dove anche le pareti parlano di sport. Soprattutto il rugby, ma anche il calcio va tantissimo. «C’è grossa preoccupazione per il futuro, vedremo di capire come gestire secondo le indicazioni che daranno il Governo e la Regione. Bisogna capire che regole ci saranno, se saranno possibili da mettere in pratica o no viste le dimensioni del locale».

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