Un tumore e 300mila euro di multa: i sindacati da Salvini per il collega poliziotto

Un 53enne padovano lotta con un glioblastoma e si trova a fare i conti con una vicenda giudiziaria del '92. Le organizzazioni sindacali chiamano in causa il ministro dell'Interno

Un male terribile dal nome quasi impronunciabile. É il glioblastoma, raro tumore cerebrale diagnosticato tre anni fa, subito dopo il matrimonio, a un poliziotto padovano. Una vera mannaia abbattutasi sul 53enne, che deve anche fare i conti con gli strascichi di una sentenza che lo ha condannato una sanzione esorbitante per fatti che, a detta dei sindacati, non gli sono imputabili.

La vicenda

A raccontare la storia di L. sono proprio le sigle sindacali (Fsp, Sap, Siulp, Siap, Silp, Uil e Cosip) in un lettera indirizzata al ministro Salvini e al capo della polizia Gabrielli. In servizio da 34 anni, negli ultimi 27 L. ha dovuto unire all'impegno nel lavoro la costante pressione dovuta all'essere invischiato in un grave fatto di cronaca.

Il giorno maledetto

É il 31 marzo 1992 quando una pattuglia ferma un uomo nella metropolitana di Milano. Nell'identificarlo un poliziotto gli sferra all'improvviso una ginocchiata sui genitali che si risolverà poi con un'orchiectomia, cioè la rimozione di un testicolo. L. non è l'autore della ginocchiata, non è nemmeno intervenuto: era lì solo in supporto. Eppure, per il tribunale a cui la vittima a fatto ricorso, è colpevole di non aver fermato in tempo il collega. Viene processato con altri tre agenti, è condannato a otto mesi. Una sentenza inaccettabile secondo i sindacati, a cui nel marzo 2018 si è aggiunto un ulteriore tassello. Gli è stata notificata una multa di 310mila euro da pagare al ministero dell'Interno per risarcire la parte lesa. Nel frattempo la sua salute è andata incontro al dramma del tumore.

Le obiezioni

«Pur rispettando i pronunciamenti della magistratura» affermano i sindacati «concordiamo con l'avvocato di L. secondo cui la ricostruzione di quei fatti è stata travisata. Non si può colpevolizzarlo per un gesto totalmente indipendente da lui e imprevedibile. La cifra che gli viene richiesta è indice di una macchina della giustizia mostruosa. Dopo anni di spese, con uno stipendio di 1500 euro con un quinto già pignorato, la situazione è insostenibile. Senza contare che la cifra iniziale era di 41mila euro a fronte di quella che era considerata una micro invalidità (la perdita di un testicolo). L. poi deve sobbarcarsi le spese perché altri due dei quattro colleghi condannati non possono provvedere. Tutto questo è assurdo».

L'appello

Secondo i sindacati, non si può nemmeno escludere che proprio l'angoscia e la pressione legate alla vicenda giudiziaria abbiano contribuito a far ammalare il 53enne. Gli anziani genitori, ultra novantenni, non sanno della malattia: il figlio ha voluto risparmiare loro questa ennesima sofferenza. Le segreterie provinciali lanciano dunque un appello a Salvini affinché, in qualità di ministro, possa «Porre rimedio a una mostruosità del genere, un trattamento indefinibile peggiore di una condanna a morte».

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